|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Bruno
di Larry Charles
con Sacha Baron Cohen, Gustaf Hammarsten (Usa, 2009)
|
| |
Il Mattino, 24 ottobre 2009
«Bruno», ovvero Baron Cohen nel circo globale della moda
Prendere o lasciare. Il nuovo assalto del comico britannico no-limits Sacha Baron Cohen ai fortilizi del buon gusto sembra, per la verità, una replica del disgustosissimo, amatissimo, chiacchieratissimo «Borat». Anche qui un debordante macchiettone umano - la superchecca austriaca Bruno - si lancia alla conquista di Hollywood, cercando coi modi del finto documentario di fare esplodere tutte le ossessive, sgradevoli, indecenti contraddizioni dell’impero occidentale. A suo vantaggio gioca l’ambientazione, quel circo globale della moda capace di rendere plausibile la più assurda e grottesca delle sue scorribande e di fornirgli spunti di feroce scorrettezza morale, politica, razziale e sessuale a vagonate. A svantaggio l’inesistenza della trama, nient’altro che una serie di gag legate con lo spago dal regista Larry Charles. In fin dei conti qui interessano solo i fantasmagorici completini esibiti da Bruno, perfetti per i sacrari kitsch dello star system: se si sta al gioco della risataccia spesso semiporno e sadomaso, si potrà apprezzare la totale e inimitabile assenza di cautele ideologiche. Sacha-Borat-Bruno ne ha sempre per tutti, dagli omo agli etero, dai palestinesi agli israeliani, da Paris Hilton agli skinheads, fino alle rockstar testimonial della pace.
v.ca
|
| |
Corriere della Sera, 23 ottobre 2009
Sacha, offese «calcolate»
Se per Ali G e il reporter kazako Borat, le offese erano circostanziate, con Brüno, di cui è tutto fuorché regista, Sacha Baron Cohen offende chiunque, impudicizia calcolata: gay, etero, sarti, divi, televisivi, pastori, ma si prende ufficialmente solo un «vaffa» da Harrison Ford. Avvolto in completini imbarazzanti di leopardo o con un lungo pene di pelouche, alle sfilate di Milano arriva vestito di velcro, combina guai, è cacciato: «Seconda volta che gli italiani tradiscono un austriaco». Brüno è esperto di moda austriaco che lavora per un «Funky time» in tv ma il suo sogno è la celebrità, anche virtuale giacché non sa far nulla, solo disastri (arguta la ginnastica ritmica col glande), ma vuol divenire «l' austriaco più famoso al mondo dopo Hitler». Austrian Jesus. Aggiunge perfido: «Cos' hanno più di me Tom Cruise, Spacey e Travolta? Sono etero». A L. A. fa la comparsa tv ma accende una sigaretta mentre è giurato; trova un veggente cui mima il sesso orale; decide di assumersi la responsabilità della pace in Medio Oriente, perché «Clooney ha il Darfur, Sting l' Amazzonia e Bono l' Aids». Irresistibili i tentativi di dibattito politico: consiglia a palestinesi e israeliani (ma gli integralisti lo inseguiranno) di uccidere insieme i cristiani, fa talk show coi terroristi, confonde Hamas con l' omosessualità, e in Africa baratta un piccino per un iPod con gran scandalo e si fidanza col suo assistente cui resta pubblicamente incatenato dopo un gioco erotico sadomaso. E via di questo passo: Baron Cohen non butta e non si nega nulla (si vede), è così scorretto che anche la volgarità in queste dosi diventa altro. Vuol guarire dalla gayezza, con momenti strepitosi nei colloqui con un pastore che somiglia all' on. Brunetta. Poi l' orgia etero, la scuola militare da Kubrick (uniforme ma con foulard), l' arte marziale fatta con falli di gomma. Finale accoppiamento con l' assistente sul ring tra folla omofobica: lo sposerà e canterà con Sting, Bono ed Elton John una canzone per la pace. Tra vero e falso - tenta anche di sedurre il senatore repubblicano Ron Paul - il film di Larry Charles, digeribile solo con una tonnellata di Maalox, esalta la fisicità autoctona di Cohen, il suo corpo glabro, moltiplicando le irriverenze di John Waters e attaccando tutto e tutti, anche i cosiddetti «tolleranti» nella confusione totale, amorale e grottesca della civiltà virtuale dettata dalla volgarità televisiva.
Maurizio Porro
|
| |
Il Messaggero, 24 ottobre 2009
“Brüno” nel mondo dell’orgoglio virile
Una checca impazzita si aggira per il mondo. Dice di occuparsi di moda, vuole diventare “l’austriaco più famoso del pianeta dopo Hitler”, porta tutine traslucide, canottiere leopardate, shorts da colpo apoplettico. E chiamandosi Brüno, con la “u” stretta (un nome che non esiste in tedesco ma fa molto, molto gay), non si ferma davanti a nulla. A Milano sabota le sfilate di moda; in Medio Oriente registra interviste oltraggiose con (veri) leader israeliani e palestinesi o passeggia per Gerusalemme vestito da ortodosso in versione Gay Pride; in America si intrufola in riunioni di scambisti, incontri di wrestling, focus group per aspiranti divi del cinema. Alla fine decide che per sfondare davvero deve diventare etero («come Tom Cruise, John Travolta e Kevin Spacey», capisca chi può). Ed eccolo andare a lezioni di karate e poi di orgoglio virile dal reverendo Jody Treutwein, un pastore specializzato nel “ricondizionare” gay pentiti... Il pericolo insomma è il suo mestiere, perché tutti questi incontri e moltissimi altri sono o si pretendono autentici (non sempre rischiosi: ci sono anche imboscate tese a personaggi ignari o ingenui che sono le uniche vittime). Il problema è che in Italia non percepiremo mai il vero sapore di questo finto mockumentary costruito come il precedente Borat, perché doppieremmo anche i passeri sugli alberi, figuriamoci Sacha Baron Cohen. E tanto peggio se così crolla il principio stesso del film. Per ridere davvero bisogna aspettare l’incredibile “danza del membro” che conclude il provino hollywoodiano di Brüno. Quello almeno è a prova di doppiaggio.
Fabio Ferzetti
|
| |
La Stampa, 23 ottobre 2009
Sacha fashionista molto sfacciato
Sacha Baron Cohen, dopo Borat e il successo mondiale della sua comicità anticonformista a volte irritante, è coproduttore, cosceneggiatore, protagonista di questo Bruno sul personaggio da lui creato. Stavolta è un fashionista, un gay appassionato di moda e sfacciato conduttore d’un programma televisivo notturno: la sua ambizione è quella di diventare «l’austriaco più famosoal mondodopo Hitler» e di appagare la ricerca di celebrità e amore.
L’ironia si esercita sulle fasce internazionali di persone intelligenti, tolleranti, trendy. Il viaggio comprende Milano e la sua settimana della moda (da cui la troupe è stata duramente cacciata), il rischioso Medio Oriente, gli Usa. Gli incontri con Vip sono numerosi.Lietta Tornabuoni
|
|