"Cargo 200", il crollo dell'Urss
nell'ottica dell'anima russa
In realtà Cargo 200 on spiega niente. Non informa
esplicitamente sul fatto che questa mostruosa periferia
o provincia russo-sovietica è colta sullo sfondo
della metà degli anni 80, sull'orlo della Perestrojka
di Gorbaciov e quindi del tracollo del potere comunista.
Si vede il nuovo leader in tv, si usa l'espressione che
dà il titolo per indicare i "carichi" provenienti
dal fronte afghano. Cioè i giovani soldati rispediti
a casa morti.
Un intrecciarsi di personaggi: un ufficiale e suo fratello
docente universitario di "ateismo scientifico",
i figli della casta che i due rappresentano, un vietnamita
trattato come un servo della gleba che si rivolge al suo
datore di lavoro chiamandolo "padrone", il quale è un
arrabbiato anticomunista che soffoca la rabbia nell'alcol,
infine un capitano di polizia che è l'anima nera
della storia. Che non è proprio una storia - anche
se ci sono fatti, delitti, indagini - ma appunto un passare
e intrecciarsi di figure chiamate a rappresentare in maniera
distorta, grottesca, mostruosa ciò che il film intende
rappresentare.
Un disfacimento morale da brividi. C'è qualcosa
di sicuramente potente, nel film, ma anche tutti i vezzi
di un estremismo "autoriale" esibito e provocatorio.