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Charlie Bartlett
Charlie Bartlett
di John Poll
con Anton Yelchin, Robert Rodney (Usa, 2007)
 
Corriere della Sera, 6 giugno 2008

Storia per teenager inusuale e cattivella

Depresso, ricchissimo, infelice probabilmente perché troppo intelligente per la sua età (mamma buona, padre assente), Charlie Bartlett è cacciato da una scuola privata ed entra, deriso da piccolo lord, in quella pubblica. Jon Poll, regista deb, all' inizio promette il peggio, qualcosa vicino ad High school musical; invece il film prende poi una piega inusuale e cattivella per il genere teenager, mostrando il nostro «eroe» che diventa il beniamino cercando di risolvere con consigli e soprattutto psicofarmaci i problemi dei coetanei, una sorta di Freud fai da te che riceve nei bagni scolastici. Non durerà così anche perché Charlie si innamora della figlia del preside beone: commedia che hanno definito il lato intellettuale del film per ragazzi e che presenta un bell' elenco di nevrosi pronte per domani. voto 6,5

Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 6 giugno 2008

Adolescente difficile? Psichiatra nato

Charlie Bartlett (Anton Yelchin) è un adolescente miliardario con padre in galera e madre (Hope Davis) costantemente sotto effetto di alcool e calmanti. Ossessionato dal bisogno di consenso, Charlie viene espulso da un esclusivo istituto privato per approdare in un high school per comuni mortali dove dispenserà consigli e psicofarmaci per ottenere la popolarità. All'apice del successo, dovrà gestire una storia d'amore con la figlia di un preside (Robert Downey Jr) che non lo prende in simpatia. Esordio registico nella commedia sofisticata con adolescenti da parte di un esperto montatore hollywoodiano, Charlie Bartlett cita a piene mani sia da Harold e Maude che dai più recenti Rushmore ed Election. Quello che non ha rispetto ai grandi film di Hal Ashby, Wes Anderson e Alexander Payne è cattiveria, coraggio e imprevedibilità. Nonostante Charlie sia un amorale egocentrico, il regista lo tratta come una vittima dall'animo sensibile traumatizzato dal papà carcerato. Cinepresa troppo accondiscendente nei suoi confronti. Fantastico invece il preside pre-Iron Man di Robert Downey Jr, eccellente nel lasciarsi andare alla frustrazione più cupa. Brava anche la madre strafatta della Davis.

Francesco Alò

 
Il Tempo, 1 giugno 2008

Un giovane ricco da far ridere

Charlie Bartlett ha diciassette anni. È figlio di ricchi e studia in una scuola privata dove l'accompagna ogni mattina un autista in uniforme su una Mercedes di proporzioni chilometriche. Però è così esuberante e intraprendente (oltre i limiti consentiti) che viene espulso nonostante sua madre (il padre è in carcere per evasione fiscale) sia pronta a esborsare forti somme.
Ecco adesso Charlie in una scuola pubblica dove i suoi modi distinti e gli abiti eleganti non tardano a farne uno zimbello, all'inizio con conseguenze disastrose. Ma lui sa come rimontare la china e grazie ai farmaci che gli ordina uno psicanalista cui si reca periodicamente, si fa presto ben volere dai compagni (e dalle compagne) cui impartisce anche lezioni di comportamento tenendo sedute di psicologia nei bagni della scuola; sempre concluse con generose distribuzioni di tranquillanti o, a seconda delle necessità, di eccitanti. Naturalmente i nodi verranno al pettine, anche perché la scuola è retta da un preside dai modi tanto più duri quanto più vede la propria figlia legarsi a Charlie e ci vorrà un po' prima di arrivare a un lieto fine che aggiusterà molte cose: a cominciare dai rapporti di Charlie in famiglia e con la sua ragazza, senza trascurare quella sua brama di aver successo che arriverà a conclusioni addirittura trionfali.
Certo, la solita commedia hollywoodiana sui diciassettenni a scuola e nella società, con il punto consueto anche sui loro scontri con genitori e insegnanti. Però il regista esordiente John Poll, fino a ieri considerato un ottimo montatore, è riuscito a costruire una vicenda - metà cronaca metà favoletta - che non lesina ad ogni svolta varie occasioni per divertire. Con guizzi caustici soprattutto fatti scaturire da quelle situazioni strambe che vedono Charlie in veste di psicanalista in grado di soggiogare tutti i suoi compagni traendone anche qualche guadagno perché i farmaci che prescrive li ruba in casa e poi li vende a scuola. Con approdi un po' facili in questa o quella situazione presto facilmente prevedibile con il rischio, in qualche momento, di incappare nel sentimentalismo, ma sempre con molto brio e ritmi spigliatissimi.
Li sostiene entrambi, con vivacissima efficace, un giovane attore, Anton Yelchin, che, in "Alpha Dog" di Nick Cassavetes, era passato quasi inosservato. Qui tiene la scena dal principio alla fine e fa di tutto. Quasi con frenesia.

Gian Luigi Rondi

 
Il Giornale, 30 maggio 2008

Quel rampollo fallito sa fare lo strizzacervelli

A diciassette anni il benestante rampollo Charlie è già fallito. E quando, da un istituto per ricchi,è scaraventato in una scuola pubblica piena di bulli e diretta da un ubriacone, s'inventa subito una via d'uscita: quella del wc per i maschi. Dove il disturbatello con la smania di farsi benvolere, seduto sull'asse dispensa consigli e psicofarmaci à gogo, mentre compagni schizzati più di lui bevono ogni sillaba dell'improvvisato strizzacervelli. «La popolarità è uno stato della mente», spiega Charlie ormai beniamino della comunità ragazzesca. In questa frizzante commedia nera alla Wes Anderson negli Usa vietata ai minori, diritto alla felicità e alla diversità s'abbracciano lungo la via d'una crescita dolorosa.

Cinzia Romani

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