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Cemento armato
Cemento armatodi Marco Martani
con Nicolas Vaporidis, Giorgio Faletti, Carolina Crescentini, Fabio
Camilli, Ninetto Davoli
 
La Repubblica, 5 ottobre 2007
Un piccolo film insolitamente attento al linguaggio che ha come modello quello Scorsese e De Palma

"Cemento armato", cinema d'azione
secondo la più classica scuola Usa

Regola numero uno: dimenticare Notte prima degli esami. D'accordo, il cast è lo stesso e la coppia Brizzi-Martani (il secondo all'esordio nella regia, l'altro co-sceneggiatore) quella che ha confezionato il maggior successo giovanilistico delle ultime stagioni. Però Cemento armato è tutt'altra cosa: un piccolo film insolitamente attento al linguaggio, che si pone come modello dichiarato il cinema d'azione americano anni 70, diretto dai "primi" Scorsese e DePalma.
Fatte le dovute proporzioni, l'epigono funziona a dovere; anche grazie al romanzo omonimo scritto da Martani con Sandrone Dazieri, tra i portabandiera della scuola dei duri all'italiana.
Diego, bulletto di periferia, fa casualmente uno sfregio a un ras della malavita, detto il Primario, che sguinzaglia i suoi scherani per castigare il ragazzo. Ha inizio una spirale di violenza che costerà molte vite. Si potrà rimproverare all'intreccio un certo numero di coincidenze artificiose; si potrà eccepire su qualche debolezza di recitazione. Ma non si venga a dire che i vecchi "poliziotteschi" all'italiana, oggi diventati cult, erano tanto migliori.

Roberto Nepoti

 
Il Manifesto, 5 ottobre 2007
Tentativo fallito di «spaghetti noir»

Prendete un thriller. Spolpatelo, conservando l'impalcatura a suspense (se siete virtuosi poi, come gli sceneggiatori Brizi, Dazieri, Poldelmengo e Marco Martani, anche esordiente regista, azzardate il triplo avvitamento a plot incrociato). Gettate con forza il tutto dentro una Roma post pasoliniana a ossessioni consentite (la «centralità della famiglia» permetterà sicuri finanziamenti Rai). Spalmatelo di vernice «dissacrante»: un matto, due citazioni tarantiniane, immaginari laziali (fasci, albanesi, il «negro»), velate polemiche anti-Veltroni (ci fossero più telefoni pubblici nelle strade ci sarebbero meno mamme assassinate in giro). Proibite bestemmie e parolacce, però, se no niente prime-time e avrete Cemento armato, titolo pericoloso perché promemoria per il pubblico che ha sempre «un senso dell'umorismo in più». La storia? Due anime perdute odiano-amano la vertigine. L'eroe è il ragazzotto disoccupato, Nicolas Vaporidis, un Nick mano fredda che non sa coniugare teppismo a nobiltà: spacca gli specchietti retrovisori delle auto che si oppongono all'incedere della sua vespetta rubata con la stessa prepotenza e impunità di politici e antipolitici. La sua ragazza, Carolina Crescentini, incomprensibilmente, lo ama perché chi le capisce le veline del «cinema moderato» se non si conosce bene Pietrangeli? L'anti eroe, il perfetto stronzo, è interpretato da Giorgio Faletti, insuperabile nella parte dell'imprenditore italiano tipo (il traffico di droga è la dinamo della nostra economia, no?), una sorta di sergentello del sadismo, l'astigiano cui è concesso (grazie a complicità a San Vitale), a tempo determinato, una fetta di Roma orrida. Ninetto Davoli (sfasciacarrozze disincantato) non collabora al film neanche sotto tortura, attonito per l'incarognimento dei tempi (anche di regia) e perché i galantuomini qui son poliziotti. Il «noir spaghetti» non riesce perchè non ha il cuore dell'ultrà del Catania, ma il fastidioso birignao maleducato dei giovani cantilenanti di oggi che abusano dell' aggettivo «tranquillo» per toccare i vertici dell'alto realismo.

r.s.

 
L'Unità, 4 ottobre 2007
La cattiveria sopravvalutata

Sceneggiatore di numerosi “panettoni natalizi” di Neri Parenti, di serie televisive e dei 2 Notte prima degli esami, Marco Martani ha esordito alla regia con Cemento armato. Lo ha sceneggiato con l’amico Fausto Brizzi, l’ inventore della formula Notte prima…, anche lui in tutte le altre imprese sopra elencate. E si è portato dietro il cast dell’operazione di successo - Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini e Giorgio Faletti – mentre adesso come allora hanno prodotto i Lucisano e distribuisce 01 Distribution. C’ è pure l’istant book scritto dal regista con Sandrone Dazieri. “Squadra che vince non si cambia”, direbbero tutti. Martani invece si è affannato a spiegare che nel suo film ci sono “tutte” queste persone solo perché “erano perfette per il ruolo”. Nel tentativo di mostrare una “verginità” che non ha, si nasconde dietro una foglia di fico. In fondo già meritava credito scegliendo di cimentarsi in una specie di noir metropolitano. Non proprio riuscito come film di genere. Scontato in tante soluzioni narrative. Giorgio Faletti è “il Primario”, un pezzo grossissimo della malavita romana. Dice cose tipo: “Qui non si muove una mosca senza il mio permesso”. Però! Ha una casa arredata con gigantografie di anonimi paesaggi urbani. Il braccio destro è un nero che (indovinate) si chiama Said. Diego (Nicolas Vaporidis) è uno scapestrato che rompe lo specchietto della Mercedes del boss per fare una bravata e firma la sua condanna a morte. Il Primario – questa si che è originale - gli sguinzaglia dietro i migliori uomini. Uno, appostato in casa di Diego, era arrivato vestito con pantaloni mimetici e una enorme jeep. Discreto. La polizia: c’è un doppiogiochista (Dario Cassini) che fa il bello e il cattivo tempo seminando indizi manco fosse Volontè in Indagine…. E il capitano – buono perché appende il disegno del figlio piccolo in ufficio - che assomiglia a Paolo Borsellino. Il cinese che vende pistole di contrabbando illustra ogni arma con tanta dovizia di particolari che sembra tutta una recita…Dallo specchietto in poi, insomma, il film si contorce in una serie di coincidenze al limite delle possibilità (anche divine). Ci siamo dimenticati di Pompo, cioè Ninetto Davoli, che se lo metti a fare lo sfasciacarrozze fa la sua figura. E però è bravo anche in altri ruoli. E la ragazza del protagonista, Asia, cioè Carolina Crescentini. Quando c’è (e nonostante tutto) fa sentire la differenza. Per il resto ruoli non proprio conchiusi senza nemmeno il physique du role fanno saltare anche le migliori operazioni a tavolino. Vaporidis si farà. Faletti come cattivo pure. E se Marco Martani, cinematograficamente provasse ad “andare via di casa”, forse perderebbe un equilibrio che sa di consuetudine. Tirando fuori il suo lato oscuro. Sempre che lo abbia.

Pasquale Colizzi

 
Il Mattino, 6 ottobre 2007
Faletti & Vaporidis in un noir all'italiana

«Cemento armato» tra Giorgio Faletti e Sandrone Dazieri. Per il suo esordio noir il giovane sceneggiatore Marco Martani ha scelto come numi tutelari - almeno dal punto di vista dell'immagine commerciale di due autori legati al genere - l'attore piemontese, diventato in pochi anni narratore di successo e lo scrittore lombardo, giallista tra i più interessanti della sua generazione. Faletti interpreta con incisiva perfidia uno dei due protagonisti e Dazieri ha scritto in tempo record con lo stesso Martani il romanzo omonimo ispirato al film e già in libreria. Il neoregista, che in fase di sceneggiatura ha avuto l'apporto di Fausto Brizzi, suo abituale compagno di scrittura con il quale ha collaborato anche per «Notte prima degli esami», ha pensato un noir dalle solide radici italiane senza perdersi in improponibili e improduttive imitazioni americane, un plot teso e violento nella scia del collaudato thriller d'azione senza dimenticare la tradizione del giallo d'impegno civile all'italiana. Semmai il genere di riferimento sembra più il western. Lo spietato criminale e il giovane Diego, interpretati rispettivamente da Faletti e Nicolas Vaporidis, si rincorrono, si odiano, si affrontano con la fisicità, la rabbia, l'accanimento di due incarnazioni del Bene e del Male, con la secchezza iconica della contrapposizione manichea degli eroi del West. Il boss, detto il Primario, imprenditore-speculatore edile, è l'espressione della nuova malavita che nella Roma di oggi gestisce il maggiore traffico di droga e prostituzione. Diego è uno spiantato bulletto di periferia, cresciuto senza padre e in cerca di un lavoro, ma generoso e affettuoso. I due entrano in rotta di collisione quando il malavitoso scopre che è stato lui a spaccare lo specchietto retrovisore della sua auto e gli dà la caccia scatenando i suoi uomini. La sfida prende però gradualmente i contorni della lotta morale per la sopravvivenza, del confronto estremo, della tragedia shakespeariana allorché il criminale diventa colui che ha distrutto la vita del giovane (ha violentato la sua fidanzata, ha ucciso molti anni prima suo padre e fa eliminare anche sua madre). La resa dei conti finale sancisce la bella prova recitativa di Faletti e Vaporidis.

Alberto Castellano
 
Il Messaggero, 5 ottobre 2007
Il Noir romano un po' liofilizzato

Un ragazzo come tanti, un po' bullo un po' furbastro, ma con un cuore grande (Vaporidis). Una fidanzata fin troppo a posto e carina per lui (Crescentini). Un boss ricco, feroce e sentenzioso (Faletti). Una serie di comprimari un po' comici (gli amici del ragazzo) un po' sinistri (gli scagnozzi del boss). E l'assurda guerra all'ultimo sangue fra il boss e il ragazzo, che berrà fino in fondo alla coppa del Male. Scena chiave: «Cosa vedi dalla finestra, Said?», chiede il boss al tirapiedi. «Mah, il solito traffico». - «Sbagliato. Vedi una distesa senza fine di cemento armato. E' questa la vera Roma, non quella delle cartoline...». Con dialoghi simili ci si aspetta un bel noir metropolitano. Un film di genere (oggi vanno di moda) sui lati bui della capitale. Invece, malgrado il sangue e i reiterati "totali" notturni, in Cemento armato manca proprio la suspense. E soprattutto manca Roma. Non ci sono i romani, letteralmente (mai visto un film più "vuoto": a parte l'ingorgo sulla Tangenziale, in scena ci sono sempre solo gli attori necessari, mai una folla, un capannello, un passante). C'è una Garbatella linda e pinta. C'è Ninetto Davoli sfasciacarrozze. Il resto è così levigato, semplificato, liofilizzato, che fa riflettere. Possibile non ci siano altri modi di raggiungere il "pubblico" (che non ha né torto né ragione, va solo rispettato e coltivato)? Mah!

( F. Fer.)

© Sipario 2011