Mandela, la forza della fraternità
La vita di Nelson Mandela è stata terribile (27 anni di prigione)
ma, caso raro tra i leader neri combattenti contro il razzismo, (stavolta
contro l'Apartheid in Sudafrica) ha avuto un lieto fine. Dal libro Il
colore della libertà, scritto da James Gregory, sorvegliante carcerario
di Mandela (Sperling & Kupfer) il film di Bille August racconta la
lunga prigionia del protagonista, di durezza variabile a seconda del
periodo o degli avvenimenti politici, e il legame che si stabilì nel
tempo tra i due uomini.
James Gregory, Afrikaner bianco che considerava i neri creature subumane,
aveva imparato da bambino la loro lingua, il che lo rendeva particolarmente
adatto al compito di censore. Ai detenuti era concesso scrivere una lettera
ogni sei mesi, non più lunga di 500 parole: Gregory era incaricato
pure di controllare e censurare le lettere, in arrivo e in partenza.
Il sorvegliante cominciò ad apprezzare l'eloquenza, le idee, il
pensiero di Mandela; si accorse che le indiscrezioni da lui riferite
erano seguite da omicidi; come il prigioniero, venne ferito dalla morte
di un figlio.
Il film multinazionale è nobile, utile a mostrare agli spettatori
come si possa passare dall'odio alla fraternità, realizzato con
cura: ma inevitabilmente mediocre (basta pensare alle limitazioni che
il regista avrà dovuto accettare afflitto da interpreti poco interessanti).
Lietta Tornabuoni