Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Becoming Jane
Becoming Janedi Julian Jarrold
con Maggie Smith e Anne Hathaway
 
L'Unità, 11 ottobre 2007

La vita delle grandi scrittrici inglesi stuzzica la fantasia dei filmmaker. Prima c'è stato il muso imbronciato di Renée Zellweger nella parte di Miss Potter, la scrittrice e disegnatrice di libri per bambini. Da poco abbiamo visto anche Angel, che ripercorre la sfortunate vicende amorose di Marie Corelli. Entrambe, con stile e temperamento diversi, arrivate al successo. Entrambe infelici in amore. Una collega che le precedette di 150 anni fu anche più sfortunata. Perché Jane Austen, nata nel 1775, fu scrittrice precoce in un periodo in cui alle donne si rimproverava persino "l'umorismo". E non potè svelare la sua identità per un riconoscimento ufficiale. Morì a 42 anni ma entro i 25 anni aveva già scritto i suoi sei romanzi più importanti, tra cui "Ragione e sentimento" e "Orgoglio e pregiudizio". Del primo ha fatto un film Ang Lee, del secondo Joe Wright. La sua formula ha colpito nel segno se ancora oggi il web è zeppo di siti tematici a lei dedicati. Becoming Jane, un quasi esordio per Julian Jarrold, mostra l'aiuola in cui crebbe la scrittrice, il suo ambiente naturale, l'incontro sfortunato che le trafisse il cuore.

Abiti castigati da giovane donna della modesta nobiltà dell'Hampshire, Anne Hathaway è una Jane Austen con una vitalità da ragazzona di campagna un po' impacciata. Il padre (James Cromwell) era un reverendo molto colto e paziente mentre la madre (Julie Walters) smaniava per farla sposare, dovendo pensare anche all'altra sorella e ai sei maschi. Ma Jane resistette, poi cedette, poi si ravvide rispetto ad allettanti offerte di matrimonio, con il disappunto di molti, per amore di Tom Lefroy (James McAvoy). E senza nemmeno concludere in gloria. Perché erano due poveri ricchi che non potevano permettersi la libertà di rinunciare ai soldi. Una donna anticonformista e sfrontata fa sempre il suo effetto sulle sue pari. Si capiva dai gridolini in sala quando lei prende una mazza da cricket e sfida gli uomini. Sebbene manchi forse di una certa sintesi, il film è ben ricostruito e soprattutto le prolungate immagini dell'umida campagna inglese creano un mood in definitiva malinconico e claustrofobico. Un po' come la tensione sempre repressa della giovane scrittrice.

Pasquale Colizzi

 
Il Manifesto, 12 ottobre 2007
«Becoming Jane», biopic per una grande scrittrice
La vita romanzata di Jane Austen, diretta da Julian Jarrold. Un film costruito su poche notizie reali e dove bisogna accontentarsi di bei paesaggi e sontuosi costumi più cast di talenti

Sono messi maluccio gli Austen. Babbo è pastore, i figli sono numerosi e il denaro scarseggia. Siamo a cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, un po' tagliata fuori dal mondo, ma innegabilmente talentuosa, Jane scrive. Ma viene tirata per la gonna da mamma che la vorrebbe far maritare con l'insipido rampollo destinato a rendita cospicua e consistente eredità. Perché, le dice, i sentimenti sono importanti, ma il denaro è indispensabile. Lei invece fa di testa sua. Respinge lo stupidotto e parte in quarta per un amico del fratello che dovrebbe studiare legge a Londra, ma sembra più propenso a divertirsi. Quando il giovanotto arriva in provincia è lei a prendere l'iniziativa scostumata di baciarlo, non contenta chiede anche se è stata brava. Deve però scontrarsi con il giudice reazionario, zio di lui, che la ritiene una zotica arrampicatrice. Anche il giovanotto però è ormai rapito da quella ragazza che appare molto più disinvolta dei tempi che corrono. E allora orchestrano la fuitina. Ma lei ha un sussulto, che ne sarà dei tanti fratelli rimasti in Irlanda e che lui mantiene con parte dell'appannaggio dello zio? Insomma è un amore che nascerebbe male, sacrificando le vite degli altri. Così, lei rientra nei ranghi, non si sposerà mai, ma scriverà romanzi destinati all'immortalità.
Julian Jarrold costruisce la sua storia come se Jane fosse l'eroina di un romanzo scritto da lei stessa. Ma non è così, gli sceneggiatori non reggono il confronto con la figlia del pastore. Allora bisogna accontentarsi dei paesaggi, dei costumi, delle frasi a effetto, dei momenti di trasgressione che dovrebbero essere sintomatici del temperamento di Jane, come nell'occasione in cui entra in gioco durante una partita di cricket, sport riservato ai maschietti. Una storia del senno di poi, anche perché della vera Jane, della sua vicenda personale si sa relativamente poco, le sue carte vennero distrutte dalla famiglia e un nipote ne pubblicò una biografia, pare piuttosto edulcorata, molti anni dopo la sua morte.
Per dare corpo alla protofemminista Jane è stata chiamata Anne Hathaway. Mentre l'uomo che le fa battere il cuore è James McAvoy, astro nascente, sugli schermi anche con Espiazione. Poi, sono i personaggi di contorno a dover alzare il livello complessivo. Ecco quindi Julie Waters nei panni della mamma di Jane e James Cromwell in quelli del reverendo padre, che sembra essere molto più sensibile e complice nei confronti delle «stranezze» della figlia in cerca di felicità. Poi Maggie Smith nel ruolo della vecchia ricca e insopportabile. Attori di grande spessore, messi però in condizione di costruire poco più che macchiette.

Antonello Catacchio

 
Corriere della Sera, 12 ottobre 2007
Austen, orgoglio e pregiudizio (ma con poco sentimento)

È un bio film sulla vita breve e single di Jane Austen, ma è anche un remake in prima persona di Orgoglio e pregiudizio, il suo romanzo più noto. Trasposizione letteraria in bella e banale calligrafia da televisione, con la brava Anne Hathaway che, dibattuta tra ragione e sentimento, ha un oscuro oggetto del desiderio, il giovane ma povero avvocato irlandese James McAvoy, espressivo ed esperto di tormentoni letterari (vedi Espiazione). Figlia talentosa di un reverendo di fine 700 la «scandalosa» Austen rifiuta il buon partito, il nipote dell' aristocratica rugosa Maggie Smith. In attesa di restare sola, fa baruffa, legge Tom Jones, scrive, balla, prova il cricket e declama sulla scorta di massime neo brechtiane: «Nulla distrugge lo spirito come la povertà». Ci si prende e ci si lascia su scenari inglesi casti e campestri, ma il difetto è che il film resta in superficie, non prende al cuore, è un teatrino che mette cipria sulle ferite. VOTO: 6,5

Maurizio Porro

© Sipario 2011