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Prova di spia (A)
A Prova di spiadi Ethan e Joel Coen
con Brad Pitt, George Clooney, Frances McDormand, Tilda Swinton, John Malkovich (Usa, 2008)
 
Corriere della Sera, 26 settembre 2008

Clooney e Pitt irresistibili idioti

L'America non è un Paese per vecchi, ma per vanagloriosi, idioti, superficiali, falsi valori. Nel nuovo irresistibile, divertentissimo e cattivissimo film dei Coen, che si prenota, se c'è giustizia, almeno cinque Oscar, il licenziamento di un agente della Cia mette in moto un meccanismo ad alto tasso di humour nero in cui tutti tradiscono tutti e l'agente capo dichiara alla fine la sua impotenza a capire. Satira perfida ma con momenti di assoluta ilarità quando si fa la parodia della spy story col tentato ricatto, i diplomatici russi da guerra fredda (torna di moda?) e l'incastro perfetto di gag, dialoghi, situazioni, con attori straordinari che ricordano i massimi risultati della commedia americana di Capra, Sturges, La Cava: e tutto per una liposuzione! Un cast stellare, con un Malkovich magnifico, il trio Clooney-McDormand-Swinton che fa faville, ma la sorpresa è Brad Pitt, scemo super.

VOTO: 9

Maurizio Porro

 
L'Unità, 18 settembre 2008

Non è un paese per sani

L'impiegata di una palestra arrivata alla mezza età non ci tiene a rimarcare certe eredità familiari: «Mamma aveva un culo che ci poteva trainare un autobus». Progetta quattro operazioni di chirurgia estetica, compresa quella per cancellare il segno del vaccino sul braccio (quest'ultima, ovvio, su consiglio del medico). I soldi sono un problema. Un collega cotonato e tontolone le presenta un dischetto di memorie di un agente Cia (appena licenziato) che qualcuno ha trovato negli spogliatoi. Loro non sanno che non vale niente, tentano di ricattarlo per denaro, poi arrivano fino all'ambasciata russa. Ancora i russi? Si stupiscono persino alla Cia, che si interessa del caso senza capirci nulla fino alla fine («Cosa abbiamo imparato? Che non dobbiamo ripetere gli stessi errori. Ma quali?» si chiede JK Simmons). Per una sceneggiatura scritta quattro cinque anni fa doveva essere una mossa improbabile e curiosa che i nostri scomodassero ex nemici dell'ex cortina di ferro. Oggi è un altro discorso. Intanto la moglie dell'agente Cia se la fa con uno sceriffo, sposato, che ha la passione per il bricolage erotico. E frequenta i siti internet per cuori disoccupati. Anche l'impiegata della palestra. Il cerchio si chiude. O meglio la confusione è grande sotto questo cielo e si salvi chi può dalla deflagrazione finale.

Per scatenare questa carambola di eventi e mandare poi tutte le palle in buca ci voleva grande polso nella scrittura, cinismo e sana cattiveria nello sguardo per fotografare vizi e paranoie nazionali (fitness e bellezza fisica, i soldi, l'occhio che spia e ci controlla, il "potere" delle informazioni) e una insana passione per gli idioti patentati. In pratica Joel e Ethan Coen, qualche recentissimo Oscar sul caminetto per lo spietato e fumettistico western contemporaneo Non è un paese per vecchi e una virata delle loro per ammiccare in modo ridicolo al genere spy story in questo Burn after reading. Scritto prodotto girato e montato come sempre a quattro mani e recitato pure in famiglia, con la moglie di Ethan, Francis McDormand, da sempre con loro, broncio strepitoso quando piagnucola: «Sto riprogettando la mia figura!». Ipercinetico e ricco di incastri, il film trabocca di particolari grotteschi: Brad Pitt tonto, sportivo e salutista non beve acqua del rubinetto «della palude del Michigan», George Clooney completa con i due registi la trilogia degli idioti, Tilda Swinton la fedigrafa, fila di perle anche a letto con l'amante, decide di lasciare il marito John Malkovich con manifesto disgusto quando lo ritrova per l'ennesima volta sbronzo e addormentato sul divano, in vestaglia e con il segno dei calzini ancora visibile.

Pasquale Colizzi

 
Il Manifesto, 19 settembre 2008

Gli agenti della Cia, Colin Powel e altre catastrofi

George Clooney è il solista di un ottetto per violini (Tilda Swinton, Frances McDormand, Elizabeth Marvel) e fiati (John Malkovich, Brad Pitt, Richard Jenkins e J.K.Simmons) orchestrato tra demenzialità e stonature punk da Joel e Ethan Coen. Burn after reading - A prova di spia , commedia grottesca, prende le viscere americane e le contorce. «Brucialo dopo averlo letto», già dal titolo, si annuncia come uno scherzo sul tema dello scontro piccolo-grande, uomo-donna, Cia-Kgb. Anche se appare un po' sfocato oggi un film che ironizza molto sulla riesumazione del conflitto bipolare, e se non di guerra fredda, parte 2, parla del Big Chill , il «grande freddo» che avvolge gli anti eroi dello psico-intrigo, piuttosto aggrovigliato e, come nei noir riusciti, non sempre sotto controllo logico. È solo, e rischia di andare fuori i testa, Osborne Cox (Malkovich), agente Cia chiamato dalla sua Georgetown (Maryland) al quartier generale di Arlington, Virginia, e licenziato per alcoolismo, intanto tradito dalla moglie, e spesso dall'ascia facile. Vuole raccontare per vendetta le sue memorie esplosive, ma il livello di pericolo, per ciò che conosce, è basso...È sola e se ne compiace sua moglie (Tilda Swinton), ma rischia di andare da un avvocato, perché trama per divorziare - sua sola preoccupazione i soldi e non si fida dei suoi amanti, come Harry Pfaffer quel drogato di sesso, sposato - ma la moglie ha un'amante balestrato - sceriffo federale dal grilletto non facile (Clooney), e che rischia di andare in tilt perché i suoi tre hobbies vanno in corto circuito: il footing, il bricolage autoerotico e l'abbonamento on line a «staiconme.com», per cambiare donne e biancheria intima in sincronia perfetta. Sono soli quelli di Cia e Kgb, senza nemici, anzi ormai piuttosto confusi tra di loro. È sola «dentro», e si rivolge sia a «staiconme.com» che «al nemico ex rosso dell'ambasciata russa», Linda Lizke (McDormand), l'unica dotata di umorismo, casa a Washington (ma Internet mette in comunicazione tutti con tutti, perfino Linda con Harry) e un'invadente «coppia» che la opprime perennemente: la ciccia e le rughe. Però l'assicurazione sanitaria non le paga la chirurgia estetica d'obbligo e lei, spalleggiata da Chad (Pitt) e Ted (Jenkins), amici di palestra, diventa una dinamite vagante una volta messe le mani su un dischetto compromettente, un cd dal contenuto spionistico succulento, che equivale a una miniera d'oro... Lo stato interiore dell'America, marcio come i suoi moventi oscuri e i suoi obiettivi misteriosi, viene esibito con una ferocia accentuata da tasso satirico talmente elevato che gli attori e le attrici (con ruoli maligni più incisivi) si divertono troppo. E ridono, amari, prima ancora di mettere a segno la battuta, il colpo di reni o di pistola fulminante, come in un dramma dell'assurdo di Ionesco. J.K. Simmons, nel ruolo del capo della Cia cui viene consegnato il misterioso e inspiegabile «caso Osborne Cox» (tre cadaveri, un arresto, pedinamenti, il coinvolgimento dei putinani...) completa con il suo personaggio (caricatura di Colin Powell) l'ultimo capitolo sui caratteristi che hanno fatto la storia (minore) di Hollywood.

Roberto Silvestri

 
Panorama, n. 39 2008

Spy story tutta da ridere

Ci sono film che sprizzano intelligenza da tutti i fotogrammi, brio e arguzia da ogni dialogo, cattiveria e ironia disegnate con istrionismo da attori in gara di bravura. Il film dei fratelli Coen è così smart e intelligente che ti sembra esagerato, e sospetti che i due autori siano così presi dal gioco da perdere di vista qualche decisiva giuntura della storia. Ma le star ce la mettono tutta, da George Clooney al sorprendente Brad Pitt in veste di idiota (e in corsa smaccata per l'Oscar), fino alle strepitose Frances McDormand e Tilda Swinton.
Trama a cubo di Rubik: l'anzianotta Frances, impiegata in una palestra, cerca uomini su internet e ha bisogno di soldi per molti interventi di chirurgia plastica. Con Brad Pitt, stolido compagno di lavoro, entra in possesso dei dati segreti dell'ex agente Cia (John Malkovich) la cui moglie (Tilda Swinton) ha per amante proprio il federale Clooney che a sua volta risponde all'annuncio di Frances su internet. Tutti spasmodicamente coinvolti in una vicenda che intreccia humour e gusto noir, tocchi di irriverenza hard e molta idiozia voluta. Divertimento in sala e forse anche sul set, ma il meccanismo si fa troppo sentire e, chissà perché, ci si scorda tutto un attimo dopo la parola fine. Prendiamola come una vacanza, intelligente, dei meravigliosi Coen.

Piera Detassis

 
L'Espresso, 11 settembre 2008

Brad fa il cretino

'A prova di spia' è una pellicola molo divertente. Ascoltando le battute si scopre che il film è una parodia del mondo attuale

Un film divertente come 'A prova di spia' non si vedeva da un pezzo: è una commedia confusa, ridicola e tragica come il mondo contemporaneo, dove soldi, fitness, sesso on line sono cose essenziali, una celebrazione della rivincita dei cretini.

Frances McDormand (moglie di Joel Coen), dirigente d'una palestra elegante, desidera sottoporsi a diversi interventi di chirurgia estetica (sedere, petto, braccia, occhi) e per pagarli offre all'ambasciata russa ciò che immagina essere piani segreti americani e sono invece memorie smarrite di un analista della Cia licenziato per alcolismo, John Malkovich. George Clooney è un donnaiolo ottimista e sportivo, molto simpatico, disprezzato dalla moglie medico Tilda Swinton. Brad Pitt è un giovane fisioterapista della palestra, ardito e stupido, sempre intento a bere Gatorade, a trafficare con l'iPod, ad aggiustarsi il rigido ciuffo di capelli. I dirigenti della Cia sono burocrati pericolosi: non sanno risolvere alcun problema, fanno uccidere le persone-problema oppure scaricano il problema sui sottoposti, comunque odiano il problema capace di turbare la loro catatonica tranquillità.

Appena qualche battuta ("È un casino", "Tu rappresenti l'idiozia dell'oggi") ricorda che si tratta d'una parodia del mondo attuale. Il film divertente e tragico (quanto 'Barton Fink' o 'Fargo'), è montato velocemente e bene dagli stessi fratelli Coen, sotto lo pseudonimo Roderick Jaynes; è perfetto l'equilibrio che evita agli autori di scivolare in uno scetticismo etico grossolano e sciocco; tutti gli attori non potrebbero essere più bravi, ma Brad Pitt ha il personaggio migliore: il più cretino.

Lietta Tornabuoni

 
Corriere della Sera, 19 settembre 2008

Coen, lezione di humour

Se si considera che il mondo moderno ha sopportato i disastri del nazifascismo, l' Olocausto, la bomba atomica e i gulag staliniani, non possiamo certo dire di star attraversando il momento peggiore della storia contemporanea: ma il più stupido, sì. E suona proprio così il desolato messaggio che spunta tra le matte risate di Burn After Reading - A prova di spia dei fratelli Joel e Ethan Coen. Anche se loro parlano degli Usa è come se parlassero di noi. L' intero occidente vive in una società, di cui lo schermo si offre qui come specchio, dove regnano l' individualismo, l' ignoranza, il populismo d' affari, la smania di arricchirsi, la cancellazione inconsapevole o meno di ogni principio e delle conseguenti norme di comportamento. Brutalmente licenziato per alcolismo dalla Cia, l' analista Osborne Cox (John Malkovich) si sfoga scrivendo le sue memorie, ma perde il computer disc in palestra. Lo ritrovano l' impiegata Liza (Frances McDormand), che sogna di sottoporre il suo corpo sgraziato a ogni tipo di intervento migliorativo, in compagnia dell' allenatore Chad (Brad Pitt), zuzzurellone e inconsistente. Insieme i due tentano ingenuamente di vendere i segreti di Cox ai russi, ma si capisce subito che non andranno lontano; e dei guai in cui sta incappando Liza è sempre più preoccupato il maturo boss del «gym», Ted (Richard Jenkins), innamorato di lei. Un flirt con la stessa donna lo imbastisce anche il vagheggino Harry (George Clooney), un agente federale amante di Katie moglie di Cox (un' arcigna Tilda Swinton), sposato tuttavia con una scrittrice di libri per bambini (Elizabeth Marvel) che sembra l' unica persona normale del branco. Su ciò che succede riflettono, con la pretesa di gestire la situazione e senza peraltro capirci niente, due alti papaveri della Cia (impietosamente raffigurati nella loro improntitudine da David Rasche e J.K. Simmons) definiti da David Ansen su Newsweek «la parodia del coro greco». In precipitosa discesa sul piano inclinato della scemenza universale ci attende una conclusione in cui non resterà che fare il conto dei morti ammazzati. Sono d' accordo con Ansen, che ben lontano dai giudizi «mixed» di buona parte dei suoi colleghi critici si compromette confessando che di un film in genere considerato minore ha assaporato ogni minuto. Basterebbe a farne un piccolo classico la miracolosa perfezione della fattura, che riesce a tirare i molteplici fili del racconto sottolineando la fatalità del loro intrecciarsi fino a diventare dei nodi scorsoi. Questo saggio impeccabile di arte della commedia non starebbe comunque in piedi senza la partecipazione di attori addestrati a un tipo di gioco lieve e arrischiato, che dalla farsa arriva a sfiorare la tragedia. Impossibile dare la palma a questo o a quell' interprete, ma la sorpresa è soprattutto la coraggiosa spregiudicatezza del divo Brad Pitt nell' affrontare un personaggio di imbecillotto. E' d' obbligo tuttavia osservare che nella composizione del folto cast non c' è una figura che risulti scialba o indifferente, come nei leggendari incunaboli di Frank Capra. Vedi, cito un esempio per tutti, l' avvocato divorzista incarnato da J.R. Horne, un mostro di ipocrita ambiguità. Se vogliamo cogliere le motivazioni profonde di A prova di spia, niente di più perspicuo che citare i fin troppo frequentati versi del Tasso: «Così all' egro fanciul porgiamo aspersi - di soave licor gli orli del vaso - succhi amari ingannato intanto ei beve - e dall' inganno suo vita riceve». A conferma che la commedia lascia lo spettatore con l' amaro in bocca, più che mai sconfortato sul presente e con scarse speranze per l' avvenire.

Tullio Kezich

 
Il Mattino, 20 settembre 2008

Il girotondo degli stupidi

Con «Burn After Reading - A prova di spia» che ha aperto fuori concorso l'ultima Mostra di Venezia, Ethan e Joel Coen, reduci dalla sanguinaria ballata «Non è un paese per vecchi», si concedono un'altra di quelle tipiche commedie che procedono sul filo della satira di costume, abbozzano un vago giudizio politico, si spingono alle soglie del noir e infine si frantumano nei giochi d'artificio di un grottesco fine a se stesso. Tornando al genere in fondo preferito, gli abili e furbi fratelli puntano forte sul cruciale disegno dei caratteri e lo affidano a un gruppo di divi che fanno gli attori e attori che fanno i divi, con il risultato di conferire all'insieme più smalto di quanto in realtà posseggano soggetto, sceneggiatura e svolgimento. Se dovessimo sintetizzare in uno slogan le caratteristiche di «Burn After Reading», dovremmo infatti ricorrere a titoli da comica finale del tipo «Brad Pitt palestrato senza cervello», «George Clooney cialtrone fedifrago» o «John Malkovich agente segreto nevrastenico». Si sarà capito che il meccanismo del film è volutamente pretestuoso: l'analista della Cia licenziato Ozzie si mette a scrivere le proprie memorie; quest'ultime finiscono in un dischetto, poi dimenticato dalla moglie Katie nello spogliatoio di un Centro Fitness; i due sfigati impiegati Linda e Chad si convincono di potere ricavare un bel gruzzolo dallo scottante documento, addirittura offrendolo all'Ambasciata russa; ma le cose si complicano per l'entrata in scena di Harry, amante fisso di Katie e occasionalmente anche di Linda... Qualora ci si alzi dalla poltrona col sorriso sulle labbra è proprio perché gli sproloqui alcolisti di Malkovich, i saltelli al Gatorade di un Pitt dalla capigliatura impossibile e le assurde invenzioni del super-fatuo Clooney (con il sostegno di Frances McDormand, Bovary dei sobborghi con la fissa della chirurgia estetica, e Tilda Swinton, algida iena borghese) costruiscono un film nel film, in cui lo sketch predomina e la battuta è regina. In questo nostro mondo di idioti, squinternati e dilettanti, per l'occasione localizzato a Washington (altro che complotti interplanetari, altro che Grandi Vecchi onniscienti), è normale che i personaggi diano vita a un girotondo di trappole, strategie, agguati e pedinamenti sbagliando, inciampando, pasticciando sino all'inverosimile. Alla resa dei conti un film di allegro quanto moderato intrattenimento, in cui il gusto del dettaglio - look, movenze, ambienti, musiche - è più importante del resto.

Valerio Caprara

 
Il Messaggero, 19 settembre 2008

Con i fratelli Coen
l'idiozia diventa arte

I film dei Coen si dividono grossomodo in due gruppi: quelli popolati da fragorosi imbecilli, e gli altri (pochi: Barton Fink, Crocevia della morte, Non è un paese per vecchi, etc.). Anche i titoli dedicati al legno storto dell'umanità però si dividono in due rami: quelli in cui i Coen amano malgrado tutto i loro personaggi (Il grande Lebowski, capolavoro) e quelli in cui li guardano da lontano, se non dall'alto.
Burn After Reading potrebbe rientrare nel secondo gruppo, ma le cose non sono così semplici e questo ne fa un film minore ma molto interessante. Perché dovremmo interessarci all'incredibile viluppo di tradimenti, dabbenaggini, paranoie, vizi non sempre segreti, volgarità generiche, che riunisce in un sanguinoso crescendo di equivoci, ricatti e delitti un assortito gruppetto di teste di cavolo ambosessi?
Naturalmente la metafora politica è dietro l'angolo: tutto avviene a due passi dalla sede centrale della Cia e sotto lo sguardo comicamente miope dei suoi agenti (al boss, nel finale, la battuta migliore del film). Ma i Coen non sono così banali. Quell'incipit "cosmico" che parte dall'alto dei cieli per precipitarci fra le miserie quotidiane di un'America piccola piccola, dà una dimensione quasi metafisica a questo catalogo di sventure derisorie e tavolta letali.
I moventi dei personaggi del resto sono i soliti: rapacità, egoismo, lussuria, vanità. Frances McDormand sogna di rifarsi tutta, naso-tette-glutei etc, magari facendosi rimborsare le spese mediche, e intanto draga partner sul web. Tilda Swinton pianta su due piedi il coniuge in difficoltà (l'ex-agente Cia John Malkovich), frugando per giunta nel suo computer in cerca di segreti finanziari. George Clooney rimorchia qualsiasi femmina gli passi a tiro e nel tempo libero costruisce anche un'esilarante "sex machine" nello scantinato pur di non pensare alla propria crisi coniugale. Mentre Brad Pitt, ciuffo cotonato e sorriso ebete, è il damerino palestrato che tenta di ricattare Malkovich con goffaggine abissale.
In tanta macchinosa idiozia (tutto parte da un dischetto che scotta) viene coinvolto perfino un povero diavolo dotato di sentimenti se non di buon senso (il povero Richard Jenkins, invaghito della McDormand e un poco sacrificato dal film). Ma non sono certo i sentimenti a poter riscattare il micidiale mix di sopraffazione e banalità all'opera in Burn After Reading. Così come lo scintillio dei dialoghi, l'ironia delle situazioni, i molti pezzi di bravura non riscattano del tutto un film che lascerebbe davvero il segno se interpretato da sconosciuti, mentre così a tratti rischia l'effetto galleria di divi in vena di virtuosismi.
Finché i Coen si fabbricavano le proprie star (la McDormand, John Goodman, William Macy), l'umanità dei personaggi sopravviveva per così dire all'ironia del Fato. Qui si sentono un po' troppo i fili dietro i burattini. Per questo si esce esilarati ma un poco perplessi.

Fabio Ferzetti

 
Il Giornale, 19 settembre 2008

Pitt e Clooney spie fatte in casa

Mentre una spia licenziata (John Malkovich) scrive le memorie, la moglie (Tilda Swinton) lo tradisce con un funzionario del Tesoro (George Clooney), raccogliendo prove per lucrare sul divorzio, ma le riversa sul dischetto delle memorie del marito. La segretaria dell'avvocato, che si occupa del divorzio, mette - ma perché? - il dischetto nella sacca della palestra e lì lo smarrisce. Un'impiegata della palestra (Frances McDormand), complice un istruttore (Brad Pitt), ricatta la spia per pagarsi interventi estetici. Ma anche la moglie del funzionario (Elizabeth Marvel) lo tradisce e vuol lucrare sul divorzio. Gara in dabbenaggine fra personaggi che hanno mansioni talora decisive, Burn After Reading - A prova di spia di Joel e Ethan Coen è la versione comica e urbana del loro film migliore, il rurale Fargo, ora in dvd. Siamo infatti a Washington, fra personaggi di varie confessioni cristiane e vari gradi di idiozia, inaffidabili al punto di tradire chi il/la consorte, chi la patria.
A differenza dei loro personaggi, i Coen sono intelligenti; e colti. Dunque si può immaginare che il loro corrosivo quadretto della capitale debba qualcosa a quello di un'altra capitale, Vienna, nel Crepuscolo di un mondo di Franz Werfel. Aver scelto come interpreti Clooney e Pitt, icone del sogno americano, enfatizza che Burn After Reading ha ambizioni di simbolicità, ma è talmente ripetitivo e inverosimile che l'attenzione si sfarina coi minuti. Però, uscendo in cinquecento copie, incasserà da solo più che tutti i film, messi insieme, della scadente Mostra di Venezia che aveva inaugurato.

Maurizio Cabona

 
La Stampa, 19 settembre 2008

Quelle spie un po' tonte

Burn After Reading («dopo averlo letto brucialo»): per gli agenti segreti è l'ABC del mestiere, una volta visionato un documento mai lasciarne traccia. Tuttavia il titolo, l'ambientazione nella capitale della politica Usa Washington e la professione di due dei protagonisti, l'analista della Cia John Malkovich e il federale George Clooney, non devono trarre in inganno: pur ammiccando scherzosamente allo spionistico, i Coen firmano una loro tipica commedia nera e una delle migliori. In un certo modo simile a Fargo, salvo che lì c'era almeno un personaggio positivo, la poliziotta Margo; mentre qui abbiamo una serie di variazioni intorno al tema dell'umana avidità e idiozia che sul momento provocano la risata e poi ingenerano l'allarme. Non c'è dubbio che il piccolo campionario selezionato dai fratelli terribili è emblematico dello spirito di un'epoca centrata sulla cultura del fisico, del denaro e del sesso.

Tipetto buoni studi e alta società, Malkovich medita di vendicarsi scrivendo un libro di memorie, dopo che alla Cia lo hanno rimosso dal suo incarico accusandolo di essere (e lo è) alcolista; e non sa che l'infida moglie Tilda Swinton, amante di Clooney, manovra alle sue spalle per divorziare. Per la verità il paranoico George, convinto di essere pedinato da oscuri mandanti, non è altrettanto intenzionato a rompere il suo matrimonio, anche perché ama gli incontri al buio. È così che incrocia la matura Frances McDormand, impiegata di palestra dedita al sesso on line, che agogna a migliorare il suo aspetto con la chirurgia plastica. Un inatteso aiuto a trovare i soldi necessari le viene dallo sciocco istruttore di fitness Brad Pitt, il quale avendo trovato un cd delle memorie di Malkovich crede di poterlo ricattare.

Come, nell'intrecciarsi di iniziative scriteriate, la commedia scivoli sul crinale di una tragedia grottesca è il divertimento assicurato da una sceneggiatura da Oscar; e da un gruppo di divi, in testa un Pitt comicissimo tontolone, che danno vita ai loro disastrati personaggi con tale umorismo e bravura da conquistare tutta la nostra simpatia e comprensione: in fondo, vuoi vedere che quegli stupidi siamo noi?

Alessandra Levantesi

© Sipario 2011