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Dall'altra parte del mare
Dante 01di Jean Sarto
con Galatea Ranzi, Vitaliano Trevisan, Fulvio Falzarano, Gordana De Santis, Viviana Di Bert
 
Il Messaggero, 3 aprile 2009

La Shoah al cinema? Proviamo a teatro

Un regista incaricato di allestire uno spettacolo teatrale riguardante la Shoah chiama una collega che vive a Parigi dove ha filmato una reduce dai campi di sterminio. Insieme fronteggeranno uno dei massimi problemi estetici del '900 risollevato recentemente da Simone Weil, critica nei confronti del Benigni de La vita è bella: si può rappresentare l'Olocausto? E se sì, come? Il regista Abele (Vitaliano Trevisan) pensa di raggiungere la verità attraverso la negazione del coinvolgimento della rappresentazione classica, mentre Clara (Galatea Ranzi) non vuole privarsi l'emozione intima, riuscendo a collegare il suo lavoro alla ricerca di un padre che prende corpo più del loro spettacolo. Ancora un piccolo, fiero, film italiano sull'eterno dramma d'amore tra arte, vita, teatro e cinema dopo L'ultimo Pulcinella di Scaparro. Dall'altra parte del mare di Jean Sarto (nome d'arte di Gianluca Sartoretto, anche distributore e produttore con la Caro Film) mescola i linguaggi, crea contrasti troppo teatrali (sembra che Abele e Clara recitino il loro conflitto) e si lascia andare a qualche datato vezzo metacinematografico quando fa discutere gli attori del film sul film. Ma c'è personalità.

Francesco Alò

 
Corriere della Sera, 3 aprile 2009

Galatea Ranzi mette in scena l'Olocausto

E' possibile «rappresentare» l'orrore dell'Olocausto? La domanda per nulla retorica angustia la compagnia che deve mettere in scena uno spettacolo del giorno della Memoria col video di una deportata di Auschwitz, ma allargando il discorso ad altri orrori recenti. Il film è di estremo interesse ideologico-tematico-cinefiliaco e giustamente non risolve l'enigma tra neutralità ed emozione: Galatea Ranzi (sensibile interprete ronconiana) pensa che si possa raccontare il Male, come in teatro ha fatto Ottavia Piccolo. Un confronto di testa tra mezzi d'espressione-comunicazione che sollecita un momento pilotato di riflessione nel finale open in cui il grigio uccide lo spasmo morale di un teatro che ha perso il diktat epico, ma cerca altrove, tra la Risiera e Basaglia.

VOTO: 6,5
Maurizio Porro

© Sipario 2011