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Chantecler
di Edmond Rostand
traduzione: Enzo Moscato
con Pietro Bontempo, Carla Cassola, Ernesto Lama, Imma Villa
Rossana Bonafede, Giovanni Carta, Gilles Coullet, Daniele Gonciaruk, Olivia Spigarelli,
Agostino Zumbo, Elisabetta Alma, Angelo Campolo, Egle Doria, Sara Emmolo, Evelyn
Famà, Antonella Familiari, Carlo Ferreri, Simona Fiordaliso, Luca Fiorino,
Marco Foti, Andrea Gambadoro, Plinio Milazzo, Mario Parlagreco, Luigi Tabita
i musici Maurizio Burzillà, Valerio Fassari, Josè Mobilia, Giancarlo
Scarvaglieri, Stefano Zorzanello
regia: Armando Pugliese
scene: Andrea Taddei
costumi: Silvia Polidori
musiche originali: Enzo Gragnaniello
movimenti mimici Gilles Coullet
Napoli, Teatro Mercadante, dal 16 al 27 maggio 2007
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Panorama,
n. 22 2008
Chicchirichì, ma i polli siamo noi
Chicchirichì, cuccurucù, che gran pollaio è la
vita. Se poi Edmond Rostand, anziché il naso del
suo Cyrano, ci mette il becco di Chantecler, gallico gallo
vanitoso ma romantico, ed Enzo Moscato traduce e ricuce
questa «saga in versi in quattro atti» (datata
1910) in una versione molto creativa, tra il forbito e
il vernacolo, ecco che Armando Pugliese ha in mano tutte
le carte per orchestrare con gli scatenati attori dello
Stabile di Catania una sarabanda sull'aia, pardon, sulla
scena, che è tutto un pigolio, uno zirlio, un gloglottio,
dove l'umano e l'animalesco si cambiano a vicenda i connotati.
Può il riconosciuto re del pollaio, forse antenato
del galletto aviatore di Galline in fuga, rinunciare a
salutare il sole col suo canto? Può una giovane
Fagiana vanitosa sacrificarsi per amore? Il bestiario di
Chantecler, in tournée nella prossima stagione, è una
voliera di voci divertente e persino un po' frastornante,
dove la parodia dei sentimenti umani deflagra in un carnevale
di luci, suoni e costumi. A celare la nuda verità:
quegli animali da pollaio, come ai tempi di Esopo oLa Fontaine,
siamo noi.
Roberto Barbolini
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Il
Manifesto,
30 maggio 2007
Chantecler, un leader naturale nel pollaio
Armando Pugliese mette in scena
la favola di Edmond Rostand al Mercadante e poi al Verga
di Catania, fresco di nuove nomine. Una radiografia di
vizi e le virtù
Napoli
Era da diversi anni che Armando Pugliese voleva
mettere in scena questo testo di Edmond Rostand quasi
mai rappresentato da noi. Enzo Moscato ne aveva preparato
per lui una traduzione scoppiettante, ma la favola
dell'autore francese (di cui mattatori e tromboni praticano
solo il roboante Cyrano) vede soltanto adesso la luce.
E Chantecler è una
favola molto bella, dalla morale aperta ma dalle emozioni
sicure. Questa settimana, dopo un ciclo di recite al
Mercadante, torna al Verga di Catania (fino a domenica
3, con doppio spettacolo sabato), e segna in qualche
modo anche il punto di svolta dello stabile catanese. È infatti
l'ultima produzione della direzione di Orazio Torrisi
(e presidenza Pippo Baudo) sostituiti abbastanza incongruamente
e per ragioni tutte politiche dal cda del teatro, dopo
che lo stesso sindaco-curante di Berlusconi, Scapagnini,
ha rivendicato le nuove nomine: direttore Lamberto Puggelli
e presidente Pietrangelo Buttafuoco. Chissà che
sorte avrà a questo punto il rutilante pollaio
di Chantecler.
Intanto, per chi riesce a vederlo, è una bella
immagine di cosa il teatro può essere: molto realista
quanto «irreale», con tutti quegli animali
variopinti, le loro gerarchie, le intolleranze, le congiure,
i sacrifici (tutti, meno quelli umani, ovviamente) e
i grandi gesti. Come favola, può raccontare tutto
e sbizzarrirsi. Come radiografia di una piccola comunità scopre
virtù e debolezze che con maggiori difficoltà traspaiono
negli umani.
L'impianto è lineare. Della cittadella animale,
il galletto Chantecler è il leader naturale, poiché ogni
mattina dà la sveglia al sole e alla vita del
bosco. Tutti lo rispettano, ma molti tramano contro di
lui, gelosi e insofferenti alla sua autorità.
Lo ama la bella fagiana, lo coccola la vecchia chioccia
che l'ha covato, più combattuti sono altri uccelli
o mammiferi di complemento. Quando lo avvertono della
congiura imminente, decide di affrontarla, e l'arrivo
dei galletti combattivi liberati da un pollaio rivale è una
sorta di piccolo capolavoro dentro un bello spettacolo.
Un defilé pazzesco e spiritoso, crudele e irresistibile:
Silvia Polidori, la costumista, ha la fortuna rara di
poter scatenare la fantasia, e ne spande a piene stoffe.
Andrea Taddei, autore della scenografia, ci porta felice
dentro l'umanità perversa di un pollaio, e i brividi
di un bosco animato. Ma è soprattutto il testo
a divertire come un fuoco d'artificio, col suo impasto
di lingue, dialetti, idioletti e allusioni messi con
una grazia che conquista bambini e adulti. Ce n'è per
tutti: Moscato non risparmia il fascino della rima e
della musicalità, ma non mancano i doppi sensi
e le citazioni d'alta classe, mentre le sue parole si
intrecciano fino alla filosofia e alla teologia, in un
pastiche ricco di significati sovrapposti e incrociati.
Un oratorio laico che sfiora lo scurrile per innalzarsi
a cosmogonia di un mondo di natura.
Per Pugliese c'è anche la fortuna di una compagnia
affiatata e divertita, giovane e agguerrita quanto pronta
a ironia e malinconia nello srotolare la trama di questa
animalesca vitalità. Tra i molti interpreti di
voce e di piuma, tutti bravissimi, da ricordare almeno
Pietro Bontempo, Imma Villa e Carla Cassola.
Per una curiosa coincidenza, nel Ridotto del Mercadante,
andava in scena un'altra piccola delizia: Nu Pulcinella,
duje Pulcinella, tre Pulcinella (fino a domenica 10 giugno),
di Filippo Cammarano, in un progetto curato da Renato
Carpentieri. La regia di Pino L'Abbate riesce a portare
quest'altro campione di umana animalità (che nel
caso della maschera napoletana è fatta soprattutto
di fame, di cibo come di sesso) dalla commedia degli
equivoci verso l'opera buffa, grazie alle belle voci
degli interpreti. Un'altra buona occasione per divertirsi
e andare a una delle radici del teatro.
Gianfranco Capitta
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