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Caccia spietata
Caccia spietatadi David von Ancken
con Pierce Brosnan, Liam Neeson
 
Il Giornale, 9 maggio 2008

Brosnan e Neeson duri nel West

Il peggiore dei mali, la guerra civile, in un western dove si affrontano nel 1868 due reduci cinquantenni, non da ex nemici - ideologici, politici e militari -, ma per vendetta: un atroce fatto semiinvolontario ha elevato all'ennesima potenza il precedente antagonismo pubblico. E la pace chiude le guerre, ma non liquida gli odi. Ecco Caccia spietata (in originale Seraphim Falls, letteralmente «Cascate Serafino») di David von Ancken, che esce in sordina, con due anni di ritardo, eppure è uno dei film più interessanti americani del decennio, che reca il marchio Ikon, la compagnia di Mel Gibson. A che cosa somiglia? A Corvo rosso, non avrai il mio scalpo di Pollack per sfondo nevoso e boscoso; a Duello nel Pacifico di Boorman per lo scontro fra (ex) militari. La sceneggiatura, dello stesso regista e di Abby Everett Jaques, evita di rappresentare due Rambo dove uno insegue l'altro. Verosimilmente mostra il militare di carriera (Pierce Brosnan) più abile del contadino che aveva indossato l'uniforme (Liam Neeson). Entrambi vivono di un orrore derivato da un errore e ne portano il fardello. Non c'è un buono, non c'è un cattivo da scegliere fra gli antagonisti. Sono entrambi vittime e carnefici, circondati dalla teppa che esiste sempre e ovunque, ma che, quando la società non ha ancora preso il posto dello stato di natura, agisce liberamente. Caccia spietata - dove Brosnan giganteggia come nel Sarto di Panama proprio di Boorman e, come allora, in un ruolo di anti-Bond - resterà poco in circolazione, salvo inattese affluenze: contribuite a crearle. Il residuo di buon cinema si preserva andando a vederlo, anche da soli se gli altri non capiscono.

Maurizio Cabona

 
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