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Come l'ombra
Come l'ombraregia: Marina Spada
con Anita Kravos, Karolina Dafne Porcari
 
Corriere della Sera, 31 agosto 2007

Punta di diamante dei film maker milanese il rabdomantico film di Marina Spada finisce dove iniziava L'avventura, con la scomparsa di una donna. Una scomparsa metafisica: la giovane autrice coi suoi silenzi, i dubbi, i metafisici interrogativi che si specchiano nell'estate milanese, è debitrice ad Antonioni di un modo di far cinema che vuole (e riesce) a riprendere ciò che non vediamo nei sentimenti e nei mutevoli affetti. In realtà la storia di una Claudia, invaghita di un insegnante di russo che parte ma le lascia ospite la cugina di cui lei diventerà amica, complice: però un giorno la ragazza svanisce. Nulla è da prendere alla lettera, la Spada racconta il tumulto con una precisione psicologica millimetrica e sa ricavare dal fascino formale della bella immagine qualcosa che entra direttamente nel sentimento di un ammirevole debutto dal retrogusto amaro in cui si fanno notare Anita Kravos e il bravo Paolo Pierobon.

Voto 8+

Maurizio Porro

 
Il Tempo, 23 giugno 2007
L’esperimento fa scuolaImmagini ricercate per una una storia fatta di allusioni

Claudia a Milano è impiegata in una agenzia di viaggi. Studia russo con un insegnante emigrato dall’Ucraina, Boris, cui sembra un po’ legarsi. Questi, un giorno, le chiede di ospitare una sua parente, Olga, dato che lui sta per partire, Claudia sulle prime esita, ama la sua solitudine, sta per partire anche lei (è agosto, degli amici l’aspettano in vacanza), poi finisce per cedere dato che Olga dovrà restare da lei meno di una settimana. Olga arriva, le due donne diventano quasi amiche ma una sera l’altra non torna più a casa. Seguirà una conclusione tragica che cambierà, o dovrebbe cambiare, la vita di Claudia. Il condizionale è d’obbligo perché questa storia, scritta da un operatore culturale, Daniele Maggioni, attualmente direttore a Milano di una scuola di cinema, tende a non chiarire né i caratteri dei personaggi né le loro intenzioni reali, né, soprattutto, gli approdi narrativi cui si conducono. Preferendo il non detto, l’alluso, quando non addirittura il criptico, fatti sostenere da alcune citazioni letterarie come il titolo che deriva in parte da alcuni versi anni Venti della grande poetessa russa Anna Achmatova. L’impresa della trasposizione sullo schermo, senza però mettere mano al testo, se l’è assunta una regista esperta in videoritratti e in tecniche digitali, Marina Spada, autrice, nel 2002, anche di un lungometraggio, «Forza cani», non arrivato però nelle sale. Per rispettare i tanti silenzi cui si era rifatto lo sceneggiatore, ha dato rilievo soprattutto alle immagini ricorrendo a un noto fotografo di paesaggi urbani, Gabriele Basilico, premiato anni fa anche a una mostra di Architettura della Biennale di Venezia. Suo perciò, più che della regista, è quel linguaggio visivo che inserisce nell’attenzione panorami di case, di strade, di luoghi ora dichiaratamente cittadini ora agresti, che tendono a proporsi come il respiro, le coscienze e i ritmi di quando, più che raccontarci, ci è mostrato. In una Milano svuotata dall’estate, sorpresa quasi sempre a distanza, fuggendo i dettagli e i primi piani. Si arriva a risultati convincenti, per la narrazione e per il cinema come mezzo espressivo? Esiterei ad affermarlo, pur riconoscendo che, nell’esperimento, non mancano intenzioni serie e spesso intelligenti. Anche quando rimangono inespresse. I tre interpreti sono Anita Kravos, Claudia, Karolina Dafne Porcari, Olga, Paolo Pietrobon, Boris. Sono però soprattutto presenze.

Gian Luigi Rondi

 
La Repubblica, 22 giugno 2007

Un bel film diretto da Marina Spada, esempio di quel cinema italiano che non piace a Tarantino

"Come l'ombra", avventura mentale
nella Milano deserta d'agosto

Probabilmente a Tarantino Come l'ombra non piacerebbe: trentenni in esilio da se stessi, vite sfocate, azione ridotta al minimo sono proprio i caratteri che ha rimproverato al nostro cinema. E invece film come questo sono necessari, tanto quanto lo sono i suoi "splatter" cerebrali e sanguinari.

Marina Spada mostra di sapere bene che il cinema è un luogo mentale, che si forma via via nella testa dello spettatore. Lo certifica il modo in cui ci fa entrare nell'intimità di Claudia, che lavora in un'agenzia di viaggi milanese e vive senza illusioni, scontenta di dove viene, scontenta di dove va. Fino a quando Boris, l'insegnante di russo da cui è attratta, non le chiede un favore: ospitare per qualche giorno Olga, una sua presunta cugina in arrivo da Kiev.

Dapprima seccata, poco a poco Claudia si rianima in compagnia della giovane ucraina, innamorata dell'Italia ("il Paese di Leonardo, di Michelangelo, di Armani") ed entusiasta del cappuccino. Quando Olga scompare, lasciando tutte le sue cose a casa dell'italiana, questa si mette alla sua ricerca nella deserta Milano d'agosto.

Su un soggetto essenziale, Spada realizza un film scarnificato eppure coinvolgente, perfino commovente. La scelta di privilegiare le pause, i vuoti rispetto ai pieni, ricorda il cinema di Antonioni, così come la ricorrenza delle "soglie" e la Milano deserta, fantasmatica in cui Claudia si aggira. Ogni inquadratura è meditata e consapevole, con un uso ricercato della profondità di campo.

Roberto Nepoti

© Sipario 2011