Corman è un genio
i suoi epigoni no
C'era una volta Roger Corman. Anche se il geniale produttore Usa è ancora attivo, era negli anni '70 che faceva furore con filmetti geniali come Anno 2000, la corsa della morte diretto dal compianto Paul Bartel. A 33 anni di distanza ecco il remake coatto firmato Paul W. Anderson, il regista inglese di Resident Evil e del sottovalutato Alien vs. Predator. Un gruppo di carcerati si scontra in corse automobilistiche "mozzatutto" in cui l'importante non è partecipare ma sopravvivere e uccidere il prossimo. Il più duro dei duri è il vedovo Jensen Ames (Jason Statham, stavolta deludente), che verrà costretto dalla sadica direttrice della prigione (la sofisticata Joan Allen: ma che ci fa qui?) a gareggiare con la sua Mustang V8 Fastback per riottenere la libertà. Cambia tutto rispetto al 1975. Nomi, trama e tono. Il film prodotto da Corman era povero (le macchine erano un trionfo kitsch), provocatorio (si correva uccidendo in libertà per tutti gli Stati Uniti e non solo tra i confini di una prigione), intelligente e spiritoso. Questo è ricco, blando, stupido e serioso. La differenza tra il cinema anarchico e pericoloso di ieri e quello politicamente corretto e ipocrita di oggi. Corman si farà due risate: una all'incasso dell'assegno dei diritti e una alla fine del film.
Francesco Alò