Di mamma ce n'è due
Regista-sceneggiatore e interpreti hanno studiato alla scuola comica di Chicago, hanno lavorato per anni a Saturday Night Live, lo storico show satirico di New York (Belushi vi recitava in parte di ape, con alucce, antenne e l'addome sporgente a fasce orizzontali nere e oro).
'Baby Mama' è quindi un film spiritoso, divertente, irriverente, scelto da distribuire nella stagione morta italiana per sfiducia nell'ironia o per paura della sovversione: la commedia si occupa di temi altrimenti intoccabili quali la gravidanza, la maternità, l'adozione.
Una donna in carriera non tanto giovane, senza marito né compagno, (Tina Fey) desidera avere un figlio ma non può; decide allora di ricorrere a un utero in affitto. L'organizzatrice e tenutaria di un'agenzia del ramo (Sigourney Weaver, che a dispetto della sua androgina durezza riesce benissimo a ridere e far ridere) le assegna una giovane madre surrogata (Amy Phoeler): povera, ignorante, ribelle, villana, priva di ogni ambizione. Esattamente l'opposto della protagonista, che per meglio tenerla sotto controllo la ospita in casa propria. Prima del finale melenso e opportunistico succede di tutto, liti, sadismi, minacce, irrisioni: e non è detto che la povera non abbia quasi sempre il sopravvento.
Le due attrici, che hanno lavorato insieme alla televisione, sono state istruite alla tecnica dell'improvvisazione nel recitare, e la applicano con prontezza, con sicurezza: il personaggio più efficace è naturalmente la povera con tutti i suoi eccessi, ma l'armonia che esiste tra loro è perfetta quanto quella tra Stanlio e Ollio. Circola in tutto il film una gradevole aria di libertà, di nonconformismo. 'Baby Mama' non è il solo film satirico abbandonato ai calori estivi, è accaduto lo stesso a 'Sacro e profano' di Madonna, a 'I Love Radio Rock': le strade che la censura di mercato prende sono davvero infinite.
Lietta Tornabuoni