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Albakiara
Albakiaradi Stefano Salvati
con Davide Rossi, Raz Degan, Laura Gigante, Dario Bandiera (Italia, 2008)
 
Il Manifesto, 7 novembre 2008

Se la vita spericolata è un clip melenso tutto drogasessoerocknroll

Il titolo ammicca a Vasco Rossi però col «k» che fa più giovane. Peccato che del cantautore di notti vagabonde e «vite spericolate» ci sono solo le canzoni ridotte a motivetto per clipponi melensi e il figlio Davide Rossi, ma drogasessorock non sono come per lui piaceri esistenziali, servono piuttosto come pretesto per colpire i ragazzi fantasiosi e torturarli meglio. Capita spesso di vedere film brutti ma così brutti no. Eppure AlbaKiara, diretto da Stefano Salvati, ci si sono messi in tre a scriverlo (lo stesso Salvati, Ilaria Bernardini, Carlo Lucarelli), di certo i produttori speravano di conquistare il pubblico dei ragazzini che però ha disertato, e giustamente. Perché sprecare tempo a vedersi come nelle più orrende caricature generazionali formato Mtv (e la peggiore)? La protagonista (Laura Gigante) che si chiama Chiara, ha una madre isterica, una sorella pazza chiusa in stanza a disegnare gabbiani, è scatenata come tutte le ragazzine della sua classe e ama le «notti gangster»: discoteca, pasticchette, cocaina, pompini anche ai prof specie se servono a superare l'esame di inglese. Intanto è arrivata una nuova insegnate occhialuta e gelminiana, non parla una parola d'italiano (ma scrive con vecchia macchina da scrivere in italiano perfetto). Tra nottate e giochi vari, la storia d'amore con Nico (Rossi) il bel vj che tutte vogliono, siti con webcam porno, Chiara scopre nella cantina dello zio defunto (Haber) chili di cocaina rubata, con colpaccio organizzato dall'ispettore di polizia corrotto e spietato - Raz Degan. Per fare i soldi e venderla i ragazzi organizzano un super rave, bellissimo, ma attenzione, predica il film, chi si diverte deve morire. Infatti muoiono tutti per mano del narratore invisibile che tira i fili ristabilendo la Normalità. I tutori dell'Ordine (e del voto in condotta) saranno felici, e Bondi, che minaccia commissioni di censura darà a Salvati un sacco di soldi per il suo prossimo film. AlbaKiara infatti scivola pericolosamente in quel moralismo di basso profilo, strumentale e rozzo, che dilaga dai salotti di Vespa. Dire che tutto è fantasia, con finale posticcio è troppo facile. Resta la sostanza di un film fastidioso e pericoloso, roba da sceriffi della repressione.

Cristina Piccino

 
Il Mattino, 1 novembre 2008

Cattive ragazze tra sesso, droga e rock'n'roll

Stefano Salvati (una ventennale esperienza di videoclip alle spalle) prova a fare l'anti-Moccia e traspone sullo schermo il suo romanzo «Albakiara» ispirato alla famosa canzone di Vasco Rossi, per raccontare la deriva di una generazione. Qui non ci sono romantiche storie d'amore, girotondi sentimentali, corteggiamenti ma un gruppo di ragazze spregiudicate e ciniche guidate da Albakiara, nickname di Chiara, una problematica teenager che a scuola va avanti grazie a trucchi e copiature. La ragazza ha la passione per le serate trasgressive con le amiche e il suo fidanzato fa il dj e gestisce un sito porno. Poi c'è una goffa storia gialla di poliziotti imbranati e comici trafficanti. Distribuito da Mikado, una società che vanta la diffusione di importanti film di qualità, «Albakiara» è un film brutto e irritante con una volgare parata di belle ragazze (potenziali letterine e veline) che si esibiscono perfino in una gara di sesso orale, un'insopportabile finta trasgressione e una storia sconclusionata. Lasciamo perdere le parole d'ordine sullo «spaccato generazionale» e sulla «reazione degli adolescenti senza valori e punti di riferimento al degrado morale generale». Ci vuole ben altro (vedi un certo cinema francese contemporaneo) per parlare del disagio di una generazione con una miscela di sesso, droga e rock'n'roll.

Alberto Castellano

 
La Stampa, 24 ottobre 2008

Gioventù perduta. È l'anti-Moccia

La canzone di Vasco Rossi c'entra con il titolo soltanto perché il cantautore è produttore del film e padre del protagonista Davide Rossi: è una moda, sono già pronti Amore che vieni, amore che vai e Questo piccolo grande amore, titoli da canzoni di De André e di Baglioni. Questa è una storia d'amore maledetta raccontata con un mix di vari generi cinematografici, dalla commedia al thriller. Lei (Laura Gigante) è un'incolta vanesia, il fidanzato di lei vende immagini delle proprie performance sessuali, il bidello di scuola vende droghe anziché merendine, le scene di sesso sono spinte, la generazione dei protagonisti è apparentemente perduta e corrotta. Vantaggio deciso: il film è esattamente l'opposto di quelli con Vaporidis.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011