E' ancora in fase di rodaggio lo spettacolo, dedicato al geniale inventore dei Ballets Russes, che ha debuttato martedì al Nazionale. Molto, si spera, potrà migliorare col procedere delle repliche. Ma alcune cose hanno convinto subito e val la pena ricordarle.
Ha funzionato - ed era un punto di passaggio particolarmente difficile - la scena della seduzione fra Diaghilev e il sedicenne Nijinskij: grazie alla bravura di un artista sensibile come Vladimir Vassiliev, alla già ben temperata sensibilità di un giovanissimo come Valerio Lunadei e a una coreografia, di Luc Bouy, calibratissima.
Ha funzionato, egregiamente, il Fauno di Alessandro Molin e l'ideale passaggio fra il Nijinskij-pazzo di Vassiliev e il suo doppio, il Fauno-Molin. Anche qui son entrate in risonanza due simili sensibilità artistiche, con esito felice. Elettrizzante l'Apollo di Giuseppe Picone (nel'interpretazione un po' più dionisiaco che apollineo) e favolosi i costumi originali, con cuffietta, delle Muse.
Diverse altre cose non hanno funzionato. Peccato.
Donatella Bertozzi