«Chiamami Salomé», il ritorno al cinema
di Claudio Sestieri
Il fascino di un testo come la Salomé di Oscar
Wilde, tanto utilizzata in teatro come nelle riduzioni
cinematografiche, la prima da Ugo Falena nel 1910 tinta
di giallo, la più incomparabile quella di Carmelo
Bene con Veruschka, pellicola allucinogena, ha ispirato
anche il regista (e critico, scrittore, autore televisivo)
Claudio Sestieri con Chiamami Salomé strappandole
un inedito lato feroce. Realizzato nel 2005, presentato
alla Festa di Roma, non trovò posto nelle sale come
tanti altri film italiani degli ultimi anni.
Aubrey Beardsley ci ha tramandato una volta per tutte il
lato liberty del testo e tra i tanti particolari, il profilo
di Giovanni Battista, spigoloso e iracondo ci ha sempre
colpito per la sua distanza da ogni stile floreale. A Sestieri
sarà venuta in mente questa tavola d'artista quando
ha scelto per la parte Elio Germano che nel 2005 non era
ancora arrivato al successo. Nervoso e atletico, implacabile
fustigatore con il tono della voce e infuocato nella sua
presenza profetica, Germano assume nel film il ruolo di
una fiera tenuta in cattività. Il film ha una ulteriore
trasformazione epocale, siamo ai giorni nostri in ambiente
malavitoso, intrecciato alle famiglie italoamericane. Non è un
teatro di posa dove si svolge l'azione, ma un capannone,
una fabbrica dismessa, luogo di festini addobbato come
una discoteca. La luna, primo personaggio del testo si
scorge da una feritoia sul tetto. Il giovane siriano diventa
il figlio di un capoclan albanese nominato capo delle guardie
del corpo. Ma supera tutti per presenza e forza Ernesto
Mahieux, nella parte di Erode, passato con classe dalla
sceneggiata al cinema d'autore di Matteo Garrone (che gli
valse il Donatello), Crialese, Lizzani, Bentivoglio.
È un boss napoletano piccolo di statura ma potente,
anche se sottomesso agli americani in visita a cui cerca
di far girare la testa con la magnifica festa e la forzata
allegria. Salomè (Carolina Felline) entra nel film
in maniera inoffensiva, ragazzina con le spalle coperte
da una antica tradizione familiare di malavita ereditata
dalla madre Erodiade (Caterina Vertova) e man mano sboccia
come donna di mala in tutta la sua potenzialità,
così come nel testo si trasformava da vergine in
donna in una notte e per uno sguardo. Si lotta con il kitsch
a toccare questo testo, ma già lo faceva Wilde facendolo
poi tradurre dal francese all'inglese all'amante Lord Douglas,
un ruolo creato per Sarah Bernhardt. Così Sestieri
si mantiene in bilico tra immagini e parole, tra set e
palcoscenico e nella sua Salomé si perde la superficie
evanescente e si mantiene una sanguigna sostanza di intrecci
non simbolici, ma incestuosi, di senso di colpa, di parola
data, di senso del potere assoluto, come faceva in senso
più lato Claude D'Anna nella sua Salomè con
Tomas Milian, qui con precisi riferimenti tutti italiani.
Silvana Silvestri