Testata

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog


 

 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
  concerti          
             
 
             
             
   
   
         
             
             
   
 

Cristoph Eschenbach dirige Schumann e Ciakovskij

Cristoph Eschenbach dirige Schumann e CiakovskijOrchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
direttore: Christoph Eschenbach
Schumann Sinfonia n. 4 in re minore op. 120
Tchajkovskij Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64
Roma, Santa Cecilia, 31 marzo, 2, 3 aprile 2007

   
 
Corriere della Sera, 2 aprile 2007
Genio ed eccessi, viva i Romantici

Christoph Eschenbach è tornato sul podio di Santa Cecilia con due sinfonie dell' Ottocento romantico, tra le più note e impegnative, la Quarta di Schumann e la Quinta di Ciaikovskij. Sarà stata la sua lunga assenza romana ad assumere il peso di una sfida, anche da parte dell' organico strumentale, sollecitato al massimo da Eschenbach. Se è vero che le idee musicali di Schumann - l' assenza di «sviluppo» nella sua «tematica ardente» -, le sue folgorazioni a getto continuo, sono prive per così dire di un presunto «domani» costruttivo - prive di svolgimento, come sosteneva Ildebrando Pizzetti - è anche vero però che Eschenbach ne ha colto gli spunti sinfonici, sul filo di una insolita tensione. Così il mirabile materiale melodico, ripreso e rielaborato da Schumann a distanza di anni (1841-1851), l' altra sera è risorto come nuovo. Quindi il successivo «mostro sacro» della serata, la Sinfonia in mi minore di Ciaikovskij, ha dimostrato come non mai prima l' incolmabile distanza esistente tra romanticismo-e-romanticismo; a incominciare dall' uso dei fiati. Penso al corno «introduttivo degli archi» esaltato da Alessio Allegrini, nella Romanza della sinfonia di Schumann - a quel timbro un pò remoto -, contrapposto alle fanfare prorompenti degli ottoni, alle angosce «gridate» di Ciaikovskij. Ora, sul filo dei contrasti emotivi colti da Eschenbach, veniva fatto di pensare se fosse giusto, o no, tirar fuori la sfacciata componente plateale dello «Stirb und werde» (il «muori e risorgi» goethiano) tipico di Ciaikovskij. Essendo magari più civile smussare gli eccessi, aggirare lo sprofondo nel Kitsch? Evidentemente il valore della lettura di Eschenbach sta dalla parte degli eccessi. Egli è entrato appunto nella dannazione del genio Petr Ilic. Il trionfo era dovuto. Non vi pare? CRISTOPH ESCHENBACH dirige Schumann e Ciakovskij. Repliche stasera e domani.

Mya Tannenbaum

     
 
© Sipario 2011