Diamanti di guerra
per l'antieroe Di Caprio
Il candidato all'Oscar protagonista in un film-denuncia
contro il mercato di preziosi servito per finanziare i ribelli in Sierra
Leone
Produttore e regista, Edward Zwick assolve in Blood Diamond - Diamanti
di sangue entrambe le funzioni confermando la predilezione per i temi
storico-politici già da lui rivelata in film come Glory, Il coraggio
della verità e Attacco al potere. Sulla scorta di un copione di
Charles Leavitt, il cineasta americano rievoca qui le tragedie di una
guerra civile semidimenticata, quella che nell'ultimo decennio del secolo
dilaniò la Sierra Leone dove per rimettere l'ordine fu necessario
l'energico intervento di 18mila caschi blu dell'Onu. E' una storia atroce
di Paesi devastati e saccheggiati, di mani e braccia mutilate e (orribile
a dirsi) di bambini forzatamente istruiti all'uso delle armi e trasformati
in killers. Il tutto a opera di un sedicente Fronte Rivoluzionario Unito,
che in realtà si batteva per il controllo del mercato dei diamanti.
Leonardo DiCaprio impersona un trafficante che fornisce armi ai ribelli
in cambio di pietre preziose, Jennifer Connelly è la giornalista
d'assalto che non dispera di convertire l'antieroe alla buona causa e
Dijimon Hounsou si impone su tutti nel ruolo di un pescatore deciso a
recuperare la famiglia dispersa e soprattutto il figlio dodicenne rapito
e militarizzato. Allestito pressoché nei luoghi veri con la valida
consulenza di un documentarista di Freetown di nome Sorious Samura, il
film intreccia a scene d'azione di allucinante verosimiglianza un melò in
tipica chiave hollywoodiana, che ovviamente risulta meno credibile del
contesto di guerra. Ma le quasi due ore e mezza scorrono senza inciampi
e il carattere romanzesco non toglie efficacia alla denuncia, che infatti
ha provocato sdegnate proteste da parte dei potenti del commercio diamantifero
e precisazioni in punta di penna da qualche fonte ministeriale del Sudafrica.
Preoccupa un film che induca eventuali acquirenti a pretendere il certificato
a garanzia dell'origine «pulita» del diamante.
Resta il problema che, pur assunti da interpreti impegnati e convincenti,
i personaggi rimangono ancorati allo stereotipo, con la conseguente facile
prefigurazione dei rispettivi destini. Tuttavia questo ennesimo ruolo
di bello, cinico e dannato ha procurato al bravo DiCaprio la candidatura
all'Oscar per il miglior protagonista; mentre Hounsou è giustamente
entrato nella cinquina per l'attore secondario.
Alessandra Levantesi