|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Come d'incanto
di Kevin Lima
con Amy Adams, Patrick Dempsey (Usa, 2007)
Il Giornale, 7 dicembre 2007
|
| |
La Stampa, 28 dicembre 2007
«Come d'incanto» la fantasia è reale
Che succede quando
la favola entra nella realtà? All'inizio,
lo vediamo in Come d'incanto film comico-sentimentale per ragazzini fluidamente
diretto da Kevin Lima, è un pasticcio. Chi può prendere
sul serio una principessa perseguitata, un principe azzurro e una regina
madre cattiva - ovvero figure appartenenti al mondo della fantasia -
che spuntano da un tombino nel bel mezzo di Broadway?
Loro stessi, rispettivamente impersonati dalla deliziosa Amy Adams, da
James Marsden spiritosamente vanesio, e da Susan Sarandon truccata da
regina di Biancaneve, si sentono pesci fuor d'acqua lontani dall'idillica
cornice in cui usano muoversi. In questo consiste il divertimento della
graziosa commedia della Disney, finchè nel romantico finale non
sarà la realtà a trasformarsi in favola.
Alessandra Levantesi
|
| |
Avanti, 15 dicembre 2007
Un eterno presente ludico
Andalasia garantisce il lieto fine, l'avverarsi
dei propri sogni, ma non più il glamour di chi i nostri sogni personifica. Dov'è finito
l'incarnato pallido alla Hedy Lamarr di Biancaneve, il naso alla francese
alla Lauren Bacall di Aurora, l'attitudine al focolare in stile Deborah
Kerr di Cenerentola? Con garbo e un soggetto originale la commedia Disney "Come
d'incanto" risponde al dileggio dei suoi personaggi classici avvenuto
nello "Shrek 3" della DreamWorks, e lo fa giocando sullo stesso
campo. Per non perdere terreno e incassi, la major americana infatti
ironizza affettuosamente a sua volta sui propri beniamini: aspirante
principessa e principe azzurro, insieme allo sgherro della regina-matrigna,
eterna seconda moglie e mai suocera, finiscono catapultati nella disillusa
New York, dagli abitanti privi di speranza per la troppa psicologia.
L'incompetente guardiacaccia (Timothy Spall), non abbastanza perfido
per uccidere la promessa sposa, né abbastanza rapace per placare
gli appetiti della matrigna e diventare principe consorte, deve impedire
che la bucolica Cenerentola-Aurora-Biancaneve venga impalmata dal Principe
azzurro (James Marsden), bamboccione e futuro erede del regno di Andalasia.
A parte la cattiva matrigna interpretata da Susan Sarandon e qualche
chilo di trucco, scordiamoci che il sogno americano ponga i suoi modelli
al di sopra delle nostre possibilità. E' la middle class a trionfare,
e la Giselle di "Come per incanto", interpretata da Amy Adams, è la
reginetta del ballo di fine anno della profonda provincia americana,
tutta orecchinetti, gonnelletti, urletti e tacchetti, inconsapevole e
innocente perché il diritto alla felicità, anteposto all'etica,
implica vivere in un eterno presente ludico. E' quella stessa provincia
felice e colorata cantata in tanti musical e poi infranta a Peyton Place,
e in uno scandalo al sole degno di una rivista da parrucchiere. Il Bello
non esprima più il Buono, il re venga sostituito con il clown,
lo stile con la dabbenaggine, il Bene col bonario, e il miglior nemico
del Male sarà chi lo sconfigge perché non lo vede. Se "Come
per incanto" rappresenta l'inno all'infantilismo ritrovato che quando
non canta impara il femminismo sui libretti a buon mercato, il Male invece,
radicale ed estremo, è forte dei suoi simboli che a tratti rasentano
il demoniaco: ombre e metamorfosi da esorcista, ratti, mosche e cavallette,
formule più vicine a riti di magia nera che ad incantesimi da
favola. La vecchia strega di "Biancaneve" che appare all'improvviso
nella sala da ballo dove danzano i nostri personaggi provoca disgusto
anziché paura. Donne di tutto il mondo, dimenticate che "i
sogni son desideri" come cantava Cenerentola: nella scena più amata
dal pubblico femminile, quando cioè la giovinetta si trova una
carta di credito in mano e deve trasformarsi per apparire più bella
che mai al ballo dove incontrerà non il troppo entusiasta principe
ma il suo malinconico e aitante avvocato ragazzo-padre (Patrick Dempsey),
non sarà la Sabrina di Audrey Hepburn di "Givenchy",
né la sinuosa Eva Green di "Casino Royale", ma una capo
boy-scout da campus universitario stritolata in un abitino da grande
magazzino, che si libererà al più presto di tacchi e allure
per salvare il suo amore da un drago apocalittico e affermare il "woman
power". Tutti vissero felici e contenti, il "per sempre",
soprattutto per il bene degli studi legali dove si guadagna da vivere
il novello fidanzato, non è contemplato. Lo è invece il
nuovo stile eticamente corretto: mamma e figlia acquisite e avvocato
in carriera a inseguirsi per casa saltando e cantando, con i soliti cuscini
in testa e le solite cavalline in cui tutti cascano appassionatamente.
Finché colf, o analista, non intervenga.
Angela M.Piga
|
| |
La Repubblica, 14 dicembre 2007
"Come d'incanto", fiaba e ironia
attori reali e cartoni animati
Giselle, cittadina di un regno dalle parti di Cartoonia, incontra il
principe dei suoi sogni. Una strega perfida e classista separa gli innamorati,
spedendo la fanciulla nell'odierna Manhattan. Giungla metropolitana dove,
però, è in agguato l'amore, che s'incarna in più moderne
tipologie di Principe Azzurro. Non paia un'esagerazione: Come d'incanto,
il filmetto Disney che sta incantando il pubblico italiano e affollando
le sale, è un esempio da manuale di cinema post-moderno.
Usa la tradizione delle fiabe, ma con un pizzico d'ironia; fa convivere
le immagini di attori reali con quelle virtuali del cartoon; gioca un
po' su tutti i tavoli, in altre parole, incluso quello del gemellaggio
tra divi emergenti (Amy Adams, Patrick "Grey's Anatomy" Dempsey)
con star della generazione precedente (Susan Sarandon, l'elemento che
rende il film potabile anche agli adulti). La morale della fiaba è delle
più tradizionali: non occorre rifugiarsi nel mondo delle fiabe;
anche nella vita della più caotica metropoli c'è magia,
ecc. Una volta tanto, però, Biancaneve è coinvolta in un
ménage a tre. Segno che, almeno un po', i tempi cambiano anche
in casa Disney.
Roberto Nepoti
|
| |
Il Mattino, 12 dicembre 2007
Una principessa dalle favole alla Grande Mela
Dei film di Natale è stato il primo ad uscire. Segno che la Disney
quest'anno nella tradizionale battaglia commerciale punta su un titolo
da sfruttare su tempi lunghi. Oltretutto, «Come d'incanto» appartiene
a quel tradizionale filone formato famiglia non animato della major e
le famiglie, si sa, oggi che il consumo si è frantumato e l'overdose
di cinema è dispersiva, vanno conquistate con altre strategie.
Anche la scelta della coppia protagonista di provenienza televisiva risponde
a un progetto che punta più sulla riconoscibilità delle
tipologie, l'incisività iconografica e le dinamiche romantiche
che sul glamour divistico. Il quarantunenne Patrick Dempsey è conosciuto
soprattutto dal pubblico televisivo per il serial medico «Grey's
Anatomy» che gli ha procurato anche due nomination ai Golden Globe.
La trentatreenne Amy Adams, sconosciuta in Italia, si è fatta
notare a Hollywood per piccoli ruoli e sul piccolo schermo per la serie «The
Office». Nel film diretto da Kevin Lima lui è un avvocato
divorzista che non crede più nell'amore dopo che la moglie lo
ha abbandonato con una figlia da crescere. Lei è una principessa
di un mondo incantanto che viene fatta precipitare a Manhattan da una
strega malvagia per impedirle di sposare il figlio e diventare così regina
al suo posto. Dopo il primo difficile impatto con la Grande Mela, troverà nel
legale il suo principe azzurro. Il film è sfarzoso, sorretto da
adeguate coreografie e piacevoli brani cantati e ballati, e impreziosito
da numerose parodistiche citazioni-omaggio di favole disneyane e di «Tutti
insieme appassionatamente», e il lieto fine anche se scontato,
scivola con coerenza narrativa. Lima fa confluire con mestiere la favola,
la storia d'amore romantica, la commedia sentimentale, il musical. L'aspetto
forse più interessante è l'implicazione metalinguistica
sottotraccia. È come se la Disney, a parte la contaminazione di
facciata minima ed essenziale del cinema in carne ed ossa con il cartone
animato, volesse sublimare nel magico incontro di Robert e Giselle l'insopprimibile
desiderio di far coesistere i loro due mondi che non s'incontrano e che
rappresentano i due universi immaginari della storia della casa fondata
da zio Walt. Non è un caso che alcune situazioni e tipologie appartengono
all'iconografia del cartoon: Giselle che governando la casa si fa aiutare
da piccoli amici come topolini, scarafaggi, piccioni, la strega cattiva
interpretata magistralmente da Susan Sarandon.
Alberto Castellano
|
| |
Corriere della Sera, 7 dicembre 2007
Puro divertimento nella fiaba Disney
Aiuto, com' è ancora furba casa Disney. Fa e disfa dentro le proprie fiabe ed ottiene un plusvalore (pure da videogame) di divertimento che nella prima parte è ironico e spiritoso, poi cede il passo a trucchi e sospiri. Trattasi di liberare dalle pagine e inserire a New York oggi le my fair stars, la Fatina Biancarentola o Ceneneve, la Strega cattiva, il Principe più o meno azzurro (vedi Shrek). Pasticci per tutti, soprattutto perché l' avvocato manager scatena l' Amour e la perfida deve arrivare con le sue mele avvelenate. Caratteristi sono uno scoiattolino che fa il mimo e un lacchè che si redime, ma la trovata è far esplodere tutto ciò sulla skyline di oggi, in Central Park e dintorni, con finalone di fuochi ed effetti speciali: vince sempre, per il risveglio, il bacio d' amore. Non manca, dopo Ratatouille la scena al ristorante. Amy Adams fa la vezzosa, Patrick Dempsey il rubacuori e Susan Sarandon incattivisce a vista con gran bravura. voto 7
Maurizio Porro
|
| |
Il Messaggero, 7 dicembre 2007
Commedia cartoon,
e la favola incanta
Se La leggenda di Beowulf cerca di proporre un'animazione il più realistica possibile, Come d'incanto di Kevin Lima ha l'idea opposta: realizzare una commedia dal vivo che sembri un cartone animato. E per essere ancora più precisi gli autori del film fanno cominciare questa favola moderna proprio come un cartone Disney vecchio stile, per poi passare al film dal vivo d'ambientazione newyorchese quando la Principessa Giselle (Amy Adams) viene cacciata dal regno incantato dalla perfida Regina Narissa (Susan Sarandon) per via di un matrimonio che "non s'ha da fare". Diventata donna in carne e ossa, dovrà decidere tra amor sacro (il principe Edward ha rinunciato alla forma disegnata pur di seguirla) e profano (avvocato divorziato con prole, il simpatico Patrick Dempsey ex mitico nerd anni '80 con Playboy in prova e Seduttore a domicilio, ora sex symbol di Grey's Anatomy). Come d'incanto è semplicemente incantevole, soprattutto grazie alla Adams, già notata come moglie stralunata con pancione nel non distribuito da noi Junebug. Spiritosa, elegante, candida, arguta e bellissima. In quattro parole: la nuova Julie Andrews, che fa un'apparizione tutelare come voce narrante. Il film è un ottimo pretesto per innamorarsi di lei. Come per magia.
Francesco Alò
|
| |
Il Giornale, 7 dicembre 2007
E' bella New York, tra fiaba e realtà
Tra i numerosi panettoni natalizi sfornati dalla Disney Come d'incanto è tra i più fragranti. Un mix di cartoon e realtà. Non è una novità assoluta, almeno per la Disney. In questo caso l'inizio volutamente stucchevole, con uno stile grafico che si riallaccia alla stagione d'oro della premiata ditta, gli anni Quaranta e Cinquanta, è utile al racconto, e dimostra che il cartoon, visti i progressi della tecnica digitale, è stato devitalizzato e non può competere con le immagini live. Una rivoluzione annunciata, quasi un requiem per il cartoon.
L'inizio è volutamente indisponente: quei volti dal tratto convenzionale, le canzoni e i leziosi animaletti, sembrano ormai da museo delle cere. Poi la rivoluzione, ecco i protagonisti trasformati in esseri reali, ma pur sempre anacronistici con quei costumi comicamente kitsch. Si inizia con la giovane e bistrattata principessa, che si innamora del principe, entrambi archetipi di un mondo amabile quanto patetico. Ma la perfida madre del principe, capace di attuare malefici, spedisce la fanciulla in un posto orribile: New York oggi. Rovesciando i racconti di Mark Twain o di Michael Crichton, è il passato che invade il presente. Entra in gioco un giovane avvocato divorzista, nulla è casuale, che fa innamorare la principessa. Nelle favole non accade mai. Il principe piomba a sua volta sulla terra, assieme alla madre, la pestifera Susan Sarandon, fino alla resa dei conti. C'è di che divertirsi ed il cinismo si aggiunge all'amore, alle canzoni, ai cinguettii. In breve: una piccola e piacevole rivoluzione che non dispiacerà a grandi e piccini.
|
|