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Black book
Black bookdi Paul Verhoven
con Carice van Houten, Thom Hoffman, Halina Reijin, Sebastian Koch, Olanda, 2006.
 
Il Tempo, 5 febbraio 2007
La tragedia di una donna nella Storia
Verhoven e la vicenda di una cantante ebrea nella Resistenza olandese

Un film olandese visto l’estate scorsa alla Mostra di Venezia. L’ha diretto un regista noto, Paul Verhoven che si era fatto piuttosto apprezzare tra le fila del cinema del suo Paese almeno fino agli anni Ottanta con film andati incontro anche da noi a successi convinti. «Fiore di carne», ad esempio, «Kitty Tippel», «Soldato d’Orange». Poi si è trasferito a Hollywood, alla ricerca, forse, di più larghi consensi, come, dopo «Robocop», un thriller fantascientifico e violento, ci aveva dimostrato, nel ’92, con il tanto chiacchierato «Basic Instinct». Ora è tornato a casa (immagino provvisoriamente, le ... uova d’oro sono a Hollywood), ha ritrovato gli impegni civili e forse anche estetici di una volta e ci ha raccontato con una passione non troppo lontana dalla virulenza un episodio autentico degli anni tormentati della Resistenza olandese ai nazisti durante il periodo nero dell’occupazione. Al centro una cantante ebrea che, anche se all’inizio - datato 1956 - troviamo in un villaggio africano intenta ad insegnare in una scuola, subito dopo, tornando al ’44, la vediamo in Olanda prima costretta a nascondersi, con una famiglia alle spalle trucidata dai tedeschi, poi, dopo essere stata indotta dalla Resistenza a fingere una collaborazione con i nazisti per spiarne le mosse, finita, per un equivoco, a farsi sospettare di doppio gioco o, addirittura, di collaborazionismo, solo da ultimo riuscendo a chiarire tutto, superando le stesse crudeli punizioni inflitte, dopo la vittoria, alle donne che si ritenevano coinvolte con le fosche imprese degli occupanti. Senza esser del tutto tranquilla, comunque, sul suo avvenire perché, tornando al presente il villaggio dove insegna ci viene, alla fine, mostrato invaso da gente armata. A dirci che, finita una guerra, altre continuano. Con altre vittime. Verhoven si impone soprattutto nelle pagine corali, con i partigiani, i nazisti, le anonime folle olandesi durante e dopo la dominazione straniera, con pagine, spesso, di insostenibile violenza, le torture ai partigiani, gli ufficiali nazisti che depredano i cadaveri, le donne che hanno collaborato rasate e coperte di escrementi, la stessa protagonista, appena sospettata di aver tradito, selvaggiamente picchiata e bastonata. Con immagini, di conseguenza, sempre molto forti ma, nello stesso tempo, di saldo valore figurativo. I casi singoli, qua e là, sono forse un po’ accentati, ma si inseriscono comunque senza difficoltà nel crudo ritratto realistico di quegli anni. Grazie anche a interpreti qui da noi poco noti, ma tutti sostenuti dal vigore.

Gian Luigi Rondi
© Sipario 2011