|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Agente Smart
- Casino totale
di
Peter Segal
con Steve Carell, Anne Hathaway, Alan Arkin, Dwayne "The Rock" Johnson
|
| |
Il Mattino, 12 luglio 2008
Spie allo sbaraglio in un luna park di gag
Lasciamo perdere
gli esperti, per i quali l'originale è sempre
e comunque superiore ai derivati. Lo spettatore che si troverà al
cospetto di «Agente Smart - Casino totale» non
ha infatti l'obbligo di conoscere a menadito la sitcom che
dal '65 al '70 mobilitò l'audience tv americana e regalò agli
autori Mel Brooks e Buck Henry una messe di premi e nomination
specializzati. Del resto l'idea di parodiare i kolossal degli
agenti segreti capeggiati dal mitico James Bond ha dato luogo
a una schiera di variazioni infinita, tra le quali giganteggiano
le imprese dei nostrani Franchi-Ingrassia e Lando Buzzanca.
Sull'attuale incarnazione, firmata Peter Segal, c'è poco
altro da dire se non che fa ridere a crepapelle: la sceneggiatura
non è certo un modello di buon gusto e compattezza,
ma proprio il folle luna park d'imitazioni e battute, gag e
sketch, virtuosismi da commedia sofisticata e caricature grossolane,
ricchi effetti digitali e citazioni a rovescio delle icone
e dei gadget popolari garantisce allo show la sua indiavolata
e, certo, demenziale vitalità. Steve Carell, che ha
il difficile compito d'immedesimarsi nel buon Maxwell, catapultato
dalla scrivania al festival mondiale del terrorismo, è bravissimo
per come regge gli assalti dell'idiozia generalizzata mantenendo
il suo aplomb vagamente sussiegoso e sottilmente inadeguato
e lavorando a dovere sulla mimica facciale; ma anche l'agente
99 che lo inizia sul campo vale il prezzo del biglietto, visto
che la stupenda rompiscatole Anne Hathaway non ha nulla del
masochismo ornamentale delle Bond-girl di un tempo.
Valerio Caprara
|
| |
Corriere della Sera, 11 luglio
2008
Spia imbranata, grandi risate
E' rimasta celebre la sortita
di Luigi Rognoni, direttore della Cineteca Italiana nell' immediato
dopoguerra, quando irritato dalle risate del pubblico alla
proiezione di un film di Chaplin sbottò: «Silenzio! Io ho visto quaranta
volte Il monello e non ho riso mai!». Cosa direbbe oggi
quel rigoroso quaresimalista, se fosse ancora fra noi, nell'
apprendere che per tutti i 110 minuti di Agente Smart casino
totale (scenda un pietoso velo sulla volgarità del titolo
italiano) un critico ha riso in continuazione? A dire la verità,
dopo essermi tanto divertito ho provato imbarazzo scorrendo
le principali recensioni Usa. Tutti lì a scrivere che
per carità, la versione cinematografica di Get Smart
non conserva il brio e tradisce lo stile della popolarissima
serie tv da cui deriva. Tutti? Non proprio. Il mio scriba di
fiducia, Roger Ebert del Chicago Sun-Time se l' è goduta
quanto me; e altrettanto soddisfatti sono i pareri su Internet
che definiscono il film un «instant classic». Ma
c' è di più: fra gli spettatori dell' anteprima
uno rideva più forte degli altri ed era proprio Mel
Brooks, inventore con Buck Henry delle avventure dell' Agente
86 nel lontano 1965. Badiamo alla data, soli tre anni dopo
l' apparizione di Agente 007 Licenza di uccidere che inaugurò il
filone di James Bond ancora lontano dall' essere esaurito.
Vale la pena di ricordare che il successo planetario della
spia Sean Connery suscitò da subito una miriade di imitazioni
e parodie. A queste ultime il cinema nostrano contribuì mobilitando
Franchi e Ingrassia, Lando Buzzanca ribattezzato James Tont
e Alberto Lupo promosso Agente 008, per non parlare di una
chicca del regista Alberto De Martino: O.K. Connery (1967)
per il quale si fece arrivare Neil, il fratello di Sean, circondandolo
di alcuni reduci bondiani fra i quali Adolfo Celi. Di grana
più pregevole la vena satirica di Brooks e Henry, che
inventarono un alter ego del protagonista, confusionario e
imbranato, nella persona dell' attore Don Adams, dandogli una
compagna, Barbara Feldon, chiamata Agente 99, i quali imperversarono
sugli schermi tv d' America per centinaia di puntate diventando
una coppia di culto. Si capisce il rischio che ha corso il
regista Peter Segal azzardandosi a proporre nuove facce sostitutive
di cotanti idoli. Ma sulla felicissima scelta dei protagonisti
anche i critici più negativi sembrano attenuare i giudizi:
Steve Carell e Anne Hathaway funzionano come viola e violino,
alternando situazioni drammatiche a virtuosismi verbali da
sophisticated comedy. Tutti e due giocano al ribasso affidandosi
al sapiente dosaggio di una microrecitazione totalmente immersa
e a tratti sommersa da un susseguirsi di effetti speciali.
In questo senso il sullodato Ebert ha scritto che il film è stato
girato con la fantasia e i mezzi di un vero 007 e può farne
le veci nell' anno in cui Bond è latitante. Lo confermano
gli interpreti di contorno, tutti di classe, da Alan Arkin
capo dell' agenzia segreta Control all' arcinemico Terence
Stamp che minaccia di far saltare il mondo e a Dwayne Johnson
incarnante l' atletico Agente 23. E poi c' è un cameo
memorabile di James Caan, che si esibisce in una raffinata
caricatura di Bush. Siamo nel supermoderno Walt Disney Concert
Hall di Los Angeles, dove il Presidente si assopisce durante
l' esecuzione della Nona Sinfonia e la bomba fatale sta per
scoppiare, ma prima siamo rimbalzati in varie parti del mondo
fra cui l' attuale Mosca miracolosamente ricreata al computer
e sintetizzata in una battuta memorabile: «Qui dalla
caduta del muro ce l' hanno tutti una Ferrari». Consapevoli
che l' occhio vuole la sua parte, i produttori non hanno guardato
a spese (si parla di 80 milioni di dollari) ma il box-office
gli darà ragione.
Tullio Kezich
|
| |
Il Messaggero, 11 luglio
2008
"Agente Smart": a Mel Brooks, con amore
L'impacciato
ma sicuro di sé Maxwell Smart (Steve Carell),
nome in codice agente 86 dell'agenzia governativa Control (in
eterna lotta con gli odiati colleghi della Cia), passa dal
ruolo di statico analista (ascolta le conversazioni dei terroristi
scambiando chiacchiere sul cibo in piani di distruzione di
massa) all'azione scatenata quando deve sventare un piano per
uccidere il Presidente degli Stati Uniti. Lo aiuterà la
ben più ferrata agente 99 (Anne Hathaway), con la quale
Smart si troverà anche al centro di un improbabile triangolo
amoroso. La paura era tanta. Riproporre al cinema oggi la parodia
sopraffina di 007 della serie tv anni '60 Get Smart ideata
da due geni come Mel Brooks e Buck Henry (da noi passava negli
'80 e '90 su Telemontecarlo), poteva portare a un risultato
repellente. L'operazione è invece riuscita grazie a
un cast eccellente di attori che hanno capito come non rovinare
Get Smart. La credibilità prima del parossismo era la
legge di Brooks ed Henry. Il regista Peter Segal e i protagonisti
Carell e Hathaway l'hanno replicata quasi alla lettera. A parte
l'inevitabile scena scatologica (commedie Usa più fissate
delle nostre sull'argomento), Agente Smart segue un ritmo fedele
all'originale tv: azione, sentimento, gadget buffi (migliori:
la scarpa telefono e il Cono del silenzio, un sistema di comunicazione
ipersegreto che non funziona mai bene) e battuta finale. Carell
non fa rimpiangere Don Adams, la Hathaway è anche più deliziosa
di Barbara Feldon e Alan Arkin è magnifico nel ruolo
del Capo. Nei duetti con Carell i due si sfidano a chi è più laconicamente
folle. I fan esigenti della serie non moriranno di creapacuore.
Gli altri, forse, moriranno dalle risate.
|
|