I quattro monologhi/episodi in scena al Parioli (Arrivederci e grazie,
fino al 4 novembre), scritti da Maurizio Costanzo ed Enrico Vaime, sembrano
fatti apposta per parlare di prototipi femminili da cui i maschi dovrebbero
tenersi alla larga. E non, come si potrebbe credere, per fornire un affresco
contemporaneo della femminilità frustrata da uomini insensibili
e/o piagnoni. Come dire che queste quattro donne - due interpretate da
Manuela Kustermann, due da Fanny Cadeo - non possono proprio lamentarsi
dei maschi: una cerca di eccitare il suo lui con biancheria intima improbabile
e frustino maneggiato con goffaggine (Cadeo, Arrivederci e grazie); una
ha amato farsi plasmare da Pigmalione e poi si accorge di aver perso
l'identità (Kustermann, Holden); una, mai troppo coinvolta in
faccende sentimentali per non soffrire, è una manager perfetta
ma inappagata (Cadeo, Sull'affetto e altri impicci); la quarta, - 45
anni "trattabili", la più riuscita perché usa
autoironia e tic credibili - va dallo psicanalista perché ha avuto
la visione di una Madonna che in realtà stava cercando un'altra
persona (Kustermann, La Madonna della Terrazza Martini).
Non c'è la pretesa di sollevare nuove questioni né particolari
riflessioni sulla coppia. La domanda - con risposte ancora indagabili
e contraddittorie - è (forse) se sia l'uomo o la donna ad avere
certi geni nel dna: fuga dalle responsabilità, scarsa disponibilità all'ascolto,
distanze non elaborate dai nidi genitoriali e poca comprensione delle
ansie altrui (da prestazione e non). Ai posteri l'ardua sentenza, non
ci resta che chinar la fronte all'unisex emotivo. La regia è di
Giancarlo Nanni.
Paola Polidoro