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Bianco e Nero
di Cristina Comencini
con Fabio Volo, Ambra Angiolini, Aïssa Maïga, Eriq Ebouaney, Anna Bonaiuto, Franco Branciaroli, Katia Ricciarelli
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L'Unità, 11 gennaio 2008
La mia schiava d'amore
Chi è sinceramente disinteressato alle questioni razziali, perché guarda alle persone e alla sostanza dei rapporti, non ha difficoltà a rimarcare le analogie e le differenze di gusti, di atteggiamenti, di sensibilità rispetto ad un cinese, un africano, un americano. Salvo poi scoprire che sempre più spesso quello che ci unisce e ci divide è trasversale alle razze e invece connaturato alla classe sociale: non più diversi per colore di pelle e provenienza ma piuttosto per reddito, istruzione, famiglia. Tuttavia questi scatti culturali hanno bisogno di tempo: gli Usa solo oggi rischiano di avere un presidente nero mentre da noi, dove il mescolamento è ancora recente, il massimo che possiamo permetterci è un nero direttore del Tg regionale del Lazio che fa del suo meglio con la dizione.
Con Bianco e nero , un pastice sentimentale con toni da commedia, Cristina Comencini tenta di raccontare tanta pruderie culturale dei bianchi nei confronti dei neri e viceversa. Un'operazione non facile che la regista ha tirato avanti con sufficiente leggerezza e intelligenza, anche nei momenti in cui la sceneggiatura (scritta con Giulia Calenda e Maddalena Ravagli) è stata strattonata in sentieri da fiction televisiva. Motore dell'intreccio la storia clandestina tra Fabio Volo e Aissa Maiga. Lui è un programmatore di computer semplice e sornione sposato con una seriosa Ambra Angiolini, che lavora per Amref ma forse non si è mai chiesta quanta autenticità ci sia nel suo interesse per l'Africa e quanto pietismo da donna ricca che teme di sentirsi inutile. L'altra è una bellissima senegalese, spigliata e benestante, che vive da 10 anni in Italia con il marito (Eriq Ebouaney), anche lui impegnato con l'associazione che si occupa di sviluppare progetti nei paesi africani. I due vengono scoperti e cacciati di casa dai rispettivi partner e sono sottoposti all'ostracismo dei familiari.
Dignitoso titolo di passaggio tra un film candidato all'Oscar e magari un altro di altrettanta ispirazione, la commedia della Comencini a tratti è spassosa e si guarda facilmente perché non fa sociologia eppure tenta non banalmente di toccare i più celebri luoghi comuni dell'immaginario bianco-nero e di proporne di nuovi. L'obiettivo è ambizioso ma c'è consapevolezza nei limiti dei suoi mezzi. E poi non si staccano gli occhi di dosso dalla sorprendente attrice francese Aissa Maiga, che in assoluto sembra quella più a suo agio. Al confronto l'inesperienza di Ambra Angiolini stride. Anche Fabio Volo, che ha solo qualche tacca in più sul cinturone, alle prese con una sceneggiatura più rigida ha dovuto concentrasi sulla recitazione senza sfoderare troppe "faccette". Nel cast i "nonni" Anna Bonaiuto, Franco Branciaroli e Katia Ricciarelli.
Pasquale Colizzi
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Il Tempo, 11 gennaio 2008
Bianco e nero, l'amore travolge il razzismo
Cristina Comencini si è ormai da tempo imposta fra gli autori più significativi del cinema italiano. L'occhio spesso rivolto, con sensibilità e intelligenza, ai temi della famiglia.Ora con accenti lievi, fra la commedia e l'emozione -"Matrimoni", "Liberate i pesci", "Il più bel giorno della mia vita"- ora con piglio forte e risentito, tra le pieghe dichiarate del dramma; "La bestia nel cuore".
Oggi non si allontana da questi temi, ma all'ottica con cui li affronta aggiunge anche, con civilissimo impegno, un'attenzione tutta particolare a un argomento di cui molto si parla anche se il cinema di rado se ne occupa in ambiti familiari, quello del razzismo. Senza drammi, anzi quasi con ricorsi sottili alla commedia, partendo, forte e decisa, da una vera e propria storia d'amore.
Si comincia con una coppia, a Roma, Carlo ed Elena, con figli piccoli. Lui si occupa di computer, lei gestisce una organizzazione umanitaria in favore dell'Africa, coadiuvata da un intellettuale senegalese, anch'egli sposato con prole. Ecco adesso che sua moglie, Nadine, incontra Carlo. Un gioco di sguardi, momenti sospesi, attese dominate a lungo, sofferte. Poi l'esplosione, una passione travolgente, sentimentale e sessuale, che li coinvolge entrambi, pur con molte esitazioni e molti complessi di colpa. Scoperti, vedranno inalberarsi i rispettivi coniugi, con drastiche rinunce ad unioni che, evidentemente, messe alla prova non hanno retto. Ci sarà anche, sia per Carlo sia per la stessa Nadine, un tentativo, sofferto, di tornare all'ovile, ma non durerà. Quell'amore li ha vinti e non li lascerà più.
Certo, c'è anche molto dolore, con scene furenti, lacrime, accuse, ma, attorno, mentre il problema razziale fa la sua apparizione in modo quasi soltanto allusivo, pur nella sua precisione di cronaca, quell'amore che domina su tutto è rappresentato quasi con levità, smussando gli strappi, pur sempre presenti, e privilegiandovi in mezzo persino l'idea di un sorriso. Grazie anche ad una galleria di personaggi solo in apparenza minori, due madri, un padre, amiche di amici, rappresentati ognuno con il suo colore e il suo segno, specie quando è tra questi che si tende a far emergere il problema del razzismo. Svolto, però, da una sceneggiatura e da una regia che sanno restare delicate anche nei passaggi più incisi, riflessi poi da una recitazione che li esprime con meditata esattezza. Carlo, dimesso, sommesso, dolente ma anche appassionato è Fabio Volo, Elena, non capace di gridare alto ma con misura, è Ambra Angiolini, Nadine è con sensibilità Aïssa Maïga. Non dimentico però, di sfondo, le due madri, Anna Bonaiuto e Katia Ricciarelli. Tra le chiavi del film.
Gian Luigi Rondi
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La Repubblica, 11 gennaio 2008
"Bianco e nero", l'amore
ai tempi dell'Italia "meticcia"
I film di Cristina Comencini escono tutti con un marchio di fabbrica riconoscibile: lo sguardo posato sulla realtà e sensibile, civile, umoristico e serio insieme. Non fa eccezione Bianco e Nero, prima commedia sentimentale interrazziale prodotta in Italia (negli Usa e in Francia se ne contano parecchie, da Spike Lee a "Romuald e Juliette" di Coline Serreau) e scritta dalla regista assieme a Giulia Calenda e Maddalena Ravagli.
Sposata a Carlo, tecnico informatico, Elena fa la mediatrice culturale. Più che un lavoro, lo sente come una missione: tanto da portarsi a casa le questioni razziali facendone il leitmotiv della propria giornata. Durante una serata di beneficenza Carlo conosce Nadine, nera e magnifica, nonché moglie di Bernard, l'intellettuale africano con cui Elena collabora. La coppia bianca invita Nadine a portare i suoi bambini alla festa organizzata per la loro figlia. Poi, complice un guasto al computer della donna, divampa la passione. Che diventa presto di dominio pubblico, separando Nadine e Carlo dai rispettivi compagni.
Per trattare un tema che permane, dalle nostre parti, delicato, Comencini ha scelto la via migliore: lavorare sul simbolico, sui modi in cui i membri delle rispettive etnìe simbolizzano il rapporto col (rispettivo) "diverso". Semplificando, una sorta di diffidenza-attrazione per cui, ad esempio, il maschio bianco imprigiona la donna nera in uno stereotipo erotico, o la bambina nera s'identifica nella bionda Barbie.
La scena più riuscita è quella della festicciola per bambini, tipico non-luogo globalizzato dove i genitori appaltano l'affetto dei figli a clown e strozzapalloncini "professionali": Nadine e Carlo vi si sentono ugualmente estranei, cominciando così ad avvicinarsi l'una all'altro. C'è un problema, però. Preoccupata di non lasciare spazi opachi rispetto all'argomento, la sceneggiatura si sforza di tenere assieme cose difficili da far convivere: oltre al simbolico, un elenco un po' didascalico di situazioni "tipiche" dei rapporti interrazziali che fatica a integrarsi con le ragioni della commedia. Anche a volerci vedere un film "meticcio", che nel caso non guasterebbe, il risultato è abbastanza diseguale.
Altro problema la scelta degli attori: che sono tutti simpatici, tutti piacevoli ma stentano a fare équipe. Ad onta dell'assegno in bianco rilasciatole dal cinema dopo "Saturno contro", Ambra Angiolini è confinata in un ruolo di cui non sembra molto convinta. Quanto a Fabio Volo, altro personaggio televisivo "convertito" al grande schermo, la simpatia non basta a compensare il fatto che tra lui e Aissa Maiga non scatti mai la "chimica" sessuale, soprattutto in una storia imperniata sulla passione.
I momenti più gustosi del film li offre il cast di supporto: con Franco Branciaroli, che non sapevamo così spiritoso, nella parte di un razzista ontologico, quasi candido, incondizionato estimatore delle bellezze dalla pelle nera; Anna Bonaiuto, che fa da par suo il personaggio di Adua, madre-suocera zuppa di pregiudizi; Katia Ricciarelli la quale, proveniente dalla magniloquenza dei palcoscenici d'opera, al cinema recita più vero del vero.
Roberto Nepoti
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