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Complici del silenzio
Complici del silenziodi Corrado Incerti
con Alessio Boni, Florencia Raggi, Giuseppe Battiston, Jorge Marrale, Daniele Tedeschi
 
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Il Mattino, 18 aprile 2009

Love story argentina tra Mundial e dittatura

Dopo lo svelamento delle «verità nascoste» sul primo pentito di mafia in «L'uomo di vetro» con «Complici del silenzio» ispirato da un soggetto del giornalista Rocco Oppedisano, Stefano Incerti riapre una pagina drammatica della storia argentina. La tragedia dei desaparecidos sotto la dittatura Videla è riproposta dall'autore napoletano in tutta la sua crudeltà da genocidio nazista in stridente contrasto con lo sfondo dei Mondiali di calcio 1978. Le immagini di migliaia di argentini uccisi, torturati e arrestati acquistano un'ulteriore forza emotiva per lo stridente contrasto - ottenuto grazie a un sapiente montaggio alternato - con quelle della festa di popolo scatenata a Buenos Aires dalla vittoria dell'Argentina. L'espediente narrativo della love story appassionata tra il giornalista sportivo Maurizio Gallo in trasferta con il collega Ugo per il campionato del mondo e Ana, militante di un gruppo clandestino anti-regime, serve a Incerti per trasformare gradualmente l'approccio disincantato del cronista inconsapevole nella scoperta degli orrori del regime. Con un occhio al miglior cinema di impegno civile e uno al cinema di genere, Incerti gira con stile fluido e misura narrativa, tiene in equilibrio la vicenda sentimentale e i dramamtici eventi, alterna sequenze di massa a coinvolgenti primi piani di Alessio Boni e dell'argentina Florencia Raggi, ottimi protagonisti, innesta con freddezza l'incubo psicofisico vissuto da Gallo in un contesto storico-politico tra i più agghiaccianti.

Alberto Castellano

 
Corriere della Sera, 17 aprile 2009

In nome del popolo dei desaparecidos

Il finale del film di Stefano Incerti, col pueblo argentino esaltato dalla vittoria ai Mondiali di calcio chissenefrega se ci sono 30.000 desaparecidos della dittatura di Videla, omaggia Dino Risi in nome del popolo italo-argentino. 1978, due giornalisti italiani vanno a seguire il campionato col giovane Maradona in panchina, ma uno inciampa nella ragazza sbagliata, resistente contro il regime. Così è incastrato, sequestrato, picchiato e salvato dal parente fascista d'uno zio. Classica trafila, la presa di coscienza del reporter sportivo ma il film, protetto dal lieto fine, rievoca con passione un calvario antico, offre glossa sull'emigrazione in Sud America («per abbassare la disoccupazione ed evitare il caos») restando a mezzo tra piccolo e grande schermo con un Alessio Boni decisamente impegnato, espressivo, anche se la love story con la Raggi è solo un espediente.

VOTO: 6
Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 17 aprile 2009

Argentina 1978,
banalità dell’orrore

Gli anni più bui della dittatura argentina, quelli delle torture e dei desaparecidos, visti con gli occhi di un testimone involontario: un giornalista sportivo italiano che arriva a Buenos Aires nel 1978 per i mondiali di calcio (Alessio Boni). E si ritrova impigliato in un amore con la giovane cui porta una lettera e soldi da parte dell’ex-marito italiano, che si scoprirà essere una combattente clandestina (Florencia Raggi, talento e bellezza che meriterebbero un film tutto per sé). Il resto si può immaginare. Anche troppo. Maurizio (Boni) non sa della doppia vita di Ana. Ana (Raggi) non sa che quel seduttore “alla Mastroianni” destinato a metterla nei guai è in buona fede. Nessuno dei due sa che la “talpa” è nascosta in seno alla famiglia dei cugini emigrati di Maurizio, molto impegnati a far finta di non vedere quanto succede (ma lo spettatore lo identifica alla prima occhiata, con quella faccia da carogna). Il resto segue un copione arcinoto, purtroppo. Retate, pestaggi, torture, cataste di cadaveri. Fino a innescare la ribellione (tardiva) del capofamiglia emigrato, che di fronte alla scomparsa del figlio decide di non poter sopportare oltre. Complici del silenzio sfiora mille possibili piste narrative senza seguirne fino in fondo nessuna. Come una fiction, perdonateci la banalità. Peccato.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011