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Denti
Dentidi Mitchell Lichtenstein
con Jess Weixler, Hale Appleman, Paul Galvan, Julia Garro, John Hensley, Trent Moore
 
L'Unità, 24 luglio 2008

Morde ma non abbaia

Chiariamo subito una cosa: Denti parla di denti, naturalmente. Ma non è la bocca, di una donna, ad ospitarli.

Mitchell Lichtenstein – che nel '93 in Banchetti di nozze fu antesignano per Ang Lee della sua prima coppia gay (ma non tormentata) con Winston Chao – debutta a cinquant'anni alla regia con una commedia nerissima (o tragedia quasi comica) e qualche spruzzata gore.

Un film presentato al Sundance (con premio alla protagonista) che per l'argomento quanto meno pruriginoso è stata un'operazione coraggiosa (e abbastanza riuscita). In una piccola cittadina americana con una centrale nucleare che troneggia all'orizzonte (avrà qualche colpa?), Dawn (Jess Weixler) è una liceale con tanta paura del sesso che fa l'attivista più o meno convinta in un gruppo che predica l'astinenza fino al matrimonio.

Ma la confusione è grande sotto il suo cielo. C'è qualcosa che non la convince nella sua vagina e i programmi di educazione sessuale della scuola fanno il resto, con un grosso adesivo censuratore proprio sulla figura dell'organo femminile.

Le inquietudini continuano a casa, con una madre malata, un padre risposato e un fratellastro metallaro e violento che da sempre sogna di stare con lei. Il sesso quindi l'assedia e la turba.

La situazione precipita quando il pur paziente fidanzato, convinto a seguirla sulla via dell'astinenza, sbrocca e urla: «Non ce la faccio più, non mi masturbo da Pasqua» mentre tenta di violentarla. E' in quel momento che Dawn scopre ciò che forse la terrorizzava inconsciamente: in mezzo alle gambe ha una prodigiosa e terribile ghigliottina vorace, quella che si chiama una "vagina dentata".

Due le possibilità: sentirsi un mostro, un freak, uno scherzo della natura oppure servirsene per la sua personale battaglia.

In natura non esiste una circostanza del genere. O meglio nessun caso è mai stato documentato (se non per qualche cisti contenente denti, capelli o altra materia che ha a che fare con la maternità).

Però la mitologia e il maschilismo hanno tramandato decine di immagini di donna con questi attributi o simili mostruosità. Passando dall'ammonimento alla denigrazione fino alla demonizzazione.

Lichtenstein vorrebbe ribaltare lo stereotipo, giustificando ogni castrazione di Dawn e buttandoci dentro chiari attacchi a certi estremismi dei suoi concittadini, che passano dal moralismo al bombardamento mediatico di stampo sessuale senza una via di mezzo per lo meno consapevole.
Ma questa è una sottotraccia di un mistery gore che ha i suoi momenti efficaci e tenta di impressionare laddove quasi tutto ormai è stato tentato.

Pasquale Colizzi

 
Il Messaggero, 22 agosto 2008

"Denti", cronaca di un'evirazione annunciata

Una biondina dall'aspetto verginale che cresce alla meglio in un'anonima cittadina di provincia fra le ciminiere di una centrale nucleare e le sedute di un gruppo studentesco che predica la castità, scopre di avere fra le gambe un "dono" tanto terribile quanto a suo modo utile: una insospettabile, inflessibile, inesorabile vagina dentata.
Premiato al Sundance per l'interpretazione della giovane Jess Weixler, il curioso Denti è molte cose insieme. È il primo film da regista di Mitchell Lichtenstein, attore di secondo piano e figlio del celebre artista pop Roy Lichtenstein. È una commedia satirica. È un teen movie virato in horror. È un omaggio alla fantascienza ingenua anni 50. È una presa in giro della sessuofobia e del neopuritanesimo made in Usa. Ma è anche, malgrado le apparenze, un film più puritano che davvero scandaloso.
Convinto (chissà perché) adano "spogliate del superfluo", Lichtenstein prende infatti le mosse da uno dei temi più frequentati da cinema, fumetto e narrativa pop: la paura della castrazione, che può sfociare in paura della donna tout court, con tutto il suo corteo di maschere e fantasmi. Solo che, come accade a volte con i miti, quelle maschere erano molto più interessanti (e divertenti) della fobia che nascondevano. E una volta messo a nudo questo sesso dentato si rivela non proprio prodigo di sorprese.
Cosa volete che faccia una bambina con la vagina dentata se non azzannare il fratellastro intraprendente nella piscinetta in giardino? Come pensate che reagisca un'adolescente casta e innamorata (ma "armata") quando il suo boy friend decide di non poter più aspettare e le salta addosso famelico? Cosa può aspettarsi dalla sua paziente il ginecologo ignaro e molesto?
In mani più fantasiose ed estreme, il soggetto avrebbe potuto fare scintille. Ma Lichtenstein non è Cronenberg e nemmeno John Waters. E anche se flirta con i colori pastello e le ambientazioni idilliache dei teen movie americani, anche se a ogni scena di sesso ci si chiede fino a che punto avrà il coraggio di spingersi, questa ronde di evirazioni annunciate (il sesso senza amore è puntualmente castigato) colpisce per ciò che rivela dell'America profonda (l'adesivo che copre le immagini del sesso femminile sui manuali di educazione sessuale non è un'invenzione), ma non prende mai davvero il volo.
Anche le metafore possono mordere. Ma è meglio se i denti non si vedono troppo.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011