In palestra per un amore senza età
La commedia «Cardiofitness» segna l’esordio del regista
Fabio Tagliavia
Stefania ha ventotto anni è innamorata di Stefano che ne ha quindici.
Un amore difficile, lei è donna fatta, lui, timido, impacciato,
ha appena finito le elementari. Da una parte le due migliori amiche di
Stefania la incitano a non temere complicazioni, dall’altra, il
padre di Stefano, anche se è un farfallone disinibito, fa notare
al figlio quella eccessiva differenza d’età e lo consiglia
di attendere i diciotto anni per decidere dei propri sentimenti. Da qui
inciampi, equivoci, pene d’amore che non arriveranno però ad
ostacolare il lieto fine: immancabile e prevedibile. Tre piccole novità.
Intanto quella differenza d’età che, quando la si tratta
in questa o quella storia, si riferisce di solito ad anziani, uomo o
donna, di fronte a giovani non proprio minorenni. Poi l’ambiente
nel quale si muovono le tre ragazze, una palestra con fitness (da cui
il titolo) e, in parallelo, l’ambiente che, al di fuori della scuola,
accoglie Stefano, una squadra di baseball organizzata da un esule cubano
con baffoni. Nessuna delle tre interviene davvero a mandare avanti la
vicenda e a dar colori ai personaggi, però la regia dell’esordiente
Fabio Tagliavia, premiato tempo fa per due suoi cortometraggi, rifacendosi
a un romanzetto di egual titolo pubblicato da Marsilio, è riuscita
ad animare l’azione con una certa verosimiglianza, non puntualizzando
in maniera eccessiva quella distanza di anni che separa i due protagonisti
e costruendo invece loro attorno delle situazioni in cui si possono muovere
con agilità. Qua dando spazio ai sentimenti, con gioie e dolori,
là sfiorando invece la commedia nel disegno di alcune figure di
contorno, le amiche di lei, il padre e un intraprendente cuginetto di
lui, privilegiando quasi sempre dei ritmi svelti che, oltre a rifiutare
programmaticamente le soste, si affidano, per procedere, ad immagini
costruite con indubbia sapienza tecnica, a dimostrazione, almeno, che
il regista, pur esordiente, il cinema riesce a dominarlo con successo.
Siamo però ancora a livelli piuttosto semplici e, qua e là,
persino ingenui, ma un film così, inseribile senza sforzo nel
filone "giovanilistico" affiorato di recente nel nostro cinema,
un suo pubblico non mancherà di averlo, specie tra i quindicenni.
Stefania è Nicoletta Romanoff, fine, graziosa e gentile come sempre.
Stefano è figlio del registe Daniele. Può convincere.
Gian Luigi Rondi