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Diverso da chi?
di Umberto Carteni
con Antonio Catania, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Pannofino, Luca Argentero
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L'Unità, 20 marzo 2009
Harvey Milk con figlio a carico
Avviso ai naviganti molto, molto, molto ottimisti: un po’ di pazienza per la legge sulle unioni civili. Il ministro Carfagna intanto ha partorito quella sullo stalking (ma vale anche per molestatori omo?). Dico-Pacs o simili li festeggerete sfrecciando sul Ponte Reggio-Messina con un’auto alimentata ad acqua. E poi gli italiani sono abituati a fare “all’italiana”, ossia: ci ho pensato da solo perché l’ultima volta che si parlava di diritti civili in Parlamento mancava il numero legale. Dov’erano i nostri deputati, vi chiederete? Chi alla buvette a fare battutacce, qualcuno da Giolitti a leccare un gelato, una signora in bagno a sistemarsi il cilicio sotto le vesti da senatrice.
E’ così spassoso il panorama politico tratteggiato dalla scoppiettante penna di Fabio Bonifacci in DIVERSO DA CHI? che quando il film passerà in tv, del Tg tra primo e secondo tempo manco ve ne renderete conto. L’esordio ben diretto di Umberto Carteni inanella facce con cui avete confidenza: Francesco Pannofino è un tronfio sindaco di una cittadina del “profondo” nord-est che sopra muri divisori tra quartieri cerca di costruirsi la rielezione. Nel centro sinistra invece s’aggirano pericolosi portatori dei compromessi impossibili – Antonio Catania e Giuseppe Cederna – che si ritrovano per errore un candidato sindaco gay dichiarato/Luca Argentero e una vice cattolica furente/Claudia Gerini. La squadra elettorale è quindi un misto tra il collettivo camp di “Milk” e le macchinette cattoliche che vanno per citazioni di De Gasperi. Qualcosa di molto vicino all’allegra utopia che ha portato Niki Vendola alla presidenza della Puglia (e ancora ci si chiede come sia potuto accadere). I trailer non vi nascondono che la coppia borghese e monogama Argentero-Filippo Nigro (che ricevono ruoli gay a pioggia) traballa quando il primo finisce a letto con la papessa Gerini, che subisce una sorta di mutazione alla Pivetti sulla via Mediaset.
Tutti contenti alla Cattleya-Universal - nuova coppia produttiva di fatto del panorama cinematografico italiano - che il film non abbia offeso i Grillini e Mancuso di turno, sennò erano rogne. Il rischio era remoto: la sceneggiatura di Bonifacci diverte con leggerezza e un minimo di contesto, Luca Argentero sorriso assassino e Filippo Nigro riempiono bene i ruoli e fanno fare bella figura alla categoria (maschi professionisti, curati, sensibili), Claudia Gerini un ruolo dopo l’altro si scopre la vera mattatrice della sophisticated comedy all’italiana di nuova generazione. Luca Argentero sarebbe invece il golden boy di questo nuovo filone tutto da scoprire, uno dei pochi personaggi televisivi che sarebbe ingiusto rimandare al mittente.
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 3 aprile 2009
Luca Argentero gay senza folklorismi
Divertente satira omopolitica in città mitteleuropea del profondo Nord dove un gay gentile viene candidato sindaco scontrandosi con bacchettona estremista di centro. La coalizione produrrà effetti sessuali e il ragazzo farà un peccatuccio etero prima di tornare dal compagno, vittima fedele: finirà in ménage a quattro. Luca era gay e continua a esserlo in un film che pare la cosa italiana più vicina alla commedia sofisticata in cui si ironizza leggeri, stile happy hour, sul partito democratico e le sue derive centrodestra. A Umberto Carteni interessa il discorso sui Dico (tempi biblici, in Italia) e sulla tolleranza. Un deb felice grazie anche al trio d' attori in gran forma, padroni del difficile genere brillante: Argentero senza folklorismi, la Gerini di fuoco, il bravo Nigro cui spetta ruolo casalingo. voto 7
Maurizio Porro
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Il Mattino, 21 marzo 2009
Un triangolo tra gay e politica
Mentre in Italia il dibattito sulle coppie di fatto e i matrimoni gay si è spostato negli ultimi tempi sul terreno etico e genetico, complice la canzone sanremese di Povia («Luca era gay») e su quello mediatico-politico-spettacolare (la candidatura di un trans alle prossime elezioni per cui ora anche la destra avrà il suo Luxuria), la commedia «Diverso da chi?» dell'esordiente Umberto Carteni ipotizza una terza via di convivenza e coesistenza tra omo e eterosessuali. Insomma, se nel Paese reale il confronto serio sull'argomento ristagna limitandosi agli exploit di qualche clamoroso outing, a una canzonetta che ha ridato fiato agli italiani provinciali o a tutto ciò che fa audience, tendenza e politicamente corretto, la fiction si dimostra più audace, fantasiosa e problematicamente moderna. A riproporre un tema sempre scottante e attuale è l'insolito triangolo erotico-politico formato da Piero, il fidanzato Remo e la bella Adele. Nell'imminenza delle elezioni comunali di una indefinita città del profondo Nord (il film è stato girato a Trieste), Piero, un brillante trentacinquenne, gay, militante impegnato nelle battaglie per il diritto alla diversità e alla libertà sessuale, vince le primarie del centrosinistra diventando il candidato sindaco. Difronte ai pregiudizi degli avversari, pronti a speculare, e allo sgomento del partito, gli viene affiancata Adele, una moderata soprannominata «la furia centrista», espressione dei valori tradizionali e contraria persino al divorzio. L'inizio della campagna elettorale è disastroso perché i due candidati litigano su tutto, finché spinto da Remo, Piero comincia a corteggiare politicamente Adele per trovare un accordo. La situazione però sfugge di mano: i due vengono travolti da un'imprevedibile e irresistibile attrazione, il «gay duro e puro» e la «moderata di ferro» vivono una relazione segreta che va contro i loro valori e le loro identità, e della loro storia proibita devono dar conto soprattutto agli elettori. Remo naturalmente, geloso e deluso, si sente escluso e scaricato, ma quando Adele resta incinta scatta in lui la voglia di paternità e i tre in qualche modo trovano un compromesso per salvare l'amore. Luca Argentero, Claudia Gerini e Filippo Nigro cementano il triangolo con disinvoltura e misura in un film che non rischia più di tanto nel problematico innesto del paradosso di un gay (doppiamente diverso) nella tradizione della commedia all'italiana. Occhio al grande doppiatore Francesco Pannofino nel ruolo del candidato del centrodestra.
Alberto Castellano
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Corriere della Sera, 20 marzo 2009
Gay e politica: sembra Capra
L' «outing» di un consigliere comunale ricorda quello di Nicky Vendola
Il suo nome nelle graduatorie dei grandi cineasti in tempi di tarantinismo acuto non figura più, ma mezzo secolo fa l' oriundo siculo Frank Capra (quando lo conobbi ilare e nanesco a un party in casa di Sergio Leone) era ancora un mito. Procuratevi un dvd di film come L' eterna illusione o Mr. Smith va a Washington e capirete perché: la sua arte di mescolare umorismo e politica, sex appeal e ironia rimane insuperata. A tale modello hollywoodiano (consapevoli o meno) sembrano ispirati gli autori di Diverso da chi?: il produttore Riccardo Tozzi, lo sceneggiatore Fabio Bonifacci e il regista esordiente Umberto Carteni. Prima di essere una commedia sui «diversi» il prodotto del loro sforzo congiunto è davvero un film che potrebbe indicare una strada diversa (meno generica, nuovamente intrisa di realtà) alla commedia italiana. Premetto che evito quando posso di affrontare per iscritto l' argomento dell' omosessualità. Sul quale bisogna esprimersi in bilancia, come Amleto con il Becchino: se ne parli con simpatia protestano i benpensanti, se affiora una sfumatura meno consenziente insorgono i membri di un' altra parrocchia. Qualsiasi cosa, non va mai bene. Ciò nonostante mi azzardo ad affermare che la coppia costituita dal prestante Luca Argentero e dal più incisivo Filippo Nigro, fin dal bacio che li avvince nella prima scena a conclusione di una gara di canottaggio, non provoca scandalo: da perfetti concubini, lui e lui si fanno rispettare come due brave persone che si fanno i fatti loro. Il golfo su cui si allenano a remare è quello incantevole di Trieste, città riconoscibilissima e innominata; e plausibile cornice anche allo sviluppo della vicenda, quando la reazione locale (che spesso si tinge, purtroppo anche in cronaca, del più becero veterofascismo) accoglie la candidatura di un gay come sindaco con un elegante manifesto: «Culattoni no grazie». Argentero è entrato in consiglio comunale per difendere pubblicamente il diritto degli omosessuali uomini e donne con pieno sostegno dell' amico Nigro di professione gastronomo. L' «outing», che ricorda quello di Nicky Vendola molto più a sud dello stesso mare, ha una risonanza imprevedibile e il nostro eroe si ritrova a un passo dall' indossare la fascia tricolore. Lo seguono trepidanti, pronti a tradirlo o a sfruttarne un eventuale successo, i cacciatori di voti Antonio Catania e Giuseppe Cederna che, grazie all' intonatissimo duetto dei due bravi attori, sembrano proprio il Gatto e la Volpe. Le cose sono meno chiare sul fronte della vezzosa candidata vicesindaco Claudia Gerini, bacchettona, fanatica della famiglia anche se personalmente divorziata: tra lei e Luca da subito non corre buon sangue. Prevale tuttavia la disciplina di partito (una trasparente Unione Democratica) e la più approfondita conoscenza reciproca, tra shopping di intimissimi e confidenze a cuore aperto, porta a ciò che si prevede solo guardandoli: giovani, prestanti, fatti l' uno per l' altra. Insomma quella proposta agli elettori come La coppia perfetta diventa presto troppo perfetta con il rischio di deludere e stornare soprattutto l' elettorato progressista. Non svelerò niente del seguito, come dovrebbe essere buona usanza nella recensioni, ma posso garantire che pur con qualche momento in cui la commedia si incarta un po' su se stessa, c' è da divertirsi. E da ammirare una volta di più, e meglio che altrove, il talento della Gerini, capace di brillare di luce propria almeno in un paio di scene da antologia. Quando le scappa un bacetto al compagno di «ticket», che pur seguito da approcci più consistenti le mette addosso la paura di chi avendo agito d' istinto non ha valutato le conseguenze. O quando è scoperta seminuda in casa della coppia omosex dal poveretto che sta diventando il terzo incomodo. Vogliamo ipotizzare che dall' alto dell' olimpo filmico Capra sorride e approva?
Tullio Kezich
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