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Coco avant Chanel
Coco avant Chanel di Anne Fontaine
con Audrey Tautou, Benoît Poelvoorde, Emmanuelle Devos, Alessandro Nivola, Marie Gillain
 
Il Mattino, 30 maggio 2009

Una sartina alla conquista del mondo dell’alta moda

Una cinebiografia che sembra un feuilleton e viceversa. Non è il massimo della goduria cinéfila, ma almeno i patti con lo spettatore sono chiari: «Coco avant Chanel» segue la scia di un revival scollegato da qualsivoglia anniversario e si allinea con dignità alla serie di libri e film ultimamente disponibili (tra cui la fiction tv con la Bobulova e la MacLaine). Si racconta dunque, come scivolando tra le pagine di un album animato, della timida sartina Gabrielle Bonheur Chanel cresciuta in orfanatrofio, ma destinata a conquistare grazie a un impareggiabile talento il rutilante ed esigente universo dell’alta moda. Lo schema, guarda caso, ricalca quello applicato dal recente hit francese sulla Piaf («La vie en rose»): l’infanzia da umiliata e offesa, poi la giovinezza luci-e-ombre, il successo ghermito grazie all’ambizione travolgente e il travagliato rapporto con gli amanti. La regista Anne Fontaine punta molto sull’interpretazione di Audrey Tautou, ma non diremmo che l’espressione vagamente stupefatta e il minimalistico portamento dell’attrice lanciata da «Il favoloso mondo di Amélie» aggiungano pathos alla freddezza della messinscena tratta da un romanzo-verità di Edmonde Charles-Roux: forse anche a causa dell’overdose di bellurie scenografiche - foreste lussureggianti, tramonti iper-romantici, località e hotel a cinque stelle, party esclusivi - che finiscono col prendere il sopravvento sulla sostanza dell’anticonformismo estetico e stilistico che contrassegna la gloriosa «rivoluzione» chaneliana. Non basta, insomma, la sfilata in extremis con la presentazione di alcuni tra i modelli più geniali per rendere l’omaggio alla creatrice meno melodrammatico e formale.

Valerio Caprara

 
Il Giornale, 29 maggio 2009

Raffinata ma noiosa la giovane Coco

Il titolo dice già tutto: Coco avant Chanel - L’amore prima del mito. La biografia della celebre stilista si occupa poco di abiti e molto di passioni. Ma a differenza della più avvenente collega Anna Mouglalis, appena vista a Cannes in un’altra Chanel story, la scheletrica Audrey Tautou non mostra, grazie al cielo, neanche una caviglia. Si parte dall’Alvernia del 1908, quando Coco, sartina di giorno e cantante di sera, cede alla corte del ricco Etienne Balsan per installarsi nel suo castello vicino a Parigi. Poi è tutto uno sbadiglio tra cavalli e quadri. Giusto il tempo di ideare il primo raffinato cappellino e il film finisce.

voto 5
MB

 
Il Messaggero, 29 maggio 2009

Coco prima di Chanel,
ecco una bella biografia

Sorpresa. La biografia di una celebrità che schiva tutte le trappole del genere. Una vita di Coco Chanel che elude i passaggi obbligati dell’agiografia per trovare un piglio e un taglio originali, concentrandosi sugli anni giovanili per lasciar fuori la leggenda della moda celebrata da libri, film e serie tv. Evitando anche le retoriche tipiche del sottogenere “infanzia, vocazione e prime esperienze”.
Gabrielle detta Coco cresce in orfanotrofio, dunque bastano poche scene a dirci il dolore e la solitudine della sua infanzia. E a suggerire il fascino di quel mondo fine ’800, austero, tutto in bianco e nero, a suo modo elegante come le divise a quadretti col colletto di pizzo. Così capiamo subito perché Coco (prodigiosa Audrey Tautou in un ruolo che le toglierà di dosso per sempre l’appiccicosa Amélie) emani grazia anche quando si dimena sul palco dei cabaret con la sorella cantando l’ammiccante “Je suis femme torpille, pille, pille, je me tortille, tille, tille...”. Il resto segue questa linea con una libertà di tono e un gusto per gli attori (magnifico Benoit Poelvoorde, nobile debosciato ma con un cuore) che fanno di questa Belle Epoque una delle più credibili e attraenti mai viste.
Non avesse quello chic naturale e quella strana insicurezza, la futura regina della moda sembrerebbe solo una ambiziosa, bugiarda e senza scrupoli. Ma anche questi sono luoghi comuni. La Coco che lascia i cabaret per piazzarsi nel castello del festaiolo Balsan (Poelvoorde), prima stupito da tanta faccia tosta e poi colpito da quella creatura singolare, è soprattutto una giovane androgina, diversissima dalle femmine polpose dell’epoca, con idee tutte sue in fatto di abbigliamento. Una giovane che cerca se stessa con la passione e la curiosità che usa per esplorare il mondo.
È grazie a questa chiave che l’irriverente Anne Fontaine porta la libertà e la freschezza del cinema d’autore nel suo primo film in costume. «Chanel guardava tutto. La sua cultura non veniva dallo studio ma dall’osservazione», dice la regista. E il film, sospeso allo sguardo penetrante della Tautou, riproduce questo percorso facendoci scoprire quel mondo e le sue regole con gli occhi stupiti ma mai innocenti di Coco. Così le feste nel castello di Balsan e i suoi incontri con gli esponenti di quel mondo, in testa l’attrice e cocotte Emmanuelle Devos in un personaggio tagliato su misura per la sua esuberanza, diventano tappe di un irresistibile apprendistato.
Che perde colpi solo in sottofinale, quando Coco si innamora del giovane uomo d’affari inglese “Boy” Capel (Alessandro Nivola). Il primo a intuire il potenziale di quella giovane ancora convinta di voler fare l’attrice. Di colpo, curiosamente, il film finisce su binari convenzionali. Addio Coco, ora tocca a madame Chanel. Ma Anne Fontaine ha l’intelligenza di fermarsi qui.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011