Il «viaggio nel migliore dei mondi possibili»
Voltaire scrisse che Leibniz, che era certamente un profondo metafisico, rese al genere umano il servigio di mostrargli che dobbiamo essere tutti molto soddisfatti e che Dio non poteva fare per noi di più, poiché scelse necessariamente, tra tutti i mondi possibili, quello incontestabilmente migliore. E per rispondere a questo che può suonare come un tragico beffardo paradosso, Voltaire scrisse «Candido o dell' ottimismo» racconto filosofico, divertente, ironico dal ritmo pieno, pulsante di vita, immerso nel più totale disordine. E dal caos degli avvenimenti che travolgono Candido e tutti protagonisti emerge una verità: l' uomo non vive nel migliore dei mondi possibili, e si può ridere dell' ottimismo universale e della ragion sufficiente. Emanuele Conte, autore della riduzione teatrale e regista, sceglie per il suo spettacolo la bella e riuscita via di una commistione di stili e di espressività, dai burattini alle marionette, alla recitazione, tra le scene e i costumi colorati e fantasiosi realizzati dal bravo Bruno Cereseto sui bozzetti di Emanuele Luzzati. Ne è nato uno spettacolo divertente e raffinato, un irresistibile «Viaggio tragicomico nel migliore dei mondi possibili» che gli attori della compagnia compiono con eclettica bravura. Enrico Campanati è un elegante Voltaire che da «ritratto in posa commemorativa» nella sua bella cornice dorata, disturbato da una fastidiosa mosca, esce dal quadro per raccontare l' affannoso ottimismo dello spaurito e allibito Candido di Pietro Fabbri, o la sublime testardaggine del Pangloss di Bruno Cereseto o l' ostinata innocenza della svampita Cunegonda di Silvia Bottini: per raccontarci insomma come sarebbe saggio volterianamente apporre alla fine di quasi tutti i capitoli della nostra metafisica le due lettere dei giudici romani, quando non riuscivano a intendere una causa, N. L.: non liquet, la cosa non è chiara.
Magda Poli