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Biùtiful Cauntri
di Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero
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Corriere della Sera, 7 marzo 2008
Montagne di rifiuti. Nessuno è innocente
Così come si scrive, una tragedia all'italiana. Sarebbe un bel paese, ma forse ormai è tardi. Il bellissimo documento, più che documentario, è sullo stato delle cose in Campania, con le discariche abusive e tutte le criminali connivenze al Nord e al Sud che hanno portato al collasso, alle montagne di monnezza in primo piano nei tiggì. Il business dei rifiuti, il più furbo la vince. Tre giovani autori, Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio, Peppe Ruggero, «prodotti» da Cerri, ci offrono un film di denuncia. Il problema è che niente è più sconvolgente come ai tempi di Rosi, neanche i 1763 km. inquinati che mandano al macero bestie e ortaggi, Chernobyl sempre all'italiana. Nessuno è più innocente, speriamo che il film sia mostrato in tv col suo corredo di ignoranza e di minacce: ma finisce in gloria con una processione.
Voto: 7,5
Maurizio Porro
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Il Tempo, 10 marzo 2008
Tre voci contro il racket dell'immondizia
Un film-documentario a tre voci. Una è di una nota e spesso premiata montatrice, Esmeralda Calabria. Un'altra è di un regista anche docente di linguaggio del cinema in Campania, Andrea D'Ambrosio. La terza è di un giornalista responsabile della comunicazione di Legambiente Campania, Peppe Ruggiero. L'argomento sembrerebbe arcinoto perché stampa e TV se ne occupano quasi quotidianamente, l'emergenza rifiuti in Campania il film invece -oggettivo, cronistico, senza un solo dato non accertato- ce lo ripropone sviscerandolo in tutti i suoi aspetti. Dal vero, ascoltando i tanti che ne sono vittime e i magistrati che, commentandolo, non esitano a mettere bene in chiaro le responsabilità di tutti, la camorra (anche con intercettazioni telefoniche, l'imprenditoria deviata, pronta, come la camorra, a ricavare ingenti guadagni dalla gestione delle discariche abusive, e infine, non per ultime, le istituzioni colluse, contro le quali solo adesso la legge sembra muoversi.
Un disastro ambientale (e sociale) di cui si è cominciato a discutere di recente, ma che dura da anni, devastando territori prima fiorenti e in grado, all'inizio, di smerciare prodotti che da qualche tempo, invece, finendo nelle nostre catene alimentari, sono terribilmente nocivi per la salute.
Il film, nella sua indagine, spazia da Acerra a Villaricca, da Giugliano a Qualiano (località, appunto, di cui ci parlano di continuo le cronache) ascoltando gli abitanti, svelando i traffici illegali anche solo mostrando certe discariche, sostando sulle carneficine di pecore uccise dalla diossina e non più suscettibili né di offrire il loro latte né di diventare possibile nutrimento. Fra la disperazione degli allevatori, fra la miseria che, come conseguenza, dilaga, tra bambini malnutriti e sempre a rischio di malattia, in un clima in cui l'aria è diventata irresponsabile. Con la scarsa partecipazione di quanti dovrebbero trovare rimedi.
Una polemica vibrata. Con il merito di non mentire e di non esagerare un solo dettaglio, e con un valore cinematografico che riesce, ad ogni inquadratura, nei ritmi, nelle musiche a commento (e anche nei voluti, plumbei silenzi) a dar vita a un film di qualità rigorose. Lo attraversano interviste che sono sempre dei veri e propri incontri dal vivo, lo illustrano delle immagini che, pur con il tono del cinema verità, sono sempre "costruite" e sapienti. Con il dono di parlare e gridare. Nella fiducia che, convincendo, inducano ad agire. Riparando ad orrori che ci disonorano.
Gian Luigi Rondi
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L'Unità, 7 marzo 2008
Che tragedia per un rifiuto!
C'è una Campania che sta affondando nel vuoto di legalità, di civiltà e di informazione. E c'è una degenerazione ambientale e sanitaria ormai fuori controllo che sta facendo più morti della malavita. Esce il 7 marzo in 20 copie Biutiful cauntri (eravamo il Bel Paese, beautiful country!), scritto e diretto da un nome importante del montaggio, Esmeralda Calabria, da un documentarista onesto e impegnato come Andrea D'Ambrosio e dal giornalista Peppe Ruggiero.
Prodotto con coraggio da Lionello Cerri (ripagato dall'interesse di stupefatti spettatori a Torino, a Rotterdam e fra poco a Londra) andrebbe proiettato in Parlamento, nelle scuole e in televisione in prima serata. Capiremmo meglio la reazione di quelle persone che facevano le barricate per impedire la riapertura delle discariche nei giorni dell'invasione di mondezza. Che in questi anni hanno raccolto un'unica certezza da amministratori e imprenditori: discariche costruite non a norma e un territorio avvelenato ben oltre il visibile.
Arrivato in un periodo vivace per il nostro "cinema del reale", non è visivamente accattivante come l'altrettanto bellissimo Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi, che esce sempre il 7, né ha spunti polemici e provocatori alla Michael Moore. Tutto quello che si vede, senza retorica, senza effetti, senza filtro, è una carneficina in tempo reale, una morte lenta intorno a cui si sente un silenzio assordante. Assomiglia sicuramente a Forse Dio è malato, il doc di Franco Brogi Taviani girato tra la disperata infanzia africana.
Questo viaggio nel nostro "Terzo mondo" viene prima e va oltre il problema dei rifiuti per le strade. Quel pugno nell'occhio, quelle scene ingiuriose della dignità delle persone sono la parte più esposta ma paradossalmente meno grave della questione nel suo complesso. Che comprende l'aspetto più occultato delle 1200 discariche abusive e incontrollate che stanno martoriando il suolo campano.
Nate di notte o in pieno giorno, e alimentate da scarti industriali e rifiuti tossici provenienti soprattutto da stabilimenti del centro-nord Italia, sono diventate l'emblema di 14 anni di cosiddetta "emergenza" (dichiarata nel 1994), che dopo 10 milioni di tonnellate di rifiuti sversati e 7 commissari straordinari (l'ultimo, De Gennaro, "scade" tra 60 giorni), ormai si può considerare una consuetudine, un modus operandi, un paradigma di quello che di peggio il nostro Paese può produrre. Con la complicità della grande industria, della Massoneria (Licio Gelli nel '90 inaugurò "la discarica Campania") e della camorra.
Di questi giorni le richieste di rinvio a giudizio della Procura di Santa Maria Capua Vetere per 28 tra politici e imprenditori: il governatore Bassolino, ultimo di una schiera di amministratori e, tra gli altri, di due Romiti della Sefi-Impregilo, la società che da diversi anni gestisce con sconcertante incapacità l'intero ciclo dei rifiuti, dal trasporto all' incenerimento. Aggiudicatasi l'appalto con un'offerta economicamente imbattibile - i criteri di assegnazione infatti erano basati per 2/3 sul criterio economico, 1/3 su quello tecnico e di impatto – la Sefi ora ha 750 milioni sequestrati preventivamente, l'inceneritore di Acerra mai avviato perché costruito fuori norma e, paradossalmente, continua a raccogliere rifiuti. I bandi di gara per riassegnare la commessa infatti vanno deserti: serve troppo denaro da mettere sul piatto e soprattutto le imprese straniere non si fidano della situazione politica.
Le persone intercettate al telefono, nelle registrazioni fornite dalla Procura, hanno accenti che non si possono definire campani e un cinismo spaventoso. Trattano sversamenti nei campi di tonnellate di amianto, cobalto, alluminio, arsenico, di tonnellate di metri cubi di percolato nerastro e velenoso nelle fogne e nei fiumi. L'unica precauzione è di non dare troppo nell' occhio perché sennò "arrivano quei quattro stronzi di comunisti con le bandiere", né si può rischiare che ne parlino i giornali che "ingigantiscono la faccenda". Risate. L'esterrefatto Procuratore parla di un verosimile "effetto Cernobyl".
Virgilio all'Inferno per gli allibiti spettatori è Raffaele Del Giudice, combattivo educatore ambientale che da anni denuncia, controlla, sensibilizza su una situazione che pare un piano inclinato. Il doc è girato tra Aversa, Qualiano, Giugliano e Villaricca, appena 25 km da Napoli e un tasso di diossina anche 100mila volte oltre la soglia consentita, ed è un pugno nello stomaco che scoraggerà anche i più fedeli cultori della mozzarella di bufala e dei pomodori rossi.
Stringe il cuore vedere contadini e allevatori strozzati dai veleni, che si portano l'acqua da casa per innaffiare le pesche che non maturano, che distruggono un raccolto di fragole perché non possono permettersi di venderlo, che giornalmente consegnano al camion di una ditta specializzata le pecore morte. Animali che vedi pascolare inginocchiati sul davanti, pian piano sempre più deboli e agonizzanti. I bambini si avvicinano, li trascinano per le zampe, hanno familiarità con quella morte. Secondo gli esperti quella zona, tradizionalmente votata all'allevamento, almeno per i prossimi dieci anni sarà inadatta al pascolo. I magistrati hanno ingiunto di abbattere gli ultimi greggi rimasti.
Pasquale Colizzi
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Il Messaggero, 7 marzo 2008
Discariche, mafie
e altre apocalissi
Apocalypse Now a 25 km. da Napoli. Personaggi: un educatore ambientale furibondo. Allevatori, agricoltori e pastori della zona. Pecore e agnelli morenti, come l'erba su cui pascolano. Due carcasse di bufale su un camion della spazzatura. L'allora commissario all'emergenza ambientale Bertolaso. Qualche guardia che tenta di proteggere le discariche tossiche da sguardi indiscreti. Il sostituto procuratore di S. Maria Capua Vetere (suoi i dati, agghiaccianti: più di 1200 discariche abusive solo in Campania). E due voci al telefono dall'inequivocabile accento nordico che illustrano ridacchiando modi, prezzi e trucchi per aggirare controlli e divieti. Non mancano i "cattivi": alluminio, amianto, arsenico, cadmio, cobalto, diossina. Killer invisibili che attraverso la terra avvelenano ortaggi e latticini provocando tumori e leucemie fulminanti. Niente toni urlati però, ma un sapiente crescendo narrativo che prende alla testa e alla gola (vedi il volo d'angelo finale). Con nomi e cognomi, perché a fare di buona parte della Campania un inferno, guadagnando più che con la droga, sono stati in molti, per anni. Gran successo e grande allarme a Torino, assai prima che esplodesse l'emergenza rifiuti, e poi in molti festival internazionali, da Rotterdam a Londra. I panni sporchi non li laviamo più in casa. Per fortuna.
Fabio Ferzetti
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La Repubblica, 7 marzo 2008
"Biùtiful Cauntri", ecco perché
l'emergenza rifiuti ci riguarda tutti
Le didascalie poste in apertura del documentario che i tre autori Esmeralda Calabria, Andrea D'Ambrosio e Peppe Ruggiero hanno con macabra ironia intitolato Biùtiful Cauntri, inquadrano subito la questione. Vi si spiega che sul territorio campano tutte le responsabilità relative ai settori che interessano le condizioni ambientali sono sottoposte a commissariamento straordinario. Tra questi: rifiuti e acque.
L'11 febbraio 1994 la nomina di un commissario governativo decreta una "emergenza rifiuti" della durata prevista di dieci mesi. Sono trascorsi 14 anni e di commissari se ne sono alternati ma lo stato di emergenza è rimasto. Si è anzi aggravato come le cronache ci ricordano ogni giorno.
Al centro di questo eccezionale lavoro di testimonianza e denuncia c'è - anche se per fortuna non è il solo - un uomo. Si chiama Raffaele Del Giudice, "educatore ambientale" e autentico eroe che percorre instancabilmente le campagne di Acerra, Qualiano, Giugliano, Villaricca - tutti comuni a un passo da Napoli - scoprendo e denunciando. Andate a vederlo, questo film, sarete cittadini più informati e consapevoli.
Paolo D'Agostini
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