Scala, Filarmonica
Il Wagner «cattivo» di Gatti
In questa fase è uno dei tre «alfieri» della Filarmonica della Scala con Chailly e Chung. Ha convinto il pubblico milanese con un Lohengrin gagliardo. Viene da lunghe esperienze di stabilità al Comunale di Bologna e alla Royal Philharmonic londinese, che gli permettono di entrare nella «età adulta» della carriera con le spalle larghe sui fronti sia teatrale sia sinfonico. E con ciò si spiega perché fosse test probante quello che Daniele Gatti ha affrontato in settimana dirigendo un ambizioso programma da concerto con la - e per la stagione della - Filarmonica della Scala. Programma ambizioso, perché il «montaggio» degli estratti sinfonici da Gotterdämmerung (Il crepuscolo degli Dei) e della Sinfonia n.9 di Bruckner richiede tempi di lavoro più dilatati di quanto l' organizzazione del lavoro oggi conceda. Programma bello, inoltre, se solo si pensa alle relazioni che rendono per certi versi contigue le due pagine: basti che la Sinfonia inizia con lo stesso tempo solenne Feierlich della marcia funebre che chiude l' antologia wagneriana. Solido concertatore, comunicativo il gesto, molto chiare le idee, il direttore milanese l' ha affrontato da par suo. Bene. Ma con esiti alterni. L' excursus wagneriano s' è squadernato tosto, fiammeggiante, glorioso (sia detto senza retorica); un Wagner cattivo, d' una lucentezza nera. I tempi lenti, un equilibrio fonico difficile, gli archi un po' leggeri e un tratto interpretativo non così compiuto, con tanto suono ma non sempre vivo: ciò invece ha reso più faticoso l' abbrivo in quel viaggio sospeso tra due mondi, quello celeste ineffabile del divino e quello bianco nero della psiche, che l' ultimo, incompiuto lavoro bruckneriano rappresenta.
Enrico Girardi