"Beket", carnevale in bianco e nero
A dieci anni dal folgorante e "maledetto" Girotondo, giro intorno al mondo, Davide Manuli torna con un altro no budget girato fra le rocce e i cieli di una Sardegna desertica. Il titolo, Beket, scritto proprio così, ci porta subito in un dopo-Storia alla Aspettando Godot. I protagonisti non si chiamano Vladimiro e Estragone bensì Freak e Jajà (Luciano Curreli e Jerome Duranteau). Ma i loro vagabondaggi sospesi fra confessione autobiografica e sberleffo metafisico echeggiano la stessa ricerca di un dio beffardo che si manifesta in trance techno-pop o magari si nasconde dietro personaggi assurdi e sfuggenti. È un carnevale in bianco e nero di incontri impossibili, di autobus che volano sopra chi li aspetta, di mitologie degradate e derisorie. Due guitti che recitano Adamo e Eva, un Mariachi sarcastico (il redivivo Roberto "Freak" Antoni con le sue filastrocche dispettose), una sirena bellissima e forse assassina, un cowboy improbabile e gigione ridotto a cavalcare una vecchia Panda (Fabrizio Gifuni, alias "06 - Sei uno Zero"). Mentre la voce dello stesso Manuli inietta qua e là grumi di memorie infernali e forse personali. Teso, suggestivo, visivamente notevole, ma anche ermetico, sovraccarico, insistito. Girotondo era più equilibrato. Ma la ricerca di Manuli è di quelle, non molte, che meritano occasioni più frequenti.
Fabio Ferzetti