Genio ed eccessi, viva i Romantici
Christoph Eschenbach è tornato sul podio di Santa Cecilia con due sinfonie dell' Ottocento romantico, tra le più note e impegnative, la Quarta di Schumann e la Quinta di Ciaikovskij. Sarà stata la sua lunga assenza romana ad assumere il peso di una sfida, anche da parte dell' organico strumentale, sollecitato al massimo da Eschenbach. Se è vero che le idee musicali di Schumann - l' assenza di «sviluppo» nella sua «tematica ardente» -, le sue folgorazioni a getto continuo, sono prive per così dire di un presunto «domani» costruttivo - prive di svolgimento, come sosteneva Ildebrando Pizzetti - è anche vero però che Eschenbach ne ha colto gli spunti sinfonici, sul filo di una insolita tensione. Così il mirabile materiale melodico, ripreso e rielaborato da Schumann a distanza di anni (1841-1851), l' altra sera è risorto come nuovo. Quindi il successivo «mostro sacro» della serata, la Sinfonia in mi minore di Ciaikovskij, ha dimostrato come non mai prima l' incolmabile distanza esistente tra romanticismo-e-romanticismo; a incominciare dall' uso dei fiati. Penso al corno «introduttivo degli archi» esaltato da Alessio Allegrini, nella Romanza della sinfonia di Schumann - a quel timbro un pò remoto -, contrapposto alle fanfare prorompenti degli ottoni, alle angosce «gridate» di Ciaikovskij. Ora, sul filo dei contrasti emotivi colti da Eschenbach, veniva fatto di pensare se fosse giusto, o no, tirar fuori la sfacciata componente plateale dello «Stirb und werde» (il «muori e risorgi» goethiano) tipico di Ciaikovskij. Essendo magari più civile smussare gli eccessi, aggirare lo sprofondo nel Kitsch? Evidentemente il valore della lettura di Eschenbach sta dalla parte degli eccessi. Egli è entrato appunto nella dannazione del genio Petr Ilic. Il trionfo era dovuto. Non vi pare? CRISTOPH ESCHENBACH dirige Schumann e Ciakovskij. Repliche stasera e domani.
Mya Tannenbaum