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CirkCirk

Ideazione e regia: Ted Keijser
Scenografie e costumi: Licia Lucchese
Musiche originali: Andrea Mazzacavallo
Interpreti: Emmanuelle Annoni, Giovanna Bolzan, Emanuele Pasqualini; Benoit Roland, Beppe “Sipy” Tenenti
Produzione: Pantakin, col contributo del Comune di Venezia
Milano, Piccolo Teatro Studio, 12 gennaio 2010

   
 
www.Sipario.it, 19 gennaio 2010

Per quale motivo il circo continua ad affascinare, non solo i bambini, ma gli spettatori di tutte le età? Forse perché è il luogo ove l’apparente fragilità e goffaggine si trasforma in abilità e forza; il ranocchio in principe, e da un cilindro ammaccato esce in volo una colomba.
Questa coincidentia oppositorum diventa teatro e poesia in Cirk, della compagnia veneziana Pantakin che, da qualche anno, ha innestato sul proprio collaudato repertorio nell’ambito della Commedia dell’Arte l’esplorazione delle arti circensi. Lo spettacolo, che riunisce artisti provenienti da varie esperienze, evidenzia la stretta parentela fra i due generi: dai lazzi e i vezzi clowneschi di Benoit Roland ed Emanuele Pasqualini sbocciano le esibizioni da batticuore sulla pertica di Giovanna Bolzan; la candida, imbranata Emmanuelle Annoni si muove con disinvoltura sul filo teso, per poi addormentarsi, come Eta Beta, sulla spalliera di un letto.
Ma il meticciato fra linguaggi espressivi diversi va ben oltre: è ancora la tenera Emanuelle che, con voce fresca ma sicura, canta Le vrai bonheur, una vecchia composizione del clown Grock; è la slanciata, atletica Giovanna a creare, dal nulla, con un cappellaccio calcato in testa e un esilarante tip tap, una seducente atmosfera spagnola. Questi ed altri numeri – le palline bianche, come addomesticate dal taciturno giocoliere Beppe “Sipy” Tenenti, che sembrano prendersi beffe della gravità – si dipanano sullo sfondo di una vicenda naïf, dipinta nei colori delicati dell’acquerello, con toni ora burberi ora lievi, dove le diverse figure, tracciate in punta di penna, trovano tutte una loro felice caratterizzazione drammaturgica. Ma il lavoro è anche un omaggio affettuoso del regista a un mondo che sta scomparendo, ad una tradizione illustre, tipica dell’Europa orientale, allusa fin dal titolo (che va pronunciato “tzirk”), ribadita da una scritta in cirillico, troneggiante sulla scombinata costruzione scenica che volutamente mostra la corda, come in un vero circo.

Claudio Facchinelli

     
 
© Sipario 2011