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Desiderio
regia: Valeska Grisebach
con Andreas Muller, Ilka Welz, Anett Dornbusch, Erika Lemke
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Il Tempo, 30 giugno 2007
Un tradimento alla tedesca che riesce a stupire
Un film tedesco sull’amore. Visto però da una angolazione curiosa anche se il punto di partenza, un marito con una amante, è di certo fra i più consueti. Cominciamo con il marito. Si chiama Markus, ha amato Ella fin da bambina, poi l’ha sposata, adesso non può vivere senza di lei. Ma un giorno, durante una esercitazione lontano dal paesino in cui vive (è pompiere), incontra Rose e, un po’ ubriaco, dopo una festa, passa una notte con lei, innamorandosene subito. Ma ama anche la moglie e sulle prime cerca di non distaccarsi né dall’una né dall’altra. Ella però scopre tutto e lo lascia. Disperazione di Markus. la conclusione, tragica a metà, si incaricherà di raccontarcela (quasi come un coro greco...), un gruppo di ragazze e di ragazzi che ne discorrono tra loro, con distacco... La storia l’ha scritta e poi rappresentata una regista di Brema, Valeska Grisebach, arrivata qui al suo secondo film (il primo, «Mein Stern», inedito in Italia, ha ottenuto premi a questo e a quel festival). Lo spunto, certamente non nuovo, è riuscita a rinnovarlo narrativamente in due modi: mettendo bene in risalto che il protagonista ama fortemente la moglie e, dopo, con la stessa intensità, l'amante, quasi a non far mai accettare l’idea di un adulterio, quindi dipanando questo intreccio sulla base di un testo (e poi della sua regia) che privilegia le ellissi, i toni sospesi, le situazioni, a lungo tenute, che si vietano le indicazioni esplicite: quasi a voler chiedere allo spettatore di intuire da solo i sentimenti e le reazioni cui a poco a poco soggiace il protagonista, proposto intenzionalmente dal di fuori, senza far mai indagini psicologiche dirette. Certo è un merito, narrativo e stilistico, perché quella situazione tante volte incontrata su uno schermo, riesce poi a svolgersi di fronte a noi quasi soltanto di riflesso, chiedendo che, anziché comprenderla apertamente, ci si limiti a interpretarla, anche quando tutti i suoi termini sembrano chiariti. Però il non detto, l’alluso e, in più momenti, anche l’ellittico, rischiano di rasentare l’inespresso, lasciando che, nella esposizione, si aprano dei vuoti cui, alla fine, tenta invano di porre riparo quel commento corale che, con un’autentica frattura di gusto, pensa di tirare le somme di tutto. L’esperimento, tuttavia, specie là dove, giova ripeterlo, riesce a suggerire risvolti insoliti un tema da cui non ci si attendeva più niente di nuovo. I tre interpreti sono dei non professionisti, Aggiungono verità all’insieme.
Gian Luigi Rondi
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La Repubblica, 29 giugno 2007
L'opera seconda della regista Valiska Grisebach
conferma la vivacità della nouvelle vague tedesca
Il "Desiderio" di Markus fra salvataggi e tradimenti
Il film inizia con il salvataggio di qualcuno che probabilmente non voleva essere salvato, e finisce con un gesto drammatico di chi era stato artefice del salvataggio iniziale: una persona che, al contrario, di motivi per vivere e desiderare (il titolo del film è Desiderio e in definitiva si propone anche come uno studio su questa pulsione) ne aveva troppi.
È corretto dire che non vi accingete (nel caso abbiate accettato questo invito) a vedere un film che dispensa buonumore e spensieratezza. Ma questa opera seconda della quasi quarantenne regista di Brema Valeska Grisebach vale davvero. E conferma una nouvelle vague tedesca di sorprendente vivacità.
Protagonisti un uomo e due donne sui trent'anni. Markus fa il fabbro ma anche il pompiere volontario e vive felicemente sposato con Ella, amandosi i due teneramente fin da bambini, in un paesetto che non è proprio un contorno esaltante alla loro semplice, infantile, esibita felicità.
Quando Markus nella sua qualità di pompiere si assenta per trascorrere un periodo di formazione in un altro paese, conosce Rose, ne diviene amante e intreccia con lei un'appassionata relazione clandestina. Senza dimenticare l'amore per la moglie. Il piccolo prodigio è di riuscire a tenere e comunicare una continua e forte tensione narrativa ma anche morale nella totale mancanza di appeal: laddove cioè non succede quasi nulla, si parla pochissimo, e onestamente i tre protagonisti sono anche bruttini.
Paolo D’Agostini
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