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Chiamata senza risposta
di Eric Valetta
con Shannyn Sossamon, Edward Burns (Usa, 2007)
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Corriere della Sera, 6 giugno 2008
La voce dei defunti al cellulare
All'inseguimento dell'horror orientale il remake americano di The call dell'autore cult Takashi Miike in cui la trovata è quella di far affiorare oggi al centro della civiltà delle comunicazioni— il cellulare— il sospetto di antica credenza paranormale. Ecco perché continua a squillare il cellulare dei defunti, in cui una vocina non rassicurante annuncia cassandramente la prossima vittima: altro che life, death is now. Una ragazza (Shannyn Sossamon) e un poliziotto (Edward Burns) volenterosi studiano il da farsi, ma altri minorenni, come da tradizione di punizione sociobiblica, soccombono al Fato. Il regista, francese prestato a Hollywood, inferiore al modello, è Eric Valette, che con lo scrittore Andrew Klavan coniuga il macabro andata e ritorno sul genere seriale da teenager Usa, senza quel grumo di innovativa follia originale. Insomma, realistico e non visionario.
Voto: 5
Maurizio Porro
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Il Tempo, 6 giugno 2008
Una studentessa riceve un messaggio in segreteria lasciato da se stessa in punto di morte: il presagio si avvera e una catena di morti violente si susseguono, tutte preannunciate dal un messaggio e con la stessa terrificante suoneria. L'horror giapponese affascina grazie all'abilità di fondere il mito degli spiriti orientali con caratteri contemporanei legati alla vita di tutti i giorni, quella tecnologica, di cui non possiamo più fare a meno e il cellulare ne è la prova. Ma questi stessi temi nel remake "Chiamata senza risposta" sfiorano appena quelli del vecchio film "The call - Non rispondere" di Takashi Miike. Il remake americano di Eric Valette perde l'esotismo degli spiriti orientali e il fascino della regia asiatica. Mentre Takashi, maestro dell'orrore morboso, si era divertito proprio con gli eccessi spaventosi, costruendo una trama contorta. Al punto che lo spettatore si sentiva talmente coinvolto da poter immaginare che, in certi momenti, fosse il proprio cellulare a squillare. Valette mostra poca fantasia a vantaggio di una regia spesso pedante, didascalica e poco inquietante. Qualcosa gli sfugge dalle mani e i tormentati fantasmi in cerca di vendetta si trasformano in una sequela di violenze che rimandano a una cultura sciatta e priva di mistero. Lo spetttatore si ritrova così a indagare sulle motivazioni della violenza, tra suspense prevedibibe e malcelato terrore. Mentre lasciano perplessi le azioni omicide del fantasma di una bambina, che sembra quasi non voler cercare vendette, nè pace assoluta, quanto, piuttosto, un odio gratuito. Nel remake il fil rouge resta comunque la paura, ma priva di elementi che sarebbero potuti essere sviluppati con maggiore attenzione e gusto del macabro. Valette predilige invece una regia semplice che moltiplica le apparenze mostruose, rendendole alla fine persino inefficaci. Viene anche tralasciata l'intrigante sceneggiatura di Takeshi, che qui diventa quasi asettica, sottratta delle sue stravaganti sbavature che la rendevano unica e particolare. Operazione commerciale, quindi, quella di Valette, nella speranza almeno di catturare l'attenzione di quei giovanissimi a digiuno del vero culto dell'horror.
Din. Dis.
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Il Giornale, 6 giugno 2008
Squillano i cellulari assassini in un delirante giallo-horror
Appena Shelley si affaccia nello stagno, una mano esce dall'acqua, l'afferra e la tira giù. Senza dimenticare il gatto, che fa la stessa tragica fine. Poco dopo tocca alla sua amica Leanne, precipitata da un ponticello sotto il treno, quindi a un altro studente, Brian, trafitto da un tubo d'acciaio piovuto dal cielo. Tre morti annunciate sul cellulare di un compagno di college, in cui sono stati indicati con macabra precisione il giorno e l'ora della relativa dipartita. I morituri hanno avuto le identiche premonizioni: la fulminea visione di spettrali manichini e di viscidi millepiedi. L'investigatore Jack Andrews (Edward Burns), la cui sorella è morta in stranissime, analoghe circostanze, cerca la soluzione del busillis con l'aiuto della bionda Beth (Shannyn Sossamon), rigirandosi tra le mani la caramella rossa che le vittime stringevano tra i denti. Il traguardo nei meandri dell'ospedale St. Luke.
Di più non val la pena di riferire, per non togliere al pubblico lo sfizio di scoprire la macchinosa conclusione di Chiamata senza risposta, del francese in trasferta Eric Valette, un farneticante giallo intinto nell'horror. O viceversa. Dove si annidano i personaggi più stravaganti, quasi tutti destinati a scomparire presto di scena, la maggior parte in posizione orizzontale. Esorcisti e imbonitori tv, infermiere smemorate e bimbe mute, madri crudeli e orsacchiotti parlanti affollano un'operina che ha l'unico merito di durare poco più di un'ora. Lo spettatore, più che chiedersi come si può fare un film così scemo, si domanderà dove si comprano quei telefonini che continuano a funzionare anche dopo lunghissime soste nell'acqua e cadute da altezze proibitive. Ecco il vero enigma.
Massimo Bertarelli
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La Stampa, 6 giugno 2008
Attaccati al telefono
(anche da morti)
Rifacimento del film giapponese Chakushin Ari, l'horror raggiunge una fusione tra morte e telefono cellulare: nel momento in cui se ne vanno, i morituri ascoltano al cellulare le proprie grida di aiuto e di ribellione al destino.
Una ragazza e un poliziotto investigano; lei ha continue terribili visioni surreali (cade sotto un treno, un suo amico vede scorpioni ed esseri burattineschi prima di venir trafitto da una spranga di ferro, torture subite nell'infanzia dalla madre o dalla sorella). Ciascuna vittima ha vicino a sé una caramella tonda al miele. In un vecchio ospedale in rovina giacciono scheletri dimenticati. Il film non è granché, ma provoca qualche tensione.
Lietta Tornabuoni
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