"Che la fine abbia inizio" ma
sul serio
Si pensava che la mania degli ultimi
anni per l'horror della tortura truculenta dei vari Hostel
e Saw fosse definitivamente tramontata nelle strategie produttive
hollywoodiane quando si seppe che l'horror giovanilistico Che
la fine abbia inizio di Nelson McCormick era tornato in sala
di montaggio per essere tagliuzzato delle scene più violente. Ed infatti questo
remake di Non entrate in quella casa (1980) è molto
meno violento ed efficace dell'originale. Là c'era Jamie
Lee Curtis che veniva tormentata da uno psicopatico che rovinava
il ballo di fine anno a lei e ai suoi tre amici del cuore.
Un filmetto che sfruttava con una certa dignità le inquietanti
atmosfere liceali di Carrie sguardo di Satana di De Palma.
Oggi abbiamo l'insipida Brittany Snow al posto della divina
Curtis, un gruppo di adolescenti non credibili vestiti come
stupidi modelli e un assassino di cui capisci l'identità a
due minuti dall'inizio. Senza sangue, senza tensione, senza
senso. Mai titolo italiano fu più azzeccato. In patria
ha incassato bene, laddove l'horror truculento alla Hostel
e Saw, ora come ora, piace sempre meno.
Francesco Alò