Aria del continente
di Nino Martoglio
Commedia in tre atti
Corriere della
Sera, 28 novembre 1915
L’aria del continente è una commedia festosa, spontanea,
piena di lucenti colori, di improvvisate comiche, di sorprese ingegnose,
ricca di parole, di atteggiamenti, di movimento, talora un po’ abbondante,
nella quale l’arguzia si mescola alla giocondità, scende
talora fino alla buffoneria, si rialza per diventare osservazione
umoristica; una commedia, insomma nella quale un ingegno generoso
e dissipatore si profonde copiosamente senza troppi scrupoli di scelta,
ma con sanità e con gioventù.
Don Cola Dusciu, un benestante siciliano, un giorno lascia la piccola città dove
vive, per andare a Roma, a farsi operare d’appendicite. Roma gli dà alla
testa; la vita del continente lo trasforma. Egli torna al suo paese tutto orgoglioso
del viaggio che ha fatto, pieno di disdegno per i semplici costumi della sua
terra, e d’ammirazione enfatica per quella specie di esotismo elegante,
che rappresentano per lui le abitudini disinvolte e spregiudicate della capitale.
Porta con sé una donnetta brillante che ha raccolto in una pensione di
Roma. Si può immaginare lo scandalo che suscita tra i parenti e tra i
concittadini. Ma egli tiene testa con ostentazione al rumore della gente, ai
commenti, alle strida. “Gente rozza che non sa niente”, dice scrollando
il capo. E fa l’analisi dei pregiudizi delle piccole province siciliane.
C’è tanfo di vecchio! C’è angustia di pensieri. Egli,
dal canto suo, si proclama libero da tutte queste miserie. Per esempio: com’è ridicola
quella gelosia isolana che tiene chiusa la donna in casa, lontana dagli sguardi
degli uomini! Bisogna lasciarla circolare, lasciarla vivere, lasciarla evolvere.
Gli amici si burlano di lui; ed egli, per puntiglio, per farsi giudicare uomo
di spirito, lascia che tutti corteggino la sua amante, anzi li spinge a farlo.
Ma, dentro di lui, l’istinto di razza, la sensibilità tradizionale,
mordono acerbamente. Nel suo riso disinvolto si soffoca una smorfia convulsa.
Va a finire che quella donna continentale lo tradisce con suo cognato e con suo
nipote; va a finire che egli scopre persino che essa è siciliana. Ciò lo
manda fuori dei gangheri. Perché egli può sopportare con qualche
cinismo che una continentale vera inganni lui continentale onorario; ma se invece
le fusa torte gli vengono fatte da una siciliana, egli si sente costretto a sdegnarsi,
a bollire, a strepitar propositi di vendetta, sicilianamente. Alla fine, però,
si limita a scacciar l’infedele e a riprendere le sue gustose e comode
abitudini provinciali.
Questa non è che la trama della commedia: la quale, in fondo, è un
largo scenario, entro il quale si moltiplicano i più bizzarri episodi,
con una fertilità scapigliata e con una immaginazione sfrenata.
Il tema non è dunque nuovo. Moglie e buoi dei paesi tuoi, diceva
con toscana amenità il povero Gherardi del Testa. E quante commedie non
si son scritte per mettere in ridicolo la smania che certuni hanno di uscire
dalla loro classe, dal ritmo della loro esistenza tradizionale per la vanità di
parere dappiù di quello che sono! Il fenomeno, che coincide con la formazione
e l’ascensione della borghesia, interessò sempre i commediografi;
dal Molière al Goldoni, dal Goldoni all’Augiere dall’Augier
ai più recenti commediografi. Ma la commedia del Martoglio ha più blande
intenzioni di satira, e non ha pretese di critica sociale. Cerca un motivo di
allegria e s’accontenta di quello. Disegna un personaggio, non per dare
un esempio, ma per il gusto di tratteggiare una mascheretta ridanciana. Perciò continua
a rinnovarlo talora con maggiore ingegnosità che con precisa verità,
talora con tratti più caricaturali che intensamente espressivi.
Vero è che neanche il tipo di Don Cola Dusciu non è nuovissimo.
L’uomo che ha viaggiato e che dai suoi viaggi ha recato in patria
una spregiudicatezza che se la piglia sopra tutto con la morale timida
e un po’ bigotta del suo paese, appare già nell’antico
teatro. Uno degli esempi più tipici si trova in The wild
goose chase di Fletcher, dove un francese torna dall’Italia
magnifica e carnale del diciassettesimo secolo, e schernisce brutalmente
la pudicizia delle donne di casa sua. Un altro tipetto che, per certi
riguardi, assomiglia a Don Cola, si incontra nella Pamela di
Goldoni. Il personaggio è vecchio come il mondo; ma il Martoglio
l’ha tuffato entro la vita siciliana, e l’ha rinnovato
dandogli caratteri regionali molto rilevati. Come ho già accennato,
egli non ne fa un tipo comico, ma un tipo buffo, ciò che gli
dà più pronta e più facile la conquista del pubblico,
e, d’altra parte, offre ad Angelo Musco le più cospicue
opportunità di mostrare tutte le inesauribili risorse della
sua comicità. |