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Diario di uno scandalo
Diario di un scandalodi Richard Eyre
con Judi Dench, Cate Blanchett, Andrew Simpson
 
L'Espresso, 23 febbraio 2007
Passioni, sesso e ricatti

Il film Diario di uno scandalo è un'opera sensibile e morbosa, ipocrita e ben fatta. Dove i personaggi sono p<osseduti dalla smania di dominare uno sull'altro

Con i gay maschi non succede più: ora quasi nessuno metterebbe in un film (forse neppure in una farsa) un omosessuale sculettante, civettuolo. Con le femmine invece capita ancora di usare uno stereotipo, una marionetta: in 'Diario di uno scandalo' di Richard Eyre, la meravigliosa Judi Dench (capelli mozzi, giacche virili, scarpe basse, calze spesse, gatto adorato, passo militare) è mascherata in modo da far pensare che sia lesbica, senza però dirlo con una parola né con un gesto (soltanto fa scorrere un dito all'interno dell'avambraccio dell'altra: troppo poco).

Judi Dench è un'insegnante anziana, sola, un'aspirante amica-dominatrice, prepotente e possessiva. Quando nella sgangherata scuola inglese arriva l'insegnante d'arte quarantenne carina, fantasiosa e aristocratica Cate Blanchett, lei vuole impadronirsene e quasi ci riesce. Ma Cate Blanchett, bravissima, è posseduta da un'altra passione: ha una relazione carnale con uno studente popolano di 15 anni (delle loro strette si vede pressoché nulla).

In un momento di stizza la collega la denuncia, facendo scoppiare lo scandalo: preside, polizia, famiglia lacerata, odio della figlia adolescente, assedio dei media, ospitalità presso l' amica. Nel romanzo di Zöe Heller (Bompiani) da cui il film è tratto, l'anziana vince e si impadronisce dell'altra; nel film ciascuna torna sola a casa sua, non si vedranno mai più.

Un buon film inglese, sensibile e morboso, ipocrita e ben fatto. Sarebbe ovvio se i sentimenti non si condensassero in una pulsione più contemporanea dell'amore: la dominazione, il possesso. Judi Dench domina la collega con il ricatto, Cate Blanchett domina il ragazzo con l'autorità divenuta intimità, il ragazzo domina lei con il sesso.

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