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Caramel
di
Nadine Labari
con Nadine Labaki, Yasmine Al Masri.
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Il Mattino, 29 dicembre 2007
Passioni mediorientali in un salone di bellezza
Film di nicchia alternativo
alle sghignazzanti sedute natalizie, «Caramel» svaria
sui toni dolceamari (in riferimento al titolo che cita il metodo locale
di depilazione) di una commedia al femminile con innegabile grazia e
qualche vezzo da soap. Lo firma Nadine Labaki, trentasettenne attrice
libanese molto amata in patria che si riserva anche la parte della bella
Layale, proprietaria del salone di bellezza «Si belle» in
cui s'intrecciano storie, aspirazioni e desideri delle quattro donne
che ci lavorano e dell'anziana sarta che dà man forte per i lavori
di cucito. L'espediente dell'esercizio pubblico che si trasforma in palcoscenico
per poterci imbastire una trama multistrato non è nuovo, ma la
neo-regista riesce a conferirgli un tocco caldo, cremoso, fisico, sensuale
alquanto originale e accattivante: il girotondo di contraddizioni che
convergono nel dilemma tradizione/modernità particolarmente scottante
a Beirut e dintorni lascia trasparire, in effetti, uno slancio d'ottimismo
generazionale ben intonato allo stile da musical della confezione. Gli
uomini, chiamati in causa senza complessi, risultano sfuggenti o deplorevoli,
ma alla Labaki non s'addice il tirassegno femminista e a prorompere dal
quadro sono sempre gli umori di una società caotica, insidiosa,
tutt'altro che idealizzata eppure in qualche modo vitale e reattiva nel
gioco dei sessi e in quello socio-etnico-culturale. Le attrici non professioniste
coordinate dalla Labaki tengono la scena con grande affiatamento e, al
di là dei (prevedibili) fatti e fatterelli svarianti tra passioni
senili, omosessualità represse, tormenti per la verginità perduta
o aspirazioni artistiche, rendono vivida una molto mediorientale confusione
tra tabù e desideri.
Valerio Caprara
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L'Unità, 21 dicembre 2007
Confidenze sotto il casco
Salutare Caramel come il Fiori d'acciaio libanese
potrebbe far intendere in che film vi andreste a cacciare: in un negozio
di parrucchiere ed estetiste, che usano la pasta di caramello per le
cerette, s'incrociano speranze, sogni, dolori e confessioni di cinque
donne. Ma sta altrove la forza di questo progetto co-finanziato dalla
Francia, opera prima della poco più che trentenne e bellissima Nadine Labaki. Che ha
scritto e diretto, oltre ad essersi ritagliata il ruolo di Layale, una
ragazza che vive dai suoi, innamorata di un uomo sposato. Insieme a lei
gestiscono il "Sibelle" Nisrine, musulmana alle soglie del
matrimonio ma non più vergine e Rima, jeans e capelli corti, in
lotta con la sua sessualità che la spinge verso le donne. In quel
saloon dall'atmosfera anni settanta – se non altro per la mobilia
e il modesto quartiere di Beirut che lo ospita – si affaccia spesso
Jamale, amica delle ragazze che non accetta di stare invecchiando e Rose,
una malinconica sartina che si occupa dell'anziana sorella un po' toccata
e come lei vive di rimpianti. Gli uomini? Un poliziotto innamorato e
il futuro sposo sono figure minori.
Presentato alla Quinzaine di Cannes con grande successo, Caramel è stato
scritto con delicatezza e maestria dalla Labaki (con due contributi maschili)
grazie al programma Residence du Festival, che permette a 12 giovani
autori di vivere a Parigi per 4 mesi e sviluppare il proprio progetto
cinematografico. A differenza del simile americano, che era un colossal
soap-opera e puntava su un gruppo di primedonne hollywoodiane, questo è recitato
da un gruppo di strepitose attrici non professioniste assolutamente spontanee
e credibili. Per questo il film emana un calore speciale, una sensualità molto
diretta, schiudendo le porte dell'intimità femminile in un luogo
di relax e confessioni. Con un tocco leggero e uno sguardo profondo che
non prescinde da quel crogiuolo di culture che è il Libano e Beirut,
una volta definita la Parigi del Medio Oriente, dove la maggiore apertura
alle influenze occidentali deve sempre fare i conti con i retaggi del
passato. Infatti i problemi nascono tutti da quel fardello e da quelle
radici. E' pur vero però che, rispetto alla inevitabile resa delle
donne più mature, le tre ragazze di Caramel dimostrano carattere
risoluto e fiducia nel futuro. Dolci e profumate come il caramello, forti
come "fiori d'acciaio".
Pasquale Colizzi
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Corriere della Sera, 28 dicembre 2007
Storie di sciampiste nella Beirut di oggi
Dapprima, nel '39, fu Cukor a parlare di donne, tenendo gli uomini
fuori; poi venne Almodóvar e si inserirono i Fiori d'acciaio fino ai
serial femminili in tv. La regista libanese Nadine Labaki racconta l'incrocio
delle illusioni & delusioni di alcune sciampiste e dei loro cari,
indagando sulle cerette al caramello e su pulsioni del cuore, segrete
o meno. Carino.
VOTO: 7,5
Maurizio Porro
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Il Giornale, 21 dicembre 2007
In una Beirut sotto le bombe un magnifico universo di donne
Nella variopinta
fauna cinematografica capita talvolta che un film sia diverso senza l'intenzione
di esserlo. È il caso del magnifico
Caramel, diretto dalla giovane, e bellissima, regista libanese Nadine
Labaki, che ne è anche la protagonista. In apparenza una variante
dei temi trattati da Almódovar, ma si tratta soltanto di una coincidenza.
Ambientato a Beirut poco prima che le bombe facessero altri scempi poco
più di un anno fa, Caramel è un placido ritratto di donne,
un amabile e crudele racconto di quotidianità, che non scade mai
nel minimalismo. C'è la scoperta di un universo uguale e diverso
dal modello europeo. È la storia di alcune ragazze, cristiane
e musulmane, che gestiscono un piccolo istituto di bellezza. Si intravede
il mostro del maschilismo, l'autoritarismo dello Stato, la provvisorietà di
un'esistenza il cui centro di gravità è ancora una volta
l'amore, maltrattato, equivocato, mai banalizzato. Ci sono amori clandestini
in una società che li aborre, ricorsi alla chirurgia per riavere
la verginità perduta, il pudore ammirevole delle vere donne. E
nel ruolo di Layale, Nadine Labaki ha il fascino travolgente delle donne
che noi occidentali possiamo soltanto sognare. Si resta incantati di
fronte a questo manipolo di donne, che senza infingimenti ha il coraggio
di esserlo. Una piccola lezione che ci restituisce la fragranza un po'
berbera dell'amore per le donne, senza i travisamenti e le tragiche parodie
che di loro fanno personaggi anche pubblici. Un film di donne, indispensabile
per gli uomini.
Adriano De Carlo
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