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Casino Royale
Casino Royaledi Martin Campbell
con Daniel Craig, Mads Mikkelsen, Eva Green, Giancarlo Giannini
 
La Stampa, 2 gennaio 2007
E' al tavolo del poker il lato umano di Bond

Dopo venti film e cinque diverse incarnazioni cinematografiche, James Bond ricomincia da capo: ovvero da Casino Royale, il romanzo spionistico che nel 1952 gli diede i natali e che per motivi di diritti non era stato finora utilizzato sullo schermo (ma con quel titolo uscì nel 1967 una versione parodistica all-star che è meglio dimenticare).

Si racconta che lo scrittore inglese Ian Fleming si trovasse in Giamaica quando concepì sulla sua vecchia portatile Imperial quella figura di agente segreto al servizio di Sua Maestà Britannica destinato a fama planetaria e imperitura. Il quale alla prima entrata in scena possiede già le sue note caratteristiche di elegante bon vivant, conoscitore di vini, amante delle belle donne, delle auto sportive e del gioco d'azzardo. Ma non è ancora abbastanza cinico, non è ancora infallibile: nella partita a tre che si svolge fra lui, il cattivo di turno Le Chiffre e la bella e ambigua Vesper, dimostra che la sua gelida durezza nasconde un'imprevedibile vulnerabilità.

Sulla scia del libro il regista Martin Campbell e i suoi sceneggiatori hanno rispettato questa connotazione più realistica del personaggio, conferendogli alcune umane debolezze. Tuttavia per animare secondo i cliché spettacolari odierni una storia che si svolge in massima parte intorno a un tavolo da gioco (baccarat sulla pagina, poker nel film) hanno inventato un prologo pieno di acrobazie rocambolesche e scene di violenza, da cui si evince in che modo James si è conquistato sul campo le due 0 della licenza di uccidere. Ne è risultata una pellicola ibrida metà d'azione metà no, ben confezionata, poco ironica e inutilmente plumbea che però ha entusiasmato critica e pubblico, assicurando uno stratosferico box office di oltre mezzo miliardo di dollari (e non è finita qui).

Molto del merito va alla scelta del sesto 007, Daniel Craig, contestata dai bondologi puristi per via del colore biondo della capigliatura. Non avrà «una breve ciocca di capelli neri», ma per il resto il suo fisico è intonato al ritratto che ne fa Fleming: occhi grigio-azzurri «un po' ironici e interrogativi», «una sottile cicatrice lungo la guancia destra» e un effetto «vagamente piratesco». Per di più è un bravo attore in un cast internazionale che mette insieme Eva Green, Mads Mikkelsen e Giancarlo Giannini.

Alessandra Levantesi

 
L'Espresso, 3 gennaio 2007
007 come sei cheap

James Bond è svanito. Del personaggio che ha avuto uno strepitoso successo mondiale nel film Casino Royale restano solo il nome e la Aston Martin

Sul Canal Grande a Venezia, un palazzo affonda silenziosamente nell'acqua. Una lunga partita a carte cosmopolita decide i destini. Daniel Craig 007 nudo, legato a una sedia senza fondo, viene torturato con una grossa corda annodata in cima, fustigato sui testicoli. James Bond è svanito dopo 44 anni, 20 film, cinque interpreti (Sean Connery, George Lazenby, Roger Moore, Timothy Dalton, Pierce Brosnan): 'Casino Royal' di Martin Campbell, intitolato cone un vecchio film satirico tratto dal primo romanzo scritto da Ian Fleming nel 1953 è appena un film d'azione veloce, lungo e chiassoso come tanti altri, ben fatto, dinamico, divertente, con idee brillanti o crudeli. Naturalmente anche a James Bond capitava di venir minacciato di tortura (da uno scorpione, da una lama dentata), ma del personaggio che ha avuto uno strepitoso successo mondiale, che ha legittimato la sordida figura della spia ed è divenuto proverbiale, restano soltanto il nome e la Aston Martin. Sono scomparsi i segni distintivi: la canzone, la segretaria civetta Moneypenny, il fornitore di gadgets letali , l'eleganza personale del seduttore, buon bevitore, buongustaio e portatore pubblicitario di marche costose e famose. Si è umanizzato il nemico, non più sadico onnipotente, ma danese con occhi di ghiaccio azzurro chiamato esoticamente Le Chiffre, dedito a far soldi per il terrorismo internazionale. Si è via via aggiornato al gusto di massa 007: l'inglese Daniel Craig, un poco somigliante a Steve McQueen, è un bel muscolare robusto, atletico, comune: e basta. Ovvio che tutto o quasi sia mutato: cos'è che non cambia, in circa mezzo secolo, che non si banalizza? Ma insieme con 007 se ne sono andati pure l'ironia, il fascino, l'anomalia d'una spia che voleva essere chic.

Lietta Tornabuoni

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