Morde ma non abbaia
Chiariamo subito una cosa: Denti parla
di denti, naturalmente. Ma non è la bocca, di una donna,
ad ospitarli.
Mitchell Lichtenstein – che nel '93 in Banchetti di
nozze fu antesignano per Ang Lee della sua prima coppia gay
(ma non tormentata) con Winston Chao – debutta a cinquant'anni
alla regia con una commedia nerissima (o tragedia quasi comica)
e qualche spruzzata gore.
Un film presentato al Sundance (con premio alla protagonista)
che per l'argomento quanto meno pruriginoso è stata
un'operazione coraggiosa (e abbastanza riuscita). In una piccola
cittadina americana con una centrale nucleare che troneggia
all'orizzonte (avrà qualche colpa?), Dawn (Jess Weixler) è una
liceale con tanta paura del sesso che fa l'attivista più o
meno convinta in un gruppo che predica l'astinenza fino al
matrimonio.
Ma la confusione è grande sotto il suo cielo. C'è qualcosa
che non la convince nella sua vagina e i programmi di educazione
sessuale della scuola fanno il resto, con un grosso adesivo
censuratore proprio sulla figura dell'organo femminile.
Le inquietudini continuano a casa, con una madre malata, un
padre risposato e un fratellastro metallaro e violento che
da sempre sogna di stare con lei. Il sesso quindi l'assedia
e la turba.
La situazione precipita quando il pur paziente fidanzato,
convinto a seguirla sulla via dell'astinenza, sbrocca e urla: «Non
ce la faccio più, non mi masturbo da Pasqua» mentre
tenta di violentarla. E' in quel momento che Dawn scopre ciò che
forse la terrorizzava inconsciamente: in mezzo alle gambe ha
una prodigiosa e terribile ghigliottina vorace, quella che
si chiama una "vagina dentata".
Due le possibilità: sentirsi un mostro, un freak, uno
scherzo della natura oppure servirsene per la sua personale
battaglia.
In natura non esiste una circostanza del genere. O meglio
nessun caso è mai stato documentato (se non per qualche
cisti contenente denti, capelli o altra materia che ha a che
fare con la maternità).
Però la mitologia e il maschilismo hanno tramandato
decine di immagini di donna con questi attributi o simili mostruosità.
Passando dall'ammonimento alla denigrazione fino alla demonizzazione.
Lichtenstein vorrebbe ribaltare lo stereotipo, giustificando
ogni castrazione di Dawn e buttandoci dentro chiari attacchi
a certi estremismi dei suoi concittadini, che passano dal moralismo
al bombardamento mediatico di stampo sessuale senza una via
di mezzo per lo meno consapevole.
Ma questa è una sottotraccia di un mistery gore che
ha i suoi momenti efficaci e tenta di impressionare laddove
quasi tutto ormai è stato tentato.
Pasquale Colizzi