Un Hitler inedito, bambino e adolescente, indagato con occhi curiosi
e portato sul palco con un atteggiamento distaccato senza prendere posizione, è alla
radice dello spettacolo andato in scena alla sala Agorà del Teatro
della Tosse. Adolf è sdoppiato nell’interpretazione di due
attori, il dodicenne Alessandro Bandini e il giovane Paolo Maria Pilosio
che rappresentano le prime fasi della vita di Hitler. Un dialogo scarno,
a volte ambiguo, perfino inquietante, suggerisce gli stati d’animo
del protagonista, lasciando spazio all’immaginazione degli spettatori,
tutti seduti a semicerchio nella spoglia sala Agorà, dotata di
tre grandi e funzionali specchi translucidi. Non si tratta comunque di
una recitazione a due, una folla di personaggi è intorno al piccolo
Adolf, ed è sempre presente in scena muovendosi tra il pubblico,
a cominciare dalla madre e dal padre, dalla maestra, da un compagno di
scuola e via dicendo. A volte sono figure solo evocate, più spesso
sono le figure reali che hanno partecipato alla genesi del futuro dittatore.
Lo spettacolo si apre con la danza che è il filo conduttore e
che diventa insieme al canto e alla musica, il necessario trait d’union delle
varie azioni, ma bisogna dire che, nonostante ciò, le scene risultano
a volte un po’ slegate. Ogni attore gioca diversi ruoli con molto
impegno e maestria, un riconoscimento va al dodicenne Alessandro Bandini,
allievo della scuola La Quinta Praticabile, un plauso particolare è per
Claudia Lawrence che passa dal canto, al ballo, alla recitazione con
grande duttilità e autentica, sperimentata professionalità.
Etta Cascini