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Bolt - Un eroe a quattro zampe
Bolt - Un eroe a quattro zampedi C. Williams e B. Howard (animazione)
 
Corriere della Sera, 28 novembre 2008

Se il supercane perde i poteri

Un eroe a quattro zampe «Poter tornar bambini / giocare coi balocchi...». Non ricordo chi ha affermato che le canzoni si ricordano perché «dicono la verità». E proprio quel remoto motivetto (chi l' ha scritto? chi lo cantava?) mi torna in mente ogni volta che vedo un cartoon con il marchio Disney come l' attuale Bolt - Un eroe a quattro zampe. Penso anche ai bimbi in passeggino che incrocio per strada, abbracciati spesso al loro pupazzo feticcio (una bambola, un coniglio, uno scimmiotto...) come a una persona viva con cui parlare, confidarsi, ridere o piangere. Su tutto ciò si fondò la rivoluzione copernicana del glorioso Walt: quella di inventare, dietro al passo saltabeccante di Mickey Mouse, un universo metaforico ben presto diventato imperituro, dove i pupazzi parlano e agiscono come esseri umani. Il che apre un problema, per i piccoli (ma fino a che età si ha il diritto di esserlo?) e di riflesso per noi: dobbiamo continuare a credere, sia pure a intermittenze, nelle favole consolatorie dell' animazione o in piena lucidità dobbiamo limitare lo sguardo al mondo com' è? Leggendo gli incassi, a partire da quelli degli Usa, paese-guida del culto pupazzistico, si direbbe che la massa non cessa di avvertire il bisogno di un salvifico bagno di fantasia. Fra tanti generi ormai logori e smessi, il disegno animato non passa mai di moda, tende anzi ad allargare e sfruttare la clientela in tutte le sue diramazioni merceologiche (giochi, magliette, icone di amichetti immaginari da portarsi a casa...). Si tratta, tutto sommato, di un colossale affare, uno dei pochi che ancora reggono nel mondo dello spettacolo. Prendiamo Bolt dei registi Williams & Howard, avventure di un grazioso cagnolino (voce di John Travolta nell' originale, da noi è Raoul Bova) ardito protagonista di una serie tv in cui travolge le trame dei malvagi. Bolt è convinto di essere davvero l' eroe che impersona per le telecamere, ma sballottato per caso da Hollywood in piena New York si accorge ben presto di non possedere superpoteri. Parte comunque al salvataggio della padroncina Penny e per ritrovarla deve attraversare il continente da costa a costa al modo degli hobos di Steinbeck. Alla fine (credo di non svelare un segreto) il cane si ritrova titubante nel mondo reale come Pinocchio quando diventa un bambino per bene in quell' apoteosi conformista che non è mai piaciuta a chi predilige il burattino. E' dunque tutto facile e scontato in questo film? Ma no, cominciamo col dire che dietro l' apparente semplicità c' è il gigantesco lavoro di centinaia di specialisti pressoché impossibili da enumerare sui titoli di coda. E poi la vicenda stessa può indurre a riflessioni non superficiali: come quella del rapporto fra finzione e realtà; o la messa in discussione della sindrome di onnipotenza tipica dell' infanzia che la psicoanalisi raccomanda di accantonare, pena la follia, un volta pervenuti all' età matura. Per non parlare della lezione stilistica che emana dal montaggio serrato e concatenato di azioni dove non trovi un metro di pellicola in più, cosa che raramente accade quando sono in ballo attori in carne e ossa. Il contraltare dei cartoon è il tiggì con i suoi processoni sanguinari, il padre padrone che stermina la famiglia, i neovitelloni riminesi che versano la benzina sul barbone dormiente e gli danno fuoco... Viene alle labbra un' altra veridica canzone: «Cosa mi importa se il mondo mi rese glacial / se d' ogni cosa nel fondo non trovo che il mal?». E' giusto allora non chiudere gli occhi di fronte all' abisso che ci spalancano le cronache del video o è lecito rifugiarsi ogni tanto nel paradiso buonista di film come Bolt?

Tullio Kezich

 
Il Mattino, 29 novembre 2008

Bolt, un cane supereroe perduto nella Grande Mela

Mentre si annuncia un'ondata di film americani con protagonisti cani che interagiscono, di volta in volta, con Jennifer Aniston, Richard Gere, Lisa Kudrow, Jeff Bridges, la Walt Disney lancia un nuovo cartone animato con un singolare cagnolino. «Bolt - Un eroe a quattro zampe» è il primo lungometraggio della major realizzato nel nuovo formato tridimensionale Digital 3D, tecnica di solito applicata in post-produzione. È diretto da Chris Williams e Byron Howard, ma dietro l'operazione c'è, come produttore esecutivo, il geniale Lasseter, direttore creativo della Pixar/Disney, reduce dal successo di «Wall.E». Bolt è una star televisiva a quattro zampe, nei panni di un cane supereroe alle prese con avventure, pericoli e mistero è il protagonista di una delle serie più amate d'America. Quando, però, viene spedito a New York e per una serie di contrattempi si perde, si trova coinvolto nella più grande avventura della sua vita. Scopre che nella vita i suoi superpoteri non funzionano e si trova in un mare di guai, ma viene aiutato da una navigata gatta newyorchese e un porcellino d'India. Sulla scia di una tradizione cinematografica di cani in carne e ossa come Rin Tin Tin, Lassie, Rex con un'attitudine per le gesta eroiche, «Bolt» esibisce la maggiore «fisicità» tridimensionale del cane, la forza visiva dei paesaggi ottenuta con un'animazione d'avanguardia che si ispira alla pittura iperrealista di Hopper e una qualità fotografica ottenuta con la tecnologia digitale. Nella versione originale Bolt è doppiato da John Travolta.

Alberto Castellano

 
Il Messaggero, 28 novembre 2008

Un cane super ma non troppo

È proprio vero che la tivvù la fanno i cani. Bolt, infatti, è la star a quattro zampe di uno show successo. A sua insaputa. Come un Truman Show canino, il cartone animato in 3d Bolt - Un eroe a quattro zampe di Chris Williams e Byron Howard racconta la presa di coscienza di un quattrozampe che scoprirà a sue spese l'orribile verità: i superpoteri che pensava di possedere non erano veri, ma solo frutto degli effetti speciali della trasmissione tv. La trama, purtroppo, è proprio questa. Una serie di gag fisiche frustranti per un quadrupede borioso che si rende conto di essere normale. Peccato perché in originale la voce di John Travolta è sempre trascinante. La versione italiana con Raoul Bova non è proprio la stessa cosa. Se questa è la risposta Disney a Wall-E (c'è anche dell'ironia piuttosto anacronistica su Alla ricerca di Nemo) e Kung Fu Panda, allora dalle parti della casa di Zio Walt siamo messi maluccio.

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