Pasticcio pop
Decameron Pie è una rivisitazione modernizzata dell'opera di Boccaccio. Girato tra Siena e S.Gimignano e collocato in un'epoca imprecisata, è uno dei peggiori film della stagione
Uno strano trio e strane idee sovrintendono a 'Decameron Pie' di David Leland ('pie' vuol dire pizza, torta ripiena). Il terzetto dei produttori è formato dall'ultraottantenne Dino De Laurentiis (uso a produrre bei successi oppure flop rovinosi), la sua moglie americana Martha e lo stilista Roberto Cavalli al suo debutto nel cinema, che ha fatto anche i costumi insieme con la moglie Eva. Le idee sono che Boccaccio sarà tanto bravo, che il Decamerone sarà tanto famoso, ma che all'opera occorre dare una botta di novità "in modo moderno" che piaccia ai giovani e giovanili americani.
Quindi alterare le date collocando le avventure non nel Trecento, ma in un tempo indefinito tra il XIV e il XVI secolo così da "non rendersi schiavi dell'autenticità di un'epoca precisa", non girare a Firenze, "scomoda", ma a San Gimignano e a Siena. Risultato (oltre che un omaggio all'incultura che non sceglie una particolare chiave di lettura, ma semplicemente viola l'opera)? Un pastrocchio con la protagonista travestita da figlia dei fiori di High Ashbury che saltella continuamente, con molte corse a piedi e a cavallo per dare movimento, con bacetti, sfacciataggini, voglie, nudi che dovrebbero esprimere la vorace sensualità della giovinezza.
Che si tratti d'uno dei peggiori film visti ultimamente dovrebbe forse correggere i produttori (il regista è già un cinico mestierante inglese): ma non è detto.
Lietta Tornabuoni