Bob Kennedy, il giorno
in cui il sogno morì
Il film di Estevez mescola documenti d'epoca e storie di contorno. Un
cast stellare: da Sharon Stone a Demi Moore, da Hopkins a Belafonte
«Bobby» è il senatore Robert Kennedy, fratello del
Presidente americano ucciso, a sua volta ammazzato a 42 anni a colpi
di pistola nella cucina dell'Hotel Ambassador a Los Angeles, durante
la campagna elettorale per la Presidenza, il 6 giugno 1968. Emilio Estevez,
figlio di Martin Sheen, fratello di Charlie Sheen, ha costruito intorno
a quella morte, con un cast molto popolare e brillante, un bel film singolare
mescolato alle telecronache e ai documentari dell'epoca. La sorte di
Robert Kennedy si affianca alla fiction che segue un gruppo di personaggi
comuni, clienti o dipendenti dell'albergo.
Come in tante narrazioni che condensano intorno a un evento tragico
diversi destini individuali, attori famosi vivono piccole storie quotidiane.
Sharon Stone è la parrucchiera dell'albergo, moglie tradita del
direttore; due anziani, Anthony Hopkins e Harry Belafonte, si sfidano
a scacchi; il direttore dell'albergo fa sesso con una centralinista;
due giovani assistenti elettorali prendono Lsd e, dimentichi dell'urgenza
politica, compiono pazzie; una giovane coppia si sposa per evitare che
lui debba partire subito per la guerra del Vietnam; Martin Sheen combatte
con la moglie ragazza; Demi Moore è una cantante alcolizzata.
A sera, tutti assistono al discorso di vittoria elettorale di Bob Kennedy.
Nell'attentato alcuni muoiono, altri restano feriti. Tutti piangono come
chi ha perduto qualcuno di essenziale. L'esecuzione non si vede e neppure
l'assassino né la vittima. Anche l'Hotel Ambassador ora non c'è più.
L'hanno demolito o è in via di demolizione.
Mix di tragedia e commedia, il film ben recitato e toccante ha il gran
merito di evocare un tempo in cui il protagonista poteva tenere discorsi
politici belli, emozionanti, ricchi di calore solidale, di propositi
riformisti e libertari, di sostegno ai diritti, di promesse di futuro
e di felicità. Discorsi dove non si parlava soltanto di soldi
o di morte, di Pil e debito pubblico, ma di speranze, di desiderio e
sogno collettivo: magari retorici, ma tali da prospettare una vita vivibile.
La morte del secondo fratello Kennedy cancellò un linguaggio politico
che arrivava al cuore della gente; e ricondusse la politica al suo antico
posto di centro di comando incontestabile e spietato.
Lietta Tornabuoni