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Alcina

Alcinadi Georg Friedrich Händel in forma di concerto
Il complesso barocco
Alan Curtis, direttore
Joyce Di Donato, soprano (Alcina)
Laura Chierici, soprano (Morgana)
Sonia Prina, mezzosoprano (Bradamante)
Maite Beaumont, mezzo soprano (Ruggero)
Kobie van Rensburg, tenore (Oronte)
Vito Priante, baritono basso (Melisso)
Milano, Conservatorio, Sala Verdi, 26 settembre 2007

   
 
Corriere della sera, 28 settembre 2007
Joyce Di Donato, «Alcina» esuberante

Certo che i «filologi» sono gente curiosa. Prendiamo Alan Curtis, il maestro statunitense che mercoledì, in Conservatorio, ha diretto «Alcina» di Händel per il festival «MiTo» (nota pratica: se l' opera dura tre ore, sarebbe bene non iniziare alle nove e un quarto e indurre così due terzi degli spettatori ad andarsene dopo l' intervallo...). Conosciamo Curtis come artista rigoroso e händeliano fedelissimo fin dal suo indimenticabile «Ariodante» alla Piccola Scala nell' 82. Ma, ora più che allora, la sua interpretazione mette a nudo un contrasto. Il suo «Complesso barocco» scheggia uno Händel irrigidito, precipitoso nei tempi e secchissimo nel timbro; l' assenza di azione scenica e l' acustica della Sala Verdi certo non aiutano a rendere la sfuggente féerie di quest' opera, girandola di amori, magie e tradimenti (mentre un violoncello più intonato o corni che non prendano una nota sì e tre no, di solito giovano all' insieme). Al contrario, le voci in scena sono poi di tutt' altro stampo. Voci potenti, vibranti, appassionate. Scatenata è la furia di Sonia Prina, Bradamante, nello scolpire i ritmi travolgenti e i tremoli di «Vorrei vendicarmi» (che tanto ricorda «Al lampo dell' armi»). Ma chi non vanta i suoi mezzi, ed eccede, compromette qua e là l' intonazione: così Laura Chierici (Morgana), molto sforzata; o Maite Beaumont (Ruggierosic), che pure è la voce più amabile del cast, così sincera e nobile, nelle arie liriche come nell' irresistibile «Sta nell' ircana pietrosa tana». Svetta, in ogni senso, Joyce Di Donato (nella foto), Alcina giunonica e leonina, con il suo timbro tonante e un po' artificioso, anche dove si vorrebbe più malinconia: regale nell' agilità, nelle stranianti escursioni del Finale del II Atto («Vi cerco, e vi ascondete?»), regale nella pena dell' abbandono («Ah! mio cor! schernito sei»), ma così esuberante nello squillo e nel vibrato da non aver più nulla da spartire con l' orchestra di Curtis. E, forse proprio per questo, ancor più interessante da riascoltare, tra venti giorni, in recital alla Scala...

Gian Mario Benzing

     
 
© Sipario 2011