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Disastro a Hollywood
Disastro a Hollywooddi Barry Levinson
con Robert De Niro, Sean Penn, Bruce Willis, John Turturro, Robin Wright Penn, Stanley Tucci
 
Corriere della Sera, 24 aprile 2009

L'isterico De Niro rischia il flop

Barry Levinson, lui sì che se ne intende di show business. Dopo aver puntato il dito contro la tv bacata e virtuale di Sesso e potere eccolo a raccontarci in diretta i peccati più mortali che veniali della nuova Hollywood gestita dal marketing e dalla finanza, dove l'arte del cinema è ormai diventata la cifra da box office. Robert De Niro è un isterico produttore alle soglie di un flop che deve gestire la sua privacy a pezzi, convincere il regista ambizioso ad allinearsi per andare a Cannes e placare i capricci della barba talebana di Bruce Willis nel ruolo di se stesso. Un cast eccellente, una tiro a segno dove alcuni bersagli sono scontati ma che vale nell'insieme come testimonianza della decadenza, dimostrando come quando e perché il sogno americano è diventato un incubo.

VOTO: 7
Maurizio Porro

 
Il Giornale, 17 aprile 2009

Guai per De Niro produttore in declino

Si dice: «Il cinema è uno sporco mestiere, ma qualcuno deve pur farlo». Di questo autocompiacimento è l’esempio Disastro a Hollywood (What Just Happened?, cioè Che è successo ora?) di Barry Levinson, tratto dal romanzo omonimo di Art Linson, il produttore di Heat e Fight Club. Posto in chiusura dell’ultimo Festival di Cannes, insomma nascosto per quanto era possibile, il film aveva subito insospettito, perché non si nasconde volentieri un film con De Niro e Bruce Willis. E infatti, nella vicenda di un produttore alle prese con guai professionali e familiari, quasi tutto è già visto.
voto: 5

MC

 
Il Messaggero, 17 aprile 2009

Hollywood, disastro tutto da ridere

Al produttore esecutivo hollywoodiano Art Linson dobbiamo la strenua difesa del “final cut” di Fight Club e la realizzazione di Into the Wild. Linson non è uno alla Tim Robbins de I protagonisti. Lui sa chi ha diretto Ladri di biciclette. Magari l’ha pure visto. A lui dobbiamo anche What’s just happened, esilarante libretto su ricordi professionali legati alla Mecca del cinema. Barry Levinson ne ha tratto un film meno divertente della fonte letteraria in cui Robert De Niro è un produttore con qualche problema: deve convincere Bruce Willis a tagliarsi un’assurda barba da rabbino per fare un film d’azione, lottare con un regista inglese che non vuole uccidere un cane alla fine di un film, e convincersi che la sua ex moglie può frequentare altri uomini. Levinson e De Niro ancora insieme dopo il magistrale Sesso & potere non fanno quelle faville ma Disastro a Hollywood piacerà comunque a chi cerca satire sul mondo del cinema. Bruce Willis fa molto ridere. Volete sapere chi era davvero la star sovrappeso che non si voleva tagliare una stranissima barba? Alec Baldwin. Il film? L’urlo dell'odio. Vinse Baldwin. Produttore? Un trafelato Art Linson.

Francesco Alò

 
Il Mattino, 18 aprile 2009

De Niro a Hollywood Babilonia

«Disastro a Hollywood» è una commedia senza troppe pretese il cui jolly consiste nel fatto che ambisce a riflettere il peggio del proprio habitat. In effetti il regista la usa per raccontare la masochistica vita dell'odierno tycoon e l'annesso luna park della fabbrica dei sogni: un tornado d'avidità, illusioni, follie, imbrogli, cinismi e ricatti. L'handicap del film è quello di rischiare l'impietoso confronto con i classici da cineteca firmati Wilder, Altman, Edwards ecc. Tuttavia il pubblico non ferrato in cinefilia può anche spassarsela senza complessi di colpa, non fosse altro perché il teatrino è animato da maschere di prim'ordine... Ecco, dunque, il De Niro più calibrato (ma non meno imbolsito) degli ultimi tempi nella parte del produttore alle prese con un pessimo film appena editato e un altro non ancora girato. La sua sarà una settimana d'inferno perché il regista del primo, Michael Wincott, è un cocainomane pazzo, mentre la star del secondo, Bruce Willis, un narcisista esaltato; inoltre, deve duellare con la funzionaria Catherine Keener, l'agente John Turturro e lo sceneggiatore Stanley Tucci. Le gag sono acide e pertinenti, grazie al fatto che provengono da un libro-verità dello sceneggiatore Art Linson e contano sull'amichevole predisposizione all'autosarcasmo di mostri sacri come Sean Penn.

Valerio Caprara

 
L'Espresso, 3 aprile 2009

Hollywood 1929-2009

'Disastro a Hollywood' racconta la frenetica vita nella Mecca del cinema con spietato cinismo. Risate assicurate ed un cast d'eccezione: Robert De Niro, Bruce Willis, Sean Penn e John Turturro

L'altra crisi, la Grande Depressione dal 1929 in poi, per Hollywood fu un momento meraviglioso di sviluppo industriale e commerciale. Era già in piena ristrutturazione da un paio d'anni, per via dell'introduzione del sonoro, pronta ai mutamenti: la crisi portò alla creazione di sette grandi società produttrici principali, le Majors; a una miriade di aziende più piccole e dinamiche; all'integrazione verticale produzione-distribuzione-esercizio; a un rinnovato paradigma dei generi (con in più commedia sofisticata e musical). Tutto questo le permise di diventare dominatrice dei mercati mondiali.

Nei radiosi anni Trenta, Hollywood disponeva delle star più affascinanti (Greta Garbo, Jean Harlow, Louise Brooks, Mae West), dei registi irresistibili (Ford, Hawk, Capra), degli immigrati inimitabili (Chaplin, Lubitsch, Lang, Hitchcock). Nessuno lo ha mai detto ufficialmente, però molti credevano di sapere che Roosevelt facesse avere ai produttori sussidi sostanziosi da investire nei film.

Il presidente americano era convinto che il cinema potesse tenere su l'umore della nazione, e aveva ragione: Hollywood non ebbe mai più un simile successo, l'abitudine di frequentare i cinema non fu mai tanto radicata. Adesso, nella crisi attuale, tutto è differente: Hollywood continua a lavorare perché le reti tv internazionali debbono venir nutrite, ma si moltiplicano fallimenti, licenziamenti, ultimatum dei finanziatori che stanno a Wall Street e che di cinema o di spettatori capiscono nulla.

'Disastro a Hollywood' di Barry Levinson, un regista più bislacco che davvero bravo, è un esempio: ritrae ora l'ex dorato mondo del cinema, con De Niro produttore che cerca di salvarsi la carriera, con Sean Penn star acclamata, con Bruce Willis sfrontato attore ciccione, con John Turturro agente stressato. Una realtà cinica, piena di paure, raccontata senza pietà: certo nessuno si salverà, anche se tutti ridono.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011