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Billo - Il
Grand Dakhar
di
Laura Muscardin
con Thierno Thiam, Susy Laude (Italia/Senegal, 2008)
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Corriere della Sera, 14 novembre
2008
Si parla di razzismo ma c'è aria da favola
Una bella sorpresa, nel cinema sociologico sugli immigrati e società multi etnica: Laura Muscardin tenta la carta di una commedia brillante paraconiugale. In cui un senegalese a Roma tenta di far fortuna come sarto ma s'innamora di Laura che, rimasta incinta, vuole sposarlo. Prima il ragazzo, che ha conosciuto umiliazioni e violenze di primo e secondo grado ma anche la solidarietà di connazionali, deve sposare, obbedendo alla tradizione, una promessa sposa del Paese suo, dove porta le magliette della Roma di Totti. Finisce con due mogli e due bebè, come in una grottesca commedia alla Sordi e ricordando un serioso film di Zaccaro, L'articolo 2. Finale open e un sospetto di aria da favola, con i puntini esclamativi sul razzismo quotidiano enormemente aumentato: il film, la cui colonna sonora è firmata da N'Dour, mitico musicista senegalese, infatti è indipendente, da tempo in lista di attesa.
VOTO: 7
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 26 settembre
2008
"Billo", Africa in commedia
L'immigrazione in chiave di commedia. La vita di un senegalese a Roma come catalogo di situazioni buffe se non sempre allegre (clandestinità, lavori in nero, un po' di galera). L'anima divisa in due di Thierno, detto Billo, come immagine di un film a sua volta diviso in due. Lieve ed esatto nella parte africana, che sa di scoperta, di esplorazione, di ricerca di una "giusta distanza" fra lo sguardo occidentale e i costumi del Senegal. Talvolta insistito nell'ambientazione romana, che gioca fin troppo sul colore un po' facile, sulla simpatia, sul coro di personaggi quasi da fumetto (la suocera, la parrucchiera, la signora in cerca d'avventure, i due gay Paolo & Paolo). La storia è quasi quella vera del protagonista Thierno Thiam (poi attore anche in Bianco e nero), che in Italia cerca lavoro ma trova l'amore... E poi lo trova anche in Senegal, dove madre e zie hanno preparato per lui una moglie perfetta. Come si fa a dire di no? Quale vita e identità scegliere? Al secondo film dopo il pensoso e notevole Giorni, Laura Muscardin si guarda bene dal dare risposte, ma pone le domande giuste cercando di fondere nel racconto, giocosamente, i due punti di vista. Non si esce del tutto convinti, ma un Billo 2 lo vedremmo di corsa.
Fabio Ferzetti
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Corriere della Sera, 26 settembre
2008
Il sarto del Senegal trova un futuro
C'è un genere di cinema italiano che si prende cura del tema dell'immigrazione non discutendo i decreti ma inserendosi nei problemi reali come nel Resto della notte. Nel secondo film di Laura Muscardin dopo Giorni, prima coproduzione Italia-Senegal, c'è la storia di un'integrazione riuscita anche con un secondo matrimonio all'italiana. Thierno Thiam (attore ma anche personaggio) è un sarto del Senegal che viene in Italia attratto dalla moda, lasciando la scia dei suoi affetti per trovare da noi, dopo la serie di vessazioni razziste (ipotesi terrorismo, vendetta sessualborghese), un amore e un futuro, nonostante la doppia famiglia con doppia paternità in arrivo, problema di tradizione e cultura posto da un vecchio film di Maurizio Nichetti. Commedia utile, che si nutre di piccole osservazioni lievi ma non leggere né casuali, a spasso per una Roma personale e senza retorica di alcun tipo.
VOTO: 7
Maurizio Porro
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La Stampa, 19 settembre
2008
"Billo", clandestino è il triangolo
Pare che Billo dell'esordiente
Laura Muscardin racconti la storia vera di Thierno Thiam, attore senegalese
già apprezzato in Bianco e Nero di
Cristina Comencini e nel programma tv Libero di Teo Mammucari. Il quale,
approdato clandestino in Italia per fare il sarto, incorre in una serie di
incidenti provocati dall'intolleranza e dall'indurimento delle leggi. Tuttavia
il problema di Thierno alias Billo è che, pur avendo una fidanzata
in patria, si innamora anche di una ragazza bianca.
Un modo per risolvere la situazione ci sarebbe: si chiama bigamia, per noi è un
reato, per i mussulmani no… L'idea di evidenziare il contrasto fra
culture in chiave di commedia lasciando sullo sfondo durezze e drammi era
indovinata, ma il film ambientato a cavallo dei due paesi è troppo
fragile e, paradossalmente, a convincere di meno è la parte italiana.
Alessandra Levantesi
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