Perfetto «cicciobomba» per il bravissimo Cara
Seduto, fermo al centro di un nero cubo-gabbia il cui
fondo è una sorta di scolatoio quasi fosse un tavolo
anatomico, reso enorme da un costume informe che lo avviluppa
in inquietanti volute, Ruggero Cara è il protagonista
dell' atto unico di Massimo Sgorbani «Angelo della
gravità», la scena e il costume sono di Elisabetta
Gabbioneta. Partendo da un fatto di cronaca, un detenuto
statunitense obeso al punto di doversi sottoporre ad una
dieta per poter essere ucciso mediante impiccagione, l'
autore traccia uno straziante ritratto di adolescente,
ragazzo infelice e malato, nel cui animo delirio mistico,
scoperta del sesso, onanismo, senso di diversità si
mescolano tra orge di cibo e vomiti, in un sentire paranoide
che lo porterà al delitto, con l' innocenza e il
candore con i quali ha vissuto. Con la regia di Benedetta
Frigerio, Ruggero Cara dà vita al suo sventurato «cicciobomba» che
oppone alla durezza di un mondo che non lo ama proprio
quella corazza di grasso che lo rende diverso agli occhi
impietosi della gente. È bravo, sottile e acuto
nel rendere le pulsioni che minano l' anima del suo personaggio
disperato e solo con una naturalezza che lo fa, nella sua
confusa inconsapevolezza, spietato e tenero: un essere
attanagliato dalla sua patologia in un dolore esistenziale
tragico e di sconvolgente, accesa verità. Teatro
Franco Parenti, fino al 30 maggio
Magda Poli