Testata

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog


 

 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
  prosa          
             
 
             
             
  ricerca per locandina
  A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
  ricerca per titolo      
             
             
   
 

Delirio n.1 il biancoDelirio n.1 il bianco

da Alda Merini
scritto, diretto e interpretato da Elena Fanucci
Roma, Sala Argento, Teatro dei Documenti, dal 20 al 30 settembre 2007

   
 
Il Messaggero, 29 settembre 2007

Alda Merini è poeta "da dentro", una Pizia a piede libero che va divinando tra fumi e vapori, ispirata dal dio. La sua scrittura sconnessa e chiaroveggente si applica, con uguale efficacia, ai versi e alla prosa, prodiga di lampi, sprazzi, tuoni, saette, ma anche di sconfinati abbandoni nutriti di tenerezza.
Delirio n. 1 Il Bianco è un monologo che l'attrice e regista Elena Fanucci ha tratto, per interpretarlo con sapiente partecipazione, dai testi di Alda. La performance che ne deriva è in scena, ancora per oggi e domani, al Teatro di Documenti di via Nicola Zabaglia, incantevole spazio "scavato" nel cuore di Testaccio da Luciano Damiani, lo scenografo recentemente scomparso. Nel maggio 2005, lo stesso spettacolo aveva trovato collocazione, con successo, sempre ai Documenti, raccontando al pubblico, attraverso una pioggia di metafore lancinanti, il calvario della Pizia che ascende al suo Golgota: l'alienazione mentale. La Fanucci attinge ai materiali dolorosi e bellissimi in cui la Merini versa la cronaca della propria permanenza in manicomio, l'esasperato ritratto dei medici, visti come cattivi fantasmi o come diavoli maliziosi, la voracità erotica mai sazia, lo smarrimento dei folli, o presunti tali, alle prese con la segregazione "terapeutica". Alda "la pazza" trova ragione e onore, nella pièce. Il suo fervore non viene mai tradito, la valenza testimoniale del suo esistere e il suo scrivere infiammato svettano sopra il turpiloquio e lo trasformano in profumo. Il colore bianco accoglie e pervade la scena: è il candore dei camici dei dottori e degli infermieri, delle pareti degli ospedali, delle testiere dei letti di contenzione, della neve e dei fiori di melo che piovono ondeggiando sugli umani, onda uniformante e all'apparenza priva di pietà in cui la protagonista, che pure non potrebbe farne a meno, lotta per non annegare.

Rita Sala

     
 
© Sipario 2011