La Lojodice si misura con i piaceri di Colette
Non è la prima
volta che Giuliana Lojodice si misura con Colette. Un suo testa-a-testa,
o un suo patto d' intimità, con la grande scrittrice francese
s' era già visto in Esplor/azioni di Gioia Costa. Il duo Colette-Lojodice
torna ora al Piccolo Eliseo, nella stessa scenografia, benché prosciugata,
de «Il nipote di Wittgenstein» di Umberto Orsini. Da un punto di
vista rigorosamente formale, la Lojodice si limita a leggere qualche pagina ben
tagliata da «Il puro e l' impuro», un testo del 1941. Questo testo,
che chiamo così, nella sua formula generica, perché sarebbe impossibile
classificarlo romanzo, o serie di racconti, o fantasia, o memorie, in origine
si intitolava «Ces Blaisirs...» Non a caso. Poiché Colette
vi evoca incontri reali, con persone da lei conosciute. Ma nello stesso tempo
vi elabora una specie di teoria del piacere: non già «il mondo come
volontà e rappresentazione» ma «il mondo come piacere e altri
piaceri». Chi del piacere faccia la propria religione di vita attrae Colette
in modo irresistibile. Ella spia questi uomini e queste donne di fede, questi
religiosi, e ne ricava la sua personale filosofia: «Sola donna tra i miei "mostri" di
un tempo, io ho definito "pura", e ho amato, l' atmosfera che metteva
al bando le donne. Ma, quanto a questo, avrei amato anche la purezza del deserto,
e quelle del carcere. Carcere e deserto non sono alla portata di tutti...».
I punti di sospensione, che arrivano ad annichilire la sintassi, e la sua idea
di carcere e deserto, non ne fanno un precursore di Céline e di Genet?
A sua volta, di fronte a Colette, Giuliana Lojodice scherzando, quasi giocando
con humour, con malizia, si rivela come affiliata ad un ordine, come una devota,
una sottomessa. A cosa? Al teatro, appunto, come piacere. Basterà osservare
il modo in cui s' incrociano i movimenti delle mani, che si alzano con le dita
chiude o protese, e le frasi, intime o esclamative, mediative o stupefatte. Il
senso del tempo, del ritmo, della fluidità scaturiscono da un sistema
stilistico e ne ricostruiscono un altro, un piccolo, perfetto sistema armonico,
Colette allo stato puro sulla scena dei nostri giorni.
Franco Cordelli