La Shoah al cinema? Proviamo a teatro
Un regista incaricato di allestire uno spettacolo teatrale riguardante la Shoah chiama una collega che vive a Parigi dove ha filmato una reduce dai campi di sterminio. Insieme fronteggeranno uno dei massimi problemi estetici del '900 risollevato recentemente da Simone Weil, critica nei confronti del Benigni de La vita è bella: si può rappresentare l'Olocausto? E se sì, come? Il regista Abele (Vitaliano Trevisan) pensa di raggiungere la verità attraverso la negazione del coinvolgimento della rappresentazione classica, mentre Clara (Galatea Ranzi) non vuole privarsi l'emozione intima, riuscendo a collegare il suo lavoro alla ricerca di un padre che prende corpo più del loro spettacolo. Ancora un piccolo, fiero, film italiano sull'eterno dramma d'amore tra arte, vita, teatro e cinema dopo L'ultimo Pulcinella di Scaparro. Dall'altra parte del mare di Jean Sarto (nome d'arte di Gianluca Sartoretto, anche distributore e produttore con la Caro Film) mescola i linguaggi, crea contrasti troppo teatrali (sembra che Abele e Clara recitino il loro conflitto) e si lascia andare a qualche datato vezzo metacinematografico quando fa discutere gli attori del film sul film. Ma c'è personalità.
Francesco Alò